“In questo progetto racconto ciò che non si vede, ma che ci governa”– Intervista a Ninaì

Ninaì, artista originale e che da sempre miscela le sonorità per regalarci cocktail a base di nu jazz, trip hop e avanguardia, pubblica un progetto tanto coraggioso quanto interessante: la trilogia “Soulmetry”. Ne abbiamo parlato con lei.
Ciao Ninaì, siamo felici di ospitarti. Per prima cosa: come stai? Come ti senti dopo aver pubblicato la prima parte della tua trilogia “Soulmetry”?
Sto vivendo un momento di calma vibrante. L’uscita del primo capitolo di “Soulmetry” è stata come aprire una porta che tenevo chiusa da tempo: vedere la musica prendere vita fuori dalla mia casa è un’esperienza delicata e sorprendente. C’è curiosità, stupore e un senso di libertà nel constatare che i brani iniziano il loro viaggio, incontrano persone e spazi diversi, respirando da soli.
Cosa si cela dietro questo titolo, che richiama il concetto di fato, anima gemella e profonda connessione interpersonale?
“Soulmetry” nasce dal desiderio di raccontare ciò che non si vede ma che ci governa: le forme interiori, le simmetrie emotive, le coincidenze che disegnano le nostre relazioni. È un titolo che parla di legami sottili, di attrazioni inevitabili, di quei movimenti invisibili che ci avvicinano o ci allontanano. Per me la “metria dell’anima” è un modo per dire che nulla dentro di noi è casuale.
Questo EP racchiude quattro brani originali più un remix. Quali sono i temi che tratti nelle canzoni? E come hai lavorato, invece, al suono?
I brani di “Soulmetry” sono legati da un filo comune