“Le Baccanti” di Euripide secondo i Marcido al Teatro Out Off di Milano

Nell’antica Grecia, Dioniso, o Bacco per i Romani, è identificato come il dio del vino, del piacere e del teatro; una divinità nata dall’unione del re degli dei, Zeus, e l’umana Semele. Tra il 406 e il 407 a.C. Euripide lo rese protagonista della tragedia “Le Baccanti”, che rimane ancora oggi un emblema di una civiltà antichissima, con tematiche che già raccontavano molto della natura umana, anche nel divino: invidia, vendetta, conflitti.
La compagnia teatrale Marcido ha deciso di affrontare per la prima volta questa famosa tragedia, dopo quarant’anni di fiorente attività, e arriva finalmente a fare tappa a Milano, al Teatro Out Off, dal 20 al 25 ottobre, con la riscrittura di Marco Isidori, pronta a sorprendere già dal titolo: “Istruzioni per l’uso del Divino Amore: mana enigmistico. LE BACCANTI di Euripide che “precipitano” a contatto col reagente Marcido.
Un titolo decisamente intrigante, che trova la sua piena conferma fin dal primo istante della messa in scena, dove, a luci ancora accese in sala, si sente una voce che sovrasta, che proviene da dietro il palco. È l’inizio del prologo, che segna l’ingresso di Maria Luisa Abate, nei panni del pianista, che con corpo e versi (ebbene sì, niente parole, ma non se ne sente la mancanza!) dà il benvenuto e introduce il protagonista, Dioniso, più che mai dio dell’intrattenimento, con la sua canzone / presentazione autocelebrativa:
“So’ Dioniso il bellissimo
re del Tirabuscion!”
Vestito di una tuta panna e stivaletti rossi con tacco, Dioniso è il capocomico indiscusso, il dio con il capriccio di voler essere riconosciuto dai tebani, soprattutto da Penteo, re di Tebe, come effettiva divinità.
La riscrittura di Marco Isidori, che ha curato anche la regia, è pungente, divertente, modernizzata, ma che mantiene una radice profondamente corale, con un tocco grottesco spudorato. A esaltare tutto ciò, le magnifiche scenografie e costumi di Daniela Dal Cin: un tempio/montagna mobile capace di cambiare aspetto con semplici movimenti, nonché i costumi, uguali per tutti, una tuta color panna che copre tutto il corpo, con un cappuccio contenente un’inquietante bocca carnosa da cui spunta una lingua, immagine perfetta per rappresentare le Baccanti: piacere, istinto e mostruosità. Bellissimi i disegni del corpo dilaniato di Penteo, che pur nella loro atrocità, danno un tocco di triste poesia nella scena in cui Agave crede di aver ucciso un leone invece del proprio amato figlio.
La regia ha un partitura complessa, ma molto dinamica, che mantiene sempre viva l’attenzione. Il gruppo di attori è straordinario, un insieme corale, capace di differenziarsi quando serve, adottando un modo di recitare insolito, fuori dalle righe, costantemente iperbolico nei toni e nelle espressioni facciali, senza mai risultare eccessiva. Il cast di attori è affiatato e ben amalgamato, a partire dallo straordinario Paolo Oricco, un eccentrico ed esilarante Dioniso, Ottavia Della Porta, perfetta nella sua interpretazione di Penteo, poi Marco Isidori (Cadmo / Messaggero), Maria Luisa Abate (Tiresia / Pianista), Valentina Battistone (Agave), Alessio Arbustini (Messaggero/Pastore), Mattia Pirandello (Servo di scena), Alessandro Bosticco (Coro).
Con la loro personale rilettura di “Le Baccanti”; il “reagente Marcido” ha dato vita a uno spettacolo che rimane impresso; la tragedia si è trasformata in intrattenimento, l’apoteosi di ciò che Dioniso rappresenta come dio del teatro.
Da non perdere.
Roberta Usardi








