Dal 27 giugno al 5 luglio arriva la XXII Edizione di “Il Giardino delle Esperidi Festival”: spettacoli, concerti e cammini dal tramonto all’alba, dall’alba al tramonto

Comuni di Colle Brianza, Olgiate Molgora, Ello, Olginate, Galbiate; Parco del Monte Barro e Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone (LC).
Da sabato 27 giugno a domenica 5 luglio torna Il Giardino delle Esperidi, festival di performing art nel paesaggio organizzato da Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi, giunto alla sua XXII edizione. Ancora una volta scenario di spettacoli, performance site specific, esperienze itineranti in cammino e concerti è la natura del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone: boschi, antichi sentieri romanici e campi sono il contesto paesaggistico delle esperienze artistiche del festival che si contraddistingue per la sua capacità di unire arti performative, natura e comunità. Cuore del festival è Palazzo Gambassi−sede di Campsirago Residenza−nel borgo medievale di Campsirago (comune di Colle Brianza): un palazzo del XV secolo, a 700 metri d’altezza, immerso nei boschi di castagno e robinia. Come sempre, Il Giardino delle Esperidi è un festival diffuso: gli spettacoli dell’edizione 2026 vanno in scena anche nel borgo di Mondonico del comune di Olgiate Molgora, a Villa Sirtori di Olginate, nel piccolo comune di Ello, nel meraviglioso paesaggio dell’antica cascina di Figina, nei Giardini di Villa Bertarelli per concludersi nella suggestiva Chiesa di San Michele al Monte Barro (Galbiate), rimasta “ a cielo aperto” dopo il crollo del tetto nel 1939.
Peculiarità delle Esperidi è quella di intrecciare linguaggi del contemporaneo (teatro, danza, performance site specific, musica), sperimentazione artistica e pratiche performative itineranti, radicandosi in una dimensione partecipativa e dando vita a una comunità temporanea: artisti e spettatori si incontrano per vivere un’esperienza condivisa. Il pubblico non viene solo ad assistere alle singole opere, ma è invitato ad attraversarle, spesso fisicamente, in cammino, in ascolto, in relazione con gli altri e con il paesaggio. Il pubblico diventa così parte attiva di un unico grande dispositivo performativo diffuso. Un’altra delle caratteristiche delle Esperidi è proprio l’invito a trascorrere al festival un intero giorno o fine settimana, unendo spettacolo dal vivo, convivialità e contatto con la natura. Il festival si conferma come un laboratorio di pratiche artistiche in cui le arti performative diventano anche strumento per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e il territorio.
Con questa XXII edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival, costruiamo una comunità sensibile, preziosa che si muove nel buio e nella luce, in una danza radicale. Per un giorno e sette notti abitiamo il Monte di Brianza con performance tra boschi e sentieri. Siamo orizzonte che si muove lento. Teniamo lontano il fragore delle guerre globali, oltre la montagna. Ci affacciamo all’altra faccia della luna. Attraversiamo il giorno e la notte, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba creando alleanze inedite. La luce della natura rimanda la sua bellezza sul sorgivo, l’originario. È indifferente se siano Dioniso, Pan o Ecate a guardarsi nell’umano, o l’umano a vedersi in loro. Bisogna continuare a guardare alle storie antiche e accompagnare il performativo al rito. Perché è insieme a queste storie, a queste schegge scarnificate, che noi produciamo noi stessi. Michele Losi, direttore artistico
Cuore esperienziale e progettuale della 22ª edizione sono i due grandi eventi speciali con la regia di Michele Losi− La notte di Ecate nella notte del 30 giugno ed Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza a chiusura del festival il 5 luglio −che condensano e amplificano le linee di ricerca del festival. La notte di Ecate si configura come un dispositivo performativo notturno, un articolato percorso dal tramonto all’alba in cui natura, teatro e danza si intrecciano in una drammaturgia diffusa: il pubblico, suddiviso in tre gruppi, attraversa diverse stazioni esperienziali vivendo la notte come soglia percettiva, in dialogo con l’archetipo di Ecate e con una dimensione profondamente liminale. Errando per antiche vie, Cap. 2 Il Buddha silente del Monte di Brianza, è invece un cammino performativo di 16 ore dall’alba al tramonto, che attraversa sette luoghi tra il borgo di Mondonico e il Monte Barro, passando per la dorsale del Monte di Brianza e che unisce pratiche zen con il monaco giapponese Seigaku, performance site specific e immersione nel paesaggio attraverso le pratiche di cammino: una mappa esperienziale che si costruisce passo dopo passo, in cui il pubblico è chiamato a condividere un tempo dilatato e una relazione artistica con i luoghi. Il cammino Errando per antiche vie è ispirato ai sette chakra, ai loro significati e al loro farsi paesaggio nell’azione performativa ed è suddiviso in sette tappe: il pubblico ha la possibilità di condividere l’intero percorso o di raggiungere i luoghi di spettacolo per assistere alle singole performance. Lungo tutto il cammino, ideato e guidato da Michele Losi, il monaco Seigaku propone pratiche zen di riconnessione con la natura e di attenzione rispetto ai luoghi.
