“My Age”, “Mumble Mumble” e “Gramsci”: il femminile maturo, i pensieri sussurrati e le lettere dalla prigione

Al Festival “Il Giardino delle Esperidi”, venerdì 3 luglio, ho assistito a tre spettacoli, ciascuno di essi aveva in sé un obiettivo ben preciso, raggiunto con mezzi totalmente diversi: ironia nel primo, corpo nel secondo e narrazione nel terzo.
Partiamo dal primo, svolto nel pomeriggio, un assaggio di trenta minuti, con repliche alle 17, alle 18 e alle 19, di uno spettacolo site specific, dal titolo “My Age #estratti” di QUI e ORA Residenza Teatrale. Una tematica delicata quella del femminile in età matura, ma sapientemente rappresentato, con una buona dose di ironia e freschezza. Il pubblico è stato fatto accomodare in uno spazio ridotto e intimo: la sauna. Tre donne, avvolte da un asciugamano bianco, presumibilmente over 50, si interrogano sulla donna non più giovane, in quegli anni in cui il corpo naturalmente cambia. Inevitabile l’accenno alla menopausa, che non è certo un passaggio semplice, ma viene comunque da riflettere su come viene vista la donna cinquantenne. Il corpo subisce delle trasformazioni, si sa, magari le forme diventano più pronunciate, magari si notano di più i capelli bianchi, il metabolismo rallenta… ma vista così sembra quasi un avvenimento da temere.
In giapponese, il periodo di transizione associato ai cambiamenti del corpo in età non più giovanissima si chiama Konenki (更年期) e non viene visto come l’inizio del declino, ma come una nuova stagione della vita, ricca delle esperienze vissute fino a quel momento.
Le tre donne non mancano di coinvolgere il pubblico, perché è normale, con l’avanzare dell’età, chiedersi se l’età anagrafica rispecchi l’età percepita. Spesso e volentieri non è così, e nulla vieta alle donne mature di avere ancora sogni nel cassetto da realizzare. E questi non sono che accenni agli argomenti toccati dalle tre affilatissime attrici Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli, dirette da Silvia Gribaudi. Uscendo dalla sauna, non si può che sorridere e avere l’impressione di essere più giovani dentro. “My Age” ha funzionato!
In serata invece, presso Palazzo Cambiasi a Campsirago Residenza, sono andati in scena due altri spettacoli.
“Mumble mumble” di Giulia Santolini e Lorenza Guerrini, ha conquistato subito il pubblico presente, che era disposto sul palco, in cerchio. La performer, Noemi Piva, era già su palco, rannicchiata in cima a una sedia con indosso una maschera enorme che le copriva interamente la testa. Solo in un secondo momento si scoprirà che quella bellissima maschera dagli occhi espressivi, raffigurava la performer stessa. In sottofondo, sussurri registrati (mumble mumble) hanno accompagnato i movimenti dell’artista, prima lenti e poi sempre più veloci. Avere il pubblico così vicino ha dato un tocco in più a ogni passaggio, e quando si è tolta lentamente la maschera il pubblico ha potuto notare bene gli occhi sbarrati, spaventati, e le labbra impegnate da un continuo mormorare. A poco a poco i mormorii diventano sillabe, spezzate, lasciate a mezz’aria, e poi parole, sconnesse, e poi ancora frasi intere, senza alcun nesso logico; il corpo ne ha seguito l’evoluzione in modo straordinario, rappresentando lo sforzo nelle pronunce così come la fluidità che gradualmente è andata a crearsi. Come non restare incantanti da questo turbinio, che occupa lo spazio e conquista ogni sguardo? Noemi Piva ha dato prova di essere una bravissima performer, con un’interpretazione appassionata e intensa.
A seguire, uno spettacolo di prosa, di URA Teatro, dal titolo “Gramsci”, di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, con in scena quest’ultimo, che con una voce sommessa e profonda, racconta Antonio Gramsci partendo dalla sua infanzia e gioventù, soffermandosi sulla sua salute fragile, la sua costituzione minuta, fino ad arrivare al suo amore per Iulca.
“A volte penso che tutta la vita sono rimasto sospeso.”
Il punto centrale dello spettacolo si vuole incentrare però sul suo arresto, da parte del regime fascista, nel novembre del 1926. Durante il lungo periodo di detenzione, Gramsci scrive lettere indirizzate ai figli Delio e Giuliano, cercando di fare il padre a distanza, e nella speranza di poterli rivedere, soprattutto Giuliano, che nacque quando già si trovava recluso in prigione. Un’interpretazione sentita, quella di Saccomanno, che si evolve in un finale toccante. Non mancano gustosi momenti di ironia e un epilogo che porta la narrazione su un doppio livello, con uno sguardo a posteriori sul passato. Antonio Gramsci narra e viene narrato, e alla sua memoria, al suo ritratto accuratamente esposto sul palco, viene posta accanto una rosa rossa.
A chiudere la serata dopo gli spettacoli, il pubblico è stato avvolto dalla musica del Jazz Café, un momento di convivialità con l’ascolto di vinili, e possibilità di ballare all’aperto, di bere qualcosa, di lasciar sedimentare le emozioni della giornata.
Roberta Usardi
Fotografia in copertina di Alvise Crovato
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