“Cos’è passato?”: “Tradimenti” di Harold Pinter al Teatro Out Off di Milano

Era il 1978 quando andò in scena per la prima volta, al National Theater di Londra, “Tradimenti” di Harold Pinter, e oggi, nel 2026, ritroviamo la piéce in scena al Teatro Out Off di Milano, fino al 26 aprile.
“Tradimenti”, come già dice chiaramente il titolo, verte sulle relazioni sentimentali, che ha come protagonisti Emma e Robert, coniugi, e Jerry, miglior amico di Robert. Andando a ritroso, partendo dalla fine, nel 1977, fino allo sgorgare della passione extraconiugale tra Emma e Jerry, quest’opera teatrale rappresenta l’adulterio come se fosse parte integrante di una vita di coppia, o almeno così sembra, perché nessuna delle parti in causa ambisce a rompere la propria stabilità coniugale, e non si evince alcun tipo di pentimento nell’infedeltà.
La regia di Maurizio Schmidt porta la colonna sonora direttamente sul palco con un pianoforte a mezza coda che viene spostato a ogni passaggio temporale; le musiche attingono al repertorio classico e sono suonate impeccabilmente da Chiara Schmidt. Quando scrisse “Tradimenti”, Pinter subì l’influenza dell’opera di Proust “À la recherche du temps perdu” (“Alla ricerca del tempo perduto”), pertanto le scelte musicali sono cadute prettamente su brani romantici di Schumann, Schubert, Chopin, Liszt con anche incursioni più moderne di Prokofiev, Satie Mussorski, Ligeti e Schoenberg.
Scena aperta, oggetti coperti da teli bianchi; gli attori entrano dalla platea, e insieme entrano nella dimensione a quattro pareti che li avvolgerà. Piano toglieranno i teli e sistemeranno gli oggetti, fino a quando una scritta sullo sfondo detterà l’inizio delle vicende, nella primavera del 1975, dall’incontro tra Emma e Jerry in un pub; tra di loro è già tutto finito da un po’, ma Emma ha voluto rivedere Jerry, nonostante abbia instaurato un’altra relazione extraconiugale con un altro uomo. Dopo aver scoperto che Robert l’ha tradita per tanti anni, ha sentito la necessità di rivedere il vecchio amante, forse perché pensava di essere lei l’unica ad aver tradito, forse per altri motivi. Ciò non toglie che nessuno di loro è fedele se non a se stesso.
Gli attori, Gaetano Franzese (Robert), Lucrezia Mascellino (Emma), Claudio Pellegrini (Jerry) hanno dato una notevole prova interpretativa in questo testo meraviglioso e alquanto singolare, creando un’ottima sinergia. Il tema del tradimento non è vissuto come una tragedia, le reazioni alla scoperta dell’adulterio hanno sì un moto di furor, ma che si spegne velocemente e non è tale da incrinare o compromettere legami o dinamiche, come si vede, ad esempio, dal rapporto tra Jerry e Robert, che rimane pressoché invariato. Nessuno di loro è innocente, né vorrebbe esserlo, non vi è pentimento e neanche rimedio, perché ciò che è stato è stato. I traditori sono traditi a loro volta, sono pari, senza rimorsi.
Questa nuova versione di “Tradimenti” con la regia di Maurizio Schmidt funziona a meraviglia, a tratti fa sorridere e di certo fa riflettere molto; la scelta di avere una colonna sonora dal vivo, seppur apprezzabile, a volte risulta prevaricante sulle voci degli attori, anche se non viene perso nulla e punta a enfatizzare con precisione alcuni momenti e stati d’animo. Tra le scene meglio riuscite spicca quella del ristorante, con Robert e Jerry a tavola impegnati in una conversazione che si fa sempre più accesa, e un pianoforte che esalta questo climax.
“Tradimenti”, come anche molte altre opere di Pinter, offre un punto di osservazione interessante, diverso da quello comune, e che proprio per questo aiuta ad ampliare il proprio sguardo, vedendo in azione dinamiche relazionali col senno di poi.
Roberta Usardi








