Il teatro come manifesto per non dimenticare: “Mai morti” torna al Teatro della Cooperativa di Milano

L’antifascismo dal punto di vista di un fascista, le stragi viste dagli occhi di chi ne ha nostalgia.
“Mai morti”, scritto e diretto da Renato Sarti, che è tornato in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dal 13 al 18 ottobre, ha in sé, grazie proprio alla sua impostazione contraria, tutta la potenza della protesta verso eventi che hanno segnato l’esistenza di moltissime persone. E questa protesta si erge dai primi istanti, con le immagini in bianco e nero che vengono proiettate sullo sfondo: riguardano la strage di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, a causa di un ordigno ad alto potenziale esploso nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura, che provocò la morte di 17 persone.
Mentre le immagini di quel tragico evento scorrono, ci si accorge che nel letto sta dormendo un uomo, che piano piano si sveglia, senza turbamento, anzi, le immagini di quell’evento sono ricordi per lui piacevoli. Ed è solo l’inizio del suo ritorno al passato: quell’uomo è un fascista che fa parte della compagnia “mai morti” della Decima Flottiglia MAS, unità speciale antipartigiana della Regia Marina Italiana.
“La strage può fermare il corso della storia?”
L’uomo non dice il suo nome, ma poco importa, perché in lui risiede l’ideologia generale dei fascisti, di cui ripercorre gli eventi passati con una pungente nostalgia: ha le mani che prudono, e ha bisogno di uno sfogo, di tornare ai bei vecchi tempi. Nella sua voce e nel suo resoconto non c’è un minimo di pentimento o rimpianto, anzi. Da Piazza Fontana si passa alla morte “accidentale” dell’anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta pochi giorni dopo, alla questura di Milano. Poi le peregrinazioni mentali dell’uomo tornano ancora più indietro nel tempo, alla strage di Addis Abeba voluta dal viceré fascista Rodolfo Graziani nel febbraio del 1937, come risposta al fallito attentato alla sua persona, con una stima di migliaia e migliaia di vittime. E ancora, tra il ’43 e il ’45, quando la Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti” torturò, presso la propria sede di via Rovello, dove aveva sede il Piccolo Teatro, centinaia di antifascisti, ebrei e partigiani.
“Uno non deve essere torturato, uno deve rimanere torturato”
Un testo che col tempo mantiene intatta tutta la sua potenza, che scuote fin nel profondo, con un’eccellente interpretazione di Gabriele Falsetta che conquista il pubblico, con gli occhiali da sole sempre indossati, un portamento fiero e senza paura.
“Mai morti” taglia come una lama, e ancora di più ci ricorda che il male dell’uomo è insito in lui, che tutte le stragi hanno avuto origine da quel tarlo che mangia dall’interno ogni buonsenso e rispetto verso l’altro, tanto che viene da chiedersi, sempre e comunque, come sia possibile raggiungere tali livelli di crudeltà.
“Mai morti” racconta la parte macabra e malvagia dell’essere umano, e proprio per questo è necessario: serve da monito per il futuro, ma soprattutto da promemoria per il presente, ancora così colmo di atti di violenza.
Tanti applausi a uno spettacolo che, anche dopo 25 anni rimane un forte caposaldo antifascista.
Arriverà il giorno in cui l’uomo imparerà qualcosa dal proprio passato e smetterà di compiere gli stessi errori?
Roberta Usardi








