Il jazz secondo Elisabetta Guido

La cantante torna sul palco di JAZZMI con due appuntamenti. Accompagnata da musicisti con cui condivide un profondo dialogo artistico, l’artista racconta il valore dell’improvvisazione, la magia dell’interplay e il legame con una musica che continua a regalarle emozioni e nuove sfide. Perché, come spiega nell’intervista, la vera essenza di un concerto è condividere con il pubblico la passione per la musica più amata.
Il 22 e 23 ottobre sarai protagonista di due appuntamenti al JazzMi: come saranno strutturate le due serate e che tipo di esperienza vuoi offrire al pubblico?
Sì, il 22 e il 23 ottobre sarò al JazzMi, come ogni anno da tanti anni. Sarò, come sempre, felice di esserci e di condividere con il pubblico l’emozione continua, per me, di un repertorio, come quello jazz, nel quale sono cresciuta (mio papà era un jazzista per diletto e mi ha riempito di ascolti sin dalla tenera età) e che non è mai banale e comporta ogni volta affrontare una grande sfida con sé stessi, come un grande e complicato gioco di virtuosismo anche improvvisativo, anche se sempre al servizio dell’espressività, che per me è fondamentale.
Ci saranno differenze tra il concerto del 22 e quello del 23 ottobre? Avremo due scalette diverse, ospiti o momenti particolari pensati per ciascuna serata?
Sì, il 22 suoneremo il repertorio di Thelonius Monk, una grande sfida per chiunque, sia al livello di esposizione dei temi, sia al livello improvvisativo, con tutte le magiche e uniche modulazioni armoniche che lo caratterizzano, con l’ausilio, per la voce, dei testi scritti sulle musiche di Monk dalla grande Carmen McRae.
Il 23 invece sarà una serata più giocosa, con la presenza di ospiti, in particolare 3 miei allievi della classe milanese di jazz dell’Accademia “Art of Singing”, di cui sono direttrice. Il repertorio comprenderà musiche da Miles Davis in poi, un omaggio al “jazz moderno”, con anche qualche mia composizione.
Quanto spazio avrà l’improvvisazione durante i live e quanto, invece, sarà tutto costruito e preparato in anticipo? C’è qualcosa che può cambiare radicalmente da una sera all’altra?
Di solito non proviamo con i miei musicisti per andare in concerto. Ci affidiamo molto all’estro del momento, in una performance molto basata sull’improvvisazione e sul “vedere cosa succede”. Ci capiamo fra noi al volo con una gestualità significativa, tipica del jazz concert e c’è molto interplay fra noi, cioè ci ascoltiamo moltissimo e cerchiamo di costruire sonorità insieme.
Solo per il repertorio di Monk proveremo un paio di giorni prima, perché è obiettivamente piuttosto ostico e a volte ci sono introduzioni e finali scritti dall’autore e pedali di accordi “dati” per improvvisarci sopra.
Con quali musicisti salirai sul palco e quanto è importante, nella tua idea di concerto, il dialogo tra la tua voce e gli strumenti?
Sarò sia il 22 sia il 23 con Gabriele Orsi alla chitarra, Giorgio Vogli alla batteria e, come special guest, il grande Luca Garlaschelli al contrabbasso.
Il dialogo fra me e loro, come dicevo anche più sopra, è fondamentale. Giochiamo e costruiamo insieme.
Il pubblico del JazzMi è molto eterogeneo: come hai immaginato il rapporto con la platea e quanto vorresti coinvolgerla nel corso delle due serate? In passato, come ti sei trovata a partecipare a questa importante manifestazione?
Vero, il pubblico è molto eterogeneo eppure egualmente interessato, nonostante il jazz sia “di nicchia”. Per quanto riguarda il coinvolgimento del pubblico, anche quello che ne sa meno di jazz è stimolato e segue bene se intuisce e sente la nostra emozione nel suonare. E vedo che spesso gli spettatori si incantano quando ci vedono interagire, fare interplay.
Sono stata sempre molto felice di partecipare al jazz festival milanese, è un bel banco di prova e Milano è splendida quando anche nei supermercati ascolti jazz nel periodo del JazzMi. Senti una valorizzazione che purtroppo si sente poche volte in questo ambito musicale, così “di nicchia”.
Se qualcuno non ti ha mai ascoltata dal vivo e sta pensando di venire al JazzMi il 22 o il 23 ottobre, cosa gli diresti per convincerlo a partecipare alle serate?
Beh, credo che gli direi: “Vuoi condividere con me la mia emozione, ascoltando la musica che più amo mentre la eseguo?” Credo sia l’argomento più convincente per andare a seguire qualunque concerto.
Fotografia di Roberto Cifarelli
https://www.instagram.com/elisabettaguido/








