“Camera 701” al Teatro Filodrammatici di Milano: il lato più oscuro delle relazioni umane

Una camera d’albergo fa da sfondo a quattro diverse situazioni; anche se solo per una breve permanenza, quel luogo diventa un confessionale, un rifugio, uno spazio in cui ci si può lasciare andare, al riparo da ciò che sta fuori. Si tratta di “Camera 701”, prodotto dal Teatro Libero di Palermo, andato in scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 19 al 21 dicembre.
Interazioni a due, che partono quiete per poi raggiungere un climax che permette di capire davvero cosa si cela dietro la maschera dell’apparenza. Il primo quadro vede protagonisti due novelli sposi, che non sembrano poi così entusiasti di avere coronato il loro sogno d’amore. Dopo la faticosa giornata che li ha visti al centro dell’attenzione, finalmente possono rilassarsi. E piano piano emerge la vera natura del loro rapporto, così come dei lati che nessuno dei due conosceva dell’altro.
Nel secondo quadro una donna addetta alle pulizie di un albergo, lasciata da poco dal fidanzato, decide, l’ultimo dell’anno, di lavorare e occupare furbescamente la camera 701 con l’intento di lanciarsi dalla finestra allo scoccare della mezzanotte, anticipando la cosa con un video da pubblicare su TikTok. I suoi piani però verranno sventati dall’arrivo di un fotografo di VIP, che ha prenotato proprio quella stanza per appostarsi e tenere d’occhio una celebrità entrata nell’albergo di fronte. La donna accoglie l’inaspettato visitatore con gioia, scongiurando la sua solitudine e la sua voglia di affetto, senza preoccuparsi di altro.
Nel terzo quadro una capa d’azienda, ubriaca dopo una festa, viene accompagnata nella sua camera d’albergo da una delle sue nuove dipendenti. Pur di non stare sola cerca di trattenerla il più possibile, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione, senza vergogna. Nel quarto e ultimo quadro un uomo ingaggia uno spogliarellista in una camera d’albergo per farsi insegnare il suo mestiere e poter avere la possibilità di riconquistare la moglie che lo ha lasciato.
Solitudine, mancanza, egocentrismo, desideri nascosti che non si riescono più a tenere a bada. I quattro scenari che vengono proposti dicono molto sull’essere umano, sul suo bisogno di amore, sul suo attaccamento a volte esagerato verso l’altro, sulla sua natura più oscura, quella che non si vorrebbe mostrare a nessuno. In scena, ben diretti da Luca Mazzone, quattro attori eccellenti e affiatati; ognuno di loro affronta due ruoli: Federica D’Angelo la sposa razionale e la dipendente apparentemente insicura, Giuseppe Lanino, il fotografo inflessibile e il marito senza qualità, Edoardo Barbone, lo sposo che nasconde un segreto e lo spogliarellista disinibito, Silvia Scuderi, la donna con il cuore spezzato che vorrebbe farla finita e la capa audace.
“Camera 701”, scritto da Elise Wilk con la traduzione di Loredana Chircu, dipinge perfettamente le debolezze insite in alcune relazioni, che all’apparenza sembrano ordinarie, ma che invece nascondono desideri repressi, frustrazioni, dolori mai superati. Un buon ritmo, un riuscito sviluppo dei diversi personaggi, scambi divertenti rendono lo spettacolo molto godibile.
Roberta Usardi
Fotografia di Giulia Mastellone








