“Confesso che ho vissuto”: due solitudini a confronto al Teatro Franco Parenti di Milano

Fino al 31 ottobre è in scena presso il Teatro Franco Parenti di Milano “Confesso che ho vissuto”, di Marco Archetti e Francesco Brandi, con la regia di Raffaele Latagliata.
I protagonisti sono due uomini, Francesco Beghelli (Francesco Brandi), un giovane che desidera stare isolato dal “mondo fuori”, fatto solo di problemi e insidie, e Ulderico Di Rosa (Marco Balbi) un settantacinquenne che vive da solo al terzo piano dello stesso palazzo in cui risiede Francesco. Due solitudini totalmente diverse, ma attratte l’una dall’altra: se da un lato Francesco ritiene che l’uomo “dal nome visigoto e cognome floreale” sia solo un disturbo alla sua quiete, dall’altro scorge in lui, inconsapevolmente, una spalla su cui contare, che mai avrebbe immaginato.
Il testo, narrato da Francesco a fatti già avvenuti, ha uno stile semplice e diretto, impreziosito dall’ironia intelligente che caratterizza la scrittura di Brandi che scava in profondità e tocca il cuore. Ci si sente subito vicini a Francesco, che, nella situazione di disoccupato rinchiuso tra le mura casalinghe, tra partite di calcio angolano, birre assaporate sul divano e interminabile ozio, ricorda quando abbia gioito del proprio licenziamento, e ancora di più di non avere più a che fare con la collega dotata, oltre che di prosperose misure, di una caratteristica per lui insopportabile: l’entusiasmo. D’altro canto Ulderico, in modo disinvolto e paziente, riesce ad avere la meglio sulla reticenza del giovane, trovando così un modo per allontanare la paura dell’età che avanza.
“Hai voglia di vivere solo se hai la tentazione di non averne.”
“Confesso che ho vissuto” è uno spettacolo toccante e colmo di umanità, che pone l’attenzione sull’importanza dei legami, sulla possibilità di dare e darsi la possibilità di dare e ricevere aiuto. Il rapporto tra Francesco e “il visigoto dei vivai”, come viene definito Ulderico Di Rosa all’inizio, si trasforma da intrusione a necessità, tessendo una connessione che giorno dopo giorno si rafforza sempre di più.
Le due solitudini apprendono l’una dall’altra, e proprio grazie al loto incontro, i due personaggi riescono a evolvere e ad aprirsi. La parte in cui Ulderico parla della sua vita e del fatto che non l’ha mai disprezzata, nonostante i numerosi momenti di difficoltà, è uno dei momenti più intensi dello spettacolo.
La regia di Raffaele Latagliata esalta pienamente la bravura e l’affiatamento dei due attori, Francesco Brandi e Marco Balbi, con cui si empatizza fin dai primi minuti.
“Confesso che ho vissuto” è uno spettacolo che rimane nel cuore, affronta dei temi importanti in modo leggero, ma con un linguaggio che arriva fin nel profondo, portando, anche solo per qualche istante, a riflettere sulle proprie scelte e alle eventuali conseguenze da esse derivate, agli incontri casuali e a come ciò che in un primo momento ci infastidisce si possa trasformare in qualcosa di grande valore.
Roberta Usardi








