Memoria, esodo e speranza: in viaggio con “Diaspora” raccontato dalla regista Caterina Filograno

Dal trauma del regime alla speranza di un nuovo inizio affidata alle immagini di una televisione captata con un’antenna rudimentale. Si muove tra le pieghe della grande storia e l’intimità di un legame familiare “Diaspora, dove finisce il cielo?”, l’intensa opera in prima nazionale firmata dalla drammaturgia di Fabio Pisano e diretta con profonda sensibilità dalla regista e attrice Caterina Filograno.
Coproduzione internazionale tra il Teatro Nazionale d’Albania e i Teatri di Bari – con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Tirana –, lo spettacolo porta in scena il secondo appuntamento della Stagione 2026–27 Partenze del Teatro Kismet.
In occasione del debutto – in scena sabato 7 novembre alle 21:00 e domenica 8 novembre alle 18:00 (seguito da un incontro con gli artisti nel foyer del Kismet LAB) – abbiamo incontrato Caterina Filograno per esplorare la genesi di questo rigoroso lavoro di ricerca sull’esodo albanese, sulla direzione degli attori, sulla capacità del suo fare teatro, di interrogare il nostro presente attraverso le ferite del passato.
Com’è nata l’idea di condurre la regia di questo spettacolo?
Questo spettacolo mi è stato commissionato dal Teatro Nazionale di Tirana in coproduzione con il Teatro Kismet di Bari con il sostegno dell’Istituto Italiano di Tirana. Il testo è scritto da Fabio Pisano, un autore napoletano. Al di là del lavoro sul testo, io avevo bisogno di rapportarmi con il mondo albanese, quindi ho fatto tantissime interviste, ho parlato con molta gente. Ne è nato uno spettacolo che gira intorno alla storia di Sose, una donna segnata dagli anni bui dell’internamento a Tepelena, e il disperato viaggio intrapreso insieme alla figlia Klodiana, fino alla drammatica traversata sulla nave Vlora nell’agosto del 1991. Un approdo, quello sulla banchina di Bari, che non segna una salvezza definitiva, ma svela la faglia dolorosa tra l’Italia sognata e la realtà dell’accoglienza. Ho cercato di portare in scena un’atmosfera che ricordasse il comunismo, lo spionaggio motivo per il quale ho lavorato molto con il voice over (voce fuori campo); circa metà spettacolo è stato realizzato con questa tecnica a cui sono particolarmente affezionata e che ritorna anche in altri miei spettacoli. A me interessa dissociare il mondo dell’immagine dal mondo della parola, quindi ci sono monologhi che scorrono come pensieri e flussi di coscienza dei protagonisti, e intanto situazioni che avvengono sul palco. Questo è stato, inoltre, un modo concreto per gestire gli attori poiché li ho diretti in inglese e loro recitano in albanese. Infatti lo spettacolo andrà in scena con i sovratitoli. Per me è stato un periodo molto bello quello passato a Tirana, un’esperienza di vita, la più forte vissuta finora. Mi sono trovata molto bene con gli attori, c’era una grande intesa e ho capito che il mio mondo è vicino al loro tipo di recitazione.
Com’è avvenuta la selezione degli attori? Si trattava di professionisti che già conoscevi?
C’è stata una call alla quale hanno risposto in tantissimi, circa 70, ho mandato dei video dei miei lavori affinché anche gli attori potessero scegliere me e la mia poetica, si trattava quindi di un provino a due. Ne ho scelti 4 da fuori e 3 dal nazionale. Mi sono trovata benissimo con tutti.
Cosa lo spettatore deve sapere prima di guardare e inziare questo viaggio con gli attori in Diaspora?
Secondo me l’Albania è un paese che o lo ami o lo odi, così come il suo popolo, non provi dei sentimenti intermedi o grigi, ed è tutto molto intenso. Questo è quello che ho provato, e ad oggi quando riguardo lo spettacolo penso che sia quello di cui sono molto soddisfatta tra quelli fatti finora. Ha saputo tirar fuori il lato più oscuro di me, io lavoro molto con l’ironia, che qui risuona tra l’ansia, l’angoscia e la sensazione di essere sempre seguiti e controllati.
Lavorare a uno spettacolo di tale spessore richiede una sintonia speciale: come ti sei rapportata con il resto del team creativo durante la costruzione di questo spettacolo?
Mi sono trovata benissimo con questo team creativo, ho avuto un aiuto regista Naiel Hoxha, estremamente competente e professionale. Abbiamo lavorato bene insieme, è molto attivo nel sociale e impegnato concretamente a livello di impegno civile e politico. Per il sound design mi sono rivolta alla compositrice e sound artist kosovara Rona Castrioti, molta attiva nel mondo kosovaro e londinese, e con la costumista Laedja Hajdari c’è subito stata una grande intesa, mi sono trovata benissimo con lei. Per la scenografia ho cercato di ricreare un deserto di sale dai contorni biblici, dove c’è un popolo che attraversa il deserto della speranza e diventa un elemento importante, una manna dal cielo fonte di nutrimento.
Guardando oltre le repliche di questo spettacolo, quali saranno i prossimi passi? Ci sono nuovi progetti teatrali?
Spero che questo spettacolo possa continuare a crescere e a non fermarsi a Bari come ultima tappa. Da qualche anno sto collaborando con un artista portoghese, e ora siamo in dialogo anche con l’Ungheria affinché possa diventare una produzione a tre paesi. Si tratta di uno spettacolo incentrato sulla figura di Ilona Anna Staller, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Cicciolina, dove quest’ultima ci impartisce lezioni di vita. Si tratta di uno spettacolo perfomativo che incrocia danza e installazioni, molto diverso da tutti i progetti che ho realizzato finora. Siamo in scena io e Raimundo Cosme. Si tratta di un’estetica molto folle, parla di cosa vuol dire essere un’icona, quanto il corpo può essere politico, e cosa rimane di un’icona a livello di memoria e eredità. Questo spettacolo debutterà nel 2027 ed è co-prodotto da Sardegna Teatro, dal Teatro Nazionale di Roma e da Oficina, una realtà portoghese che si occupa di teatro, danza contemporanea e movimento performativo, e con il Teatro Katona József di Budapest.
“Diaspora, dove finisce il cielo?” non è soltanto il racconto di un esodo passato, ma uno specchio impietoso e poetico rivolto al nostro presente. Ringraziamo Caterina Filograno per aver condiviso con noi la genesi di questa intensa creazione e ricordiamo che lo spettacolo sarà in scena sabato 7 novembre ore 21:00 e domenica 8 novembre ore 18:00, con l’appuntamento di approfondimento nel foyer insieme alla compagnia e al Kismet LAB al termine della replica domenicale.
Lucia Amoruso







