Il Giardino delle Esperidi Festival: tra visite guidate in natura e spettacoli di teatro, danza e musica

Sabato 4 luglio, al “Il Giardino delle Esperidi” festival, ho preso parte a due cammini e a due spettacoli. Come ogni anno, è possibile partecipare a delle visite guidate in natura. Questo è il caso di “Il sentiero delle acque” e “Il sentiero di Giano”. Mentre si cammina si ascolta una drammaturgia descrittiva (testi a tema, anche originali, e musica originale), una vera e propria esperienza immersiva a tappe, volta a esaltare la relazione tra l’uomo e la natura nel suo insieme di piante e animali. A fare da guida sabato 4 luglio è stato Michele Losi.

Michele Losi – Fotografia di Alvise Crovato
“Il sentiero delle acque” parte da Mondonico per arrivare a Campsirago, e durante il cammino si può notare il selciato risalente all’epoca romanica, così come i particolari massi coppellati in arenaria con incisioni rupestri a forma di coppelle e canaletti, a indicare il loro utilizzo, in tempi lontani, durante rituali antichi. Un’esperienza sensoriale importante, che vuole porre l’attenzione su ciò che sta attorno, prendendo consapevolezza visiva della natura, e allontanando i propri pensieri.

Il sentiero di Giano
“Il sentiero di Giano” invece è un itinerario ancora in fase di completamento, che prevede l’installazione di nove QR Code, partendo da Campsirago fino a San Genesio. Si dice che tanto tempo fa, in cima al Monte Brianza ci fosse un tempio dedicato alla divinità romana Giano Bifronte, ma che con gli anni si sia poi trasformato nella chiesa di San Genesio, patrono degli attori, dei musicisti e del mondo dello spettacolo. Lungo il percorso le tracce audio puntano l’attenzione agli animali guida che lo distinguono: la salamandra, il tasso, la poiana e il serpente. Poco prima di arrivare in cima al monte si attraversa un immenso campo di erbe officinali che un tempo i monaci utilizzavano nel monastero in cima al monte per produrre medicinali. Ora il monastero non c’è più ed è diventato proprietà privata.
In serata, Palazzo Gambassi a Campsirago, ha ospitato altri due spettacoli e un concerto. Alle 21, Oscar De Summa ha portato in scena il suo nuovo lavoro “Passato Remoto”: narrazione, suono, immagine, con un ottimo risultato. Partendo da ricordi di famiglia, De Summa ha creato una storia potente partendo dal mito di Eros e Thanatos, due arcieri, ma con obiettivi diversi: se lo scopo di Eros era far innamorare con le frecce d’oro, quello di Thanatos era uccidere con le frecce di osso. E se per caso un giorno, per errore, uno usasse le frecce dell’altro? Da questo assunto di partenza inizia la narrazione, in cui De Summa rivede se stesso a diciotto anni, età in cui ebbe un incidente in auto. Sopravvisse, ma l’esperienza gli permise di riflettere sulla vita e sulla sua grandezza.
“La vita è legata al corpo con un filo sottilissimo.”
Tra la narrazione del passato si intromette però una dimensione quasi onirica, in cui la luce e la voce cambiano e sullo schermo installato dietro De Summa appaiono delle immagini con disegni bellissimi, apparentemente slegate dal testo principale. Esse narrano la storia di una giovane serva che, in una vigna, guarda il suo padrone passare. Come si uniranno le due narrazioni?
Oscar De Summa ha creato uno spettacolo avvincente, che incuriosisce e mano a mano che i pezzi del puzzle vanno al loro posto, lasciando stupefatti. La storia di una famiglia ha radici profonde in un passato che può sembrare lontano e dimenticato, ma che porta comunque le sue ripercussioni anche negli anni a venire, volenti o nolenti. E lo fa attraverso le generazioni, attraverso l’inconscio. Con il sottofondo di “I still haven’t found what I’m looking for” in versione solo piano, “Passato remoto” è una presa di coscienza importante e profonda, che l’artista ha saputo esaltare con la sua interpretazione sentita e coinvolgente.
A seguire, alle 22, “Se domani” di Elisa Sbaragli, con Lorenzo De Simone e Alice Raffaelli, uno spettacolo di danza potente, che vede in scena due corpi che, pur viaggiando paralleli, non si fermano mai sullo stesso segmento, restano appositamente sfasati. I due si espongono sempre di più, con movimenti forti e intensi, seguendo il ritmo incalzante della musica, fino a quando, al limite, si fermano, e le loro movenze rallentano. Quella distanza che li separava si riduce sempre di più, fino a svanire, e mentre entrambi cercano il giusto incastro, la giusta connessione, la musica è già cambiata e li accompagna dolcemente. Eccellenti i due ballerini / performer, di cui rimane impresso lo sguardo e il modo di muoversi, così diversi, ma al contempo così efficacemente affini.
A chiudere la serata, alle 23, il concerto “Canto Verticale” di Giuseppe Di Bella, che con la sua splendida voce, e accompagnandosi con la chitarra, ha unito brani inediti, canzoni della tradizione mediterranea e improvvisazione.
Roberta Usardi
Fotografia di copertina di Alvise Crovato
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