Arrivano i Fools: Triduo del Giullare per la prima edizione di “Fools” al Teatro Oscar di Milano

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”
Giorgio Gaber
Sembra davvero ispirata a questi celebri versi “gaberiani” l’iniziativa che Giacomo Poretti, celeberrima colonna del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) e da qualche anno anche Direttore del Teatro Oscar e degli Angeli di Milano, ha voluto creare: una serata speciale in cui quattro giullari (Luca Ravenna, Mattia Stanga, Tindaro Granata e Filippo Caccamo) sono protagonisti e si confrontano, attraverso visioni tra loro diverse, mai banali e tutte molto divertenti, con questo enorme tema: la libertà. Ad accompagnarli, la musica dal vivo di una band di giovanissimi musicisti al loro esordio: i Punti Neri.
La libertà va in scena. E il pubblico risponde.
La seconda tappa del Triduo del Giullare e di FOOLS – Festival del Giullare, è stata una serata da tutto esaurito, accolta con entusiasmo da un pubblico numeroso e partecipe che ha trovato nella risata un terreno d’incontro con quattro artisti provenienti da esperienze e linguaggi profondamente diversi.
La libertà, tema intorno al quale si sviluppa lo spettacolo, può essere declinata in molti modi: libertà di espressione, di pensiero, di essere sè stessi, di sottrarsi alle convenzioni. Ma c’è anche una libertà che prende forma nella relazione, nella possibilità di condividere uno spazio e un’esperienza: proprio quella che si manifesta a teatro, dove la presenza degli spettatori non è un dettaglio accessorio ma una componente essenziale dell’evento scenico. E quando la sala è piena, risponde, si diverte e si lascia coinvolgere, la partecipazione evocata da Gaber smette di essere soltanto una suggestione e diventa esperienza concreta.
Sul palco si alternano Luca Ravenna, Mattia Stanga, Tindaro Granata e Filippo Caccamo. Quattro percorsi differenti, e in questo caso anche quattro modi di intendere la comicità e il rapporto con il pubblico: la stand-up comedy, il linguaggio dei social, il teatro di ricerca e d’impegno civile e la buona scrittura comica capace di fondersi con l’improvvisazione. Non un confronto tra mondi contrapposti, ma un incontro che dimostra quanto il palcoscenico possa essere uno spazio aperto nel quale le differenze diventano risorse.
Gli artisti, adattando efficacemente al tema della serata testi già presenti nei rispettivi repertori o lasciando spazio all’improvvisazione e al dialogo diretto con la platea, sono riusciti a trasformare le reazioni degli spettatori in occasioni di divertimento e complicità. Ne è nato un andamento dinamico, nel quale la struttura dei singoli interventi si è in alcuni casi intrecciata anche con l’imprevedibilità dell’incontro dal vivo.
Luca Ravenna, tra i nomi più affermati della stand-up comedy italiana, ha portato in scena il proprio sguardo ironico sulla realtà, confermando la capacità di questo linguaggio di intercettare contraddizioni e inquietudini del presente attraverso la comicità.
Mattia Stanga, conosciutissimo sui social, si è invece confrontato per la prima volta con il palcoscenico teatrale. Il passaggio da una comunicazione costruita per il mondo digitale a una relazione diretta con la platea rappresenta un cambiamento significativo: in teatro non ci sono schermi a fare da filtro, né la possibilità di interrompere o rivedere un contenuto, ma un pubblico fisicamente presente con cui misurarsi nell’immediatezza del momento, e Stanga dimostra di poter andare, se lo vorrà, anche in questa direzione.
Un’altra dimensione si è aperta con Tindaro Granata, che ha portato in scena un personaggio tratto da “Vorrei una voce”, progetto nato dal lavoro sviluppato dall’attore con le detenute del carcere di Messina. La figura interpretata non è una semplice invenzione teatrale, ma si ispira a una persona reale, una delle donne coinvolte in quell’esperienza.
