“Il club dei 27” al Teatro della Cooperativa di Milano: la profonda sensibilità che lascia il segno

Chi è appassionato di musica, ma non solo, ha di certo sentito parlare del “club dei 27”, ovvero di quegli artisti, geniali e fuori dal comune, che si sono spenti a 27 anni. Tra di essi si ricordano in particolare Jim Morrison (1943-1971), Jimi Hendrix (1942-1970), Janis Joplin (1943-1970), Kurt Cobain (1967-1994) e, più recentemente Amy Winehouse (1983-2011). Tutti loro erano dotati di una grande sensibilità, qualità che, se da un lato dona grandi emozioni, dall’altra affligge di un dolore altrettanto grande.
Un artista è un piccolo dio con un dolore.
Le storie tormentate di queste anime sensibili sono state riunite in uno spettacolo scritto e diretto Claudio Batta, proprio con il titolo “Il club dei 27”, andato in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dal 20 al 25 gennaio; dato che si parla di musica, ad affiancare Batta troviamo il cantante e musicista TAO. Il palco sembra l’interno di una casa, con un divano e una scrivania. Parole e musica, racconto ed espressione artistica, ogni personaggio viene raccontato attraverso la sua umanità, le difficoltà che ha affrontato e purtroppo, la fine precoce che ha incontrato lungo il suo cammino. Claudio Batta crea dei quadri che puntano sull’umanità dell’artista, su come è cresciuto e i conflitti che ha attraversato. Una formula che funziona e che cattura, che raggiunge poi il suo climax nel momento musicale di TAO, che ripropone in chiave acustica i brani iconici dei personaggi appena narrati. Un risultato eccellente, denso di emozione e che coinvolge pienamente il pubblico, che canta insieme a Tao, batte le mani, e rievoca ciò che ha appena ascoltato.
Anche se si conoscono di fama per la loro musica, le storie di vita di questi artisti non sono così note; la loro morte è stata l’epilogo di un accumulo di situazioni difficili in famiglia o a scuola, che hanno creato quel vuoto interiore che non sono stati in grado di colmare né con l’alcol, né con la droga. La musica ha di certo aiutato, ma non ha risolto.
Così, tra le note di “Piece of my heart”, “Little Wing”, “Riders on the storm”, si ricordano vecchi tempi, una musica che ha fatto la storia e che ora non c’è più. A far parte del club maledetto vengono citati anche Robert Johnson (1911-1938) e Brian Jones (1942-1969): il primo fu il re del blues, che si dice strinse un patto col diavolo per poter padroneggiare la chitarra come nessun altro. Compose la famosissima “Sweet Home Chicago”, portata alla ribalta dai Blues Brothers. Jones invece fondò una delle più grandi rock band di tutti i tempi: i Rolling Stones e fu lui ad insegnare a Mick Jagger a suonare l’armonica; il brano “Paint it black” (1966) deve il suo riff proprio a Brian Jones, anche se il brano venne accreditato a Jagger/Richards.
Facendo un salto temporale in avanti, altri due artisti si sono aggiunti al club dei 27: prima Kurt Cobain e, quasi vent’anni dopo di lui, Amy Winehouse. Di Kurt viene raccontato di come fosse intelligente e bravo a scuola e allo stesso tempo della sua bravura nel suonare la chitarra; Amy invece viene descritta dalle parole del suo compagno di classe e amico Tyler James. Di entrambi si scoprono dei lati più intimi e inaspettati. A loro tributo, Tao esegue una versione magnifica di “Smells like teen spirit” e un’altrettanta splendida versione di “Back to black”.
“Il club dei 27” è uno spettacolo di valore, che coinvolge e conquista, che vuole anche mostrare cosa si cela dietro un artista, le lotte quotidiane, le situazioni difficili in famiglia e nella società.
Roberta Usardi
Fotografia di Luca Bianchi
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