Quando la chitarra diventa racconto: intervista a Claudio Cicolin, autore del libro “Della chitarra e del mistero”

Musica e mistero, un connubio interessante, che il chitarrista e docente di chitarra Claudio Cicolin ha riunito nel suo primo libro “Della chitarra e del mistero” (Dantone edizioni, 2026, pp- 168, euro 16,90), composto da cinque racconti oscuri. L’abbiamo letto e gustato a fondo (qui la recensione), e per andare più a fondo in questa oscurità musicale, abbiamo fatto qualche domanda all’autore.
Buongiorno Claudio, “Della chitarra e del mistero” è la tua prima opera narrativa, quanto tempo ci hai lavorato prima di pubblicarla?
La lavorazione è stata un po’ discontinua. Il primo racconto “The sound of silence”, risale a 5 o 6 anni fa. Ed è stato il prototipo da cui partire per dare vita agli altri. Quando poi ho capito che quello sarebbe stato il seme, ho iniziato a sviluppare il resto e ci sono voluti, globalmente, un paio di anni, seppur in modo discontinuo. Non potendo permettermi di fare lo scrittore sette giorni su sette, mi sono obbligato a ritagliarmi degli spazi di scrittura settimanale.
In riferimento al secondo racconto “La Bambola”, se fosse possibile nascere come strumento, che tipo di chitarra vorresti essere, o essere stato?
Bella domanda, probabilmente qualcosa di elegante, come una sontuosa semiacustica vintage con ponte Bigsby, per compensare a ciò che invece non sono in questa vita. Che poi vintage sono vintage, è la parte di eleganza che mi manca…
Nel terzo racconto hai creato un’ipotesi di futuro in cui la musica suonata non esiste più e l’umanità è controllata 24h su 24. Qual è il tuo pensiero sull’intelligenza artificiale e la sua continua espansione, anche in musica?
Seguo con grande interesse la crescita dell’AI. Da un lato mi appassiona moltissimo, trovo il tutto incredibilmente affascinante. Ma ho il sospetto che sia il fascino del macabro: onestamente non vedo come questa direzione che abbiamo preso possa non portare a conseguenze estreme.
Per quanto riguarda la musica, in questo momento mi sento confuso, non riesco ad immaginare come le cose si potranno assestare in futuro. Ci stiamo avvicinando a un punto in cui la musica creata con AI non è più distinguibile da quella umana. Alcuni dicono cose tipo “la musica umana ha un’anima, quella AI no”. Anche ammesso che questo sia vero, cosa conta se poi non siamo in grado di distinguerle e il pubblico sta iniziando ad appassionarsi e emozionarsi per opere create da macchine?
Su ispirazione al quinto racconto, esiste per te un particolare cimelio musicale che ti porterebbe a fare follie pur di averlo?
Parto come discreto collezionista di chitarre, ma col passare del tempo mi ritrovo ad essere sempre meno legato agli oggetti, quindi probabilmente al momento no, non ce ne sarebbe uno. A meno che per cimelio musicale non intendiamo qualcosa come una cena con Paul McCartney: in quel caso il salvadanaio è già praticamente in mille pezzi.
Hai in programma altre presentazioni dal vivo del libro?
Stiamo ragionando su un paio di ulteriori passaggi promozionali legati all’estate e poi al periodo natalizio. Nel momento in cui scrivo non ci sono eventi pianificati, ma non nego che mi piacerebbe molto poter parlare del libro in qualche location del centro-sud, che finora non abbiamo ancora toccato.
Stai pensando a un eventuale seguito?
Se parliamo di seguito come continuazione di questo libro di racconti la risposta è no, è un progetto auto-conclusivo. Se invece intendiamo più in generale, non nego che prima o poi mi piacerebbe cimentarmi sulla lunga distanza del romanzo, magari un thriller di qualche genere. Ma dovrebbe avere dei requisiti precisi, in particolare quello dell’originalità, non vorrei aggiungere un ennesimo libro sugli scaffali, uguale a tanti altri. Ho un file con un paio di appunti, per ora non c’è altro.
Quale libro hai sul comodino in questo momento?
In questo momento sto leggendo Olive Kitteridge, un libro che è stato incensato dalla critica. Ho letto un 10% e finora sto un po’ faticando a comprendere il perché di cotanta fama, ma forse è troppo presto, ad alcuni libri bisogna dare tempo, vedremo!
Roberta Usardi
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