Il festival è un osservatorio sulle nuove traiettorie della scena performativa e su una generazione di artisti impegnata a ridefinire i linguaggi attraverso dispositivi partecipativi, tecnologie sonore e drammaturgie ibride: la 22ª edizione ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Stefano Cuzzocrea, tre anteprime nazionali (di AZIONI fuori POSTO, Erica Meucci e Sergio Beercock), due studi (di Oscar De Summa e Ippolito Chiarello) e una prima regionale (di Luca Maria Baldini). Tra gli spettacoli più attesi, la nuova produzione di Giulio Santolini/ CollettivO CineticO, il ritorno al festival di Alessandra Cristiani, la versione site specific di MY AGE di Silvia Gribaudi con Qui e Ora Residenza Teatrale e la storica performance A(1)BIT di Sanpapié.
Molti lavori si inseriscono in un tessuto artistico che dialoga con gli archetipi: dalla figura di Ecate a quella di Medea (MTM e Margine Operativo), dal mito di Ciclope ai culti locali legati all’acqua; il mito diventa qui strumento vivo di indagine del contemporaneo. Anche la dimensione del corpo diventa luogo simbolico di attraversamento proponendo una riflessione sulla relazione tra corpo individuale e collettivo, corpo politico e corpo sociale. Parallelamente, artisti come Sergio Beercock, Luca Maria Baldini e Filippo Renda ibridano teatro e sperimentazione sonora, dando vita a performance in cui musica, voce e azione scenica si fondono in modo inedito.
Il festival inaugura sabato 27 giugno nel comune di Olgiate Molgora. Ad aprire questa edizione è la compagnia AZIONIfuoriPOSTO che torna al festival delle Esperidi con l’anteprima di Sogni al campo di e con Filippo Porro (produzione con Pluraldanza). Sogni al campo è concepito come un’azione collettiva (per 30 spettatori alla volta) in cui il pubblico in cammino attraversa e ri-abita il paesaggio rurale; un attraversamento che mira simbolicamente a riconnettere i campi al loro ruolo di ambiente comunitario, affrancandoli dalla sola funzione di resa economico produttiva. Attraverso danza, suono, pratiche partecipative e un utilizzo poetico della tecnologia, il lavoro site specific riflette su un possibile futuro sostenibile, evocando il passato contadino e interrogando il presente, dove cambiamento climatico, sfruttamento del suolo e sviluppo tecnologico dell’agricoltura hanno alterato il paesaggio e le tradizioni dei campi. Il progetto sonoro, ideato dal sound artist Biagio Cavallo, è un archivio di suoni e testimonianze provenienti da comunità rurali. Cassette di plastica per la raccolta di frutta vengono trasformate in dispositivi sonori portatili e interattivi producendo una spazializzazione dinamica dei materiali precomposti in dialogo con dettagli acustici catturati in tempo reale, attivando nuove modalità di ascolto e ampliando la percezione del paesaggio. La performance va in scena in due repliche alle ore 17.30 e 19.30. Alle ore 16.00 lo spettacolo è preceduto dall’incontro Verso il parco a cura di Campsirago Residenza: un’occasione per riflettere collettivamente sui temi della sostenibilità ambientale e della tutela del paesaggio, partendo dal recente ingresso dei territori nei comuni di Valgreghentino e Olgiate Molgora entro i confini amministrativi del Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. Conduce Michele Losi.
Alle ore 21.00 alla Corte San Donnino dell’incantevole borgo di Mondonico (Olgiate Molgora) va in scena il secondo studio di UNOUNO La cantata dell’eroe di e con Ippolito Chiarello e con Bruno Galeone alla fisarmonica, nuova produzione di NASCA Teatri di Terra: la storia di una fuga forzata da una terra martoriata e prigioniera, ma tanto amata, e del lungo viaggio per approdare su una sponda nuova; il semplice desiderio di un bambino che cerca la felicità diventa emblema della nostra storia, di un destino scritto da millenni e del bisogno di essere pronti ad accogliere per poter essere a nostra volta accolti.
A chiudere la prima serata di festival, alle ore 22.30 sempre nella Corte San Donnino, è Il cacciatore di streghe, live dj set performativo di Filippo Renda con Rebecca Sisti e la dj performer Sofia Tieri, produzione Manifatture Teatrali Milanesi: un viaggio immersivo e collettivo, uno spettacolo pulsante dove il teatro incontra la musica elettronica e la voce si fa incanto e resistenza. Il cacciatore di streghe è un rito contemporaneo che parla di desiderio e controllo, corpo e potere, in cui il pubblico è invitato a muoversi liberamente nello spazio, fermarsi, ascoltare, danzare, farsi attraversare dalle onde sonore e visive che animano la performance. La musica dal vivo plasma e guida l’azione scenica mentre suoni, luci e movimenti si fondono in un paesaggio sonoro e visivo che evoca metaforicamente la caccia alle streghe per affrontare i temi della manipolazione affettiva, delle dinamiche di potere, del controllo psicologico, della violenza sottile e sistemica che si nasconde dentro molte relazioni. Un ciclo di invocazioni dà voce a figure femminili archetipiche e contemporanee immerse in un visionario paesaggio notturno mentre le parole evocano desideri, paure, rabbia, resistenza.