È questo un passaggio particolarmente significativo nel contesto di una serata dedicata alla libertà, perché la libertà può essere raccontata attraverso la risata ma può anche emergere là dove è negata o limitata, nei luoghi e nelle vite che la società tende a tenere ai margini. Il lavoro di Granata ci ricorda come il teatro possa farsi ascolto, incontro e restituzione di dignità, dando voce a persone che difficilmente trovano spazio nella narrazione pubblica. Che proprio questo progetto abbia conquistato Giacomo Poretti, tanto da suscitare in lui un autentico innamoramento artistico, aggiunge un elemento di continuità tra la dimensione più propriamente teatrale e lo spirito del festival: la ricerca di esperienze capaci di superare i confini dei generi e di mettere al centro le persone.
A chiudere la serata è Filippo Caccamo, che alterna testi molto efficaci a improvvisazioni capaci di valorizzare il rapporto con il pubblico. Il risultato è una progressione comica travolgente, fino alle risate incontenibili e alle lacrime. La sua prova è la conferma di quanto una scrittura solida possa trovare nell’interazione dal vivo un ulteriore elemento di forza: il testo non è un recinto, ma una base sulla quale costruire, insieme agli spettatori, qualcosa che appartiene a quella precisa serata.
A fare da anfitrione Giacomo Poretti, che accompagna i diversi interventi con la naturalezza di chi conosce il mestiere e, soprattutto, crede fortemente nel progetto che sta presentando. La sua presenza non si limita a collegare i momenti dello spettacolo: contribuisce a definirne il clima, favorendo l’incontro tra personalità artistiche diverse. Si percepisce il suo coinvolgimento autentico, la convinzione che un festival dedicato al giullare possa offrire al teatro un’occasione per sperimentare, mescolare linguaggi e intercettare pubblici differenti.
In ultimo, un riconoscimento va anche ai giovanissimi Punti Neri, all’esordio, che accompagnano musicalmente la serata. La loro presenza completa un quadro nel quale l’esperienza di artisti affermati convive con l’energia di chi si affaccia per la prima volta sulla scena. Anche questo, in fondo, è un modo di intendere la libertà: offrire spazio, accettare il rischio dell’esordio e consentire a nuove voci di trovare il proprio posto.
Triduo del Giullare 2 non si configura dunque come uno spettacolo unitario nel senso più tradizionale del termine, quanto piuttosto come un incontro tra percorsi, sensibilità e forme espressive: la varietà degli interventi ne costituisce tanto la caratteristica quanto la ragion d’essere e Il filo conduttore non è affidato a un unico linguaggio ma alla possibilità che esperienze diverse si confrontino intorno a una parola comune.
La libertà, del resto, non coincide necessariamente con l’assenza di vincoli. Può essere la possibilità di raccontare una storia personale, di sperimentare un linguaggio nuovo, di uscire dal proprio ambiente abituale o di incontrare qualcuno che non condivide la nostra esperienza. E può essere anche quella forma di partecipazione collettiva che si realizza quando un teatro si riempie e un pubblico decide di esserci.
Il successo della serata non si misura soltanto nel tutto esaurito o nelle risate che hanno accompagnato gli artisti. Si misura anche nella disponibilità degli spettatori a lasciarsi coinvolgere, a riconoscersi in linguaggi differenti e a condividere un’esperienza che, pur nascendo dall’intrattenimento, può aprire spazi di riflessione.
Gaber ci ricordava che la libertà è partecipazione. Al Teatro Oscar, l’8 ottobre, questa partecipazione ha avuto il volto di quattro artisti, la passione di chi ha ideato e accompagnato il progetto, l’entusiasmo di giovani musicisti al debutto e, soprattutto, la presenza di una sala gremita.
Perché il teatro non vive soltanto sul palcoscenico; vive anche in ciò che accade tra chi racconta e chi ascolta, tra chi provoca una risata e chi la restituisce, tra una storia che viene offerta e qualcuno che decide di accoglierla.
E forse è proprio lì, in quello spazio condiviso, che la libertà smette di essere soltanto una parola e diventa partecipazione.
A.B.
TRIDUO DEL GIULLARE
conduce Giacomo Poretti
Musica dal vivo: I Punti Neri
Regia: Gianmarco Bizzarri
Produzione e regia Gli Incamminati, Centro di produzione teatrale








