“Cemento” di Thomas Bernhard al Teatro OutOff di Milano: il muro che blocca la creatività

Una scena suddivisa in cinque spazi, ognuno dei quali ospita un tavolino con sopra una fotografia in bianco e nero e un bicchiere pieno a metà di un liquido ambrato. Dallo sfondo si avvicina una figura, che si palesa pacatamente e si accomoda a uno dei tavolini. È Rudolf, musicologo, in tenuta da casa, in procinto di leggere il giornale.
“Io osservo me stesso da anni, ininterrottamente.”
Poco dopo, rivolgendosi a se stesso, e anche al pubblico, racconta del suo progetto: scrivere un saggio sul suo musicista preferito, Mendelssohn Bartholdy. Tuttavia, non ha ancora iniziato, pur avendo raccolto diverso materiale, e per giustificarsi della propria inoperosità incolpa prima la sua malattia, e poi la visita della sorella, che ha ostacolato la sua concentrazione. Tuttavia, mano a mano che descrive il suo rapporto con lei, sottolineando quanto sia insopportabile e gli precluda di mettere in atto qualsiasi facoltà creativa, allo stesso tempo ammette che solo lei è in grado di mitigare la sua solitudine e tendenza alla depressione. Inoltre, Rudolf è consapevole di vivere barricato in casa, che lui stesso definisce “cripta”, e di non avere amici. L’essere umano però ha bisogno di socialità, e cambiare ambiente potrebbe aiutarlo a sbloccarsi dalla sua inattività, così decide di fare un viaggio a Palma di Maiorca. Là incontrerà Anna Härdtl, una giovane donna, in vacanza con il marito e il figlio, e la sua tragica storia.
Era il 1982 quando Thomas Bernhard pubblicò il romanzo-monologo “Cemento”, in scena in prima nazionale al Teatro Out Off di Milano dal 10 febbraio al 1 marzo 2026 con l’interpretazione e regia di Roberto Trifirò.
Il testo di Bernhard trova in Trifirò un’ottima resa: il pubblico viene naturalmente trascinato dalla narrazione, dalla personalità bizzarra del protagonista, incline a sdrammatizzare la drammaticità del suo blocco mentale che lo isola dal mondo. Nonostante ciò, Rudolf / Trifirò non manca di mordente e con ironia coinvolge, anche suscitando diverse risate, nel suo processo di auto affermazione, arrivando persino a ritenere una qualsiasi pubblicazione un crimine, frutto della “brama di gloria”, per poi ridimensionarsi e ammettere che scrivere senza divulgare non avrebbe alcun senso.
Il cemento del titolo si fa strada a poco a poco, sempre più solidamente: a partire dalle quattro mura in cui Rudolf si è barricato, prima a casa e poi in hotel a Palma di Maiorca, fino ai loculi del cimitero che visita insieme ad Anna. Cemento: asettico, grigio, resistente, muro di separazione dal mondo.
Ad accompagnare Roberto Trifirò si aggiunge la voce narrante di Marta Lucini, nel ruolo di Anna, e la presenza scenica, elegante e di grande effetto, di Priscilla Cornacchia.
Uno spettacolo ben riuscito e caldamente accolto.
Roberta Usardi
Fotografia di Angelo Redaelli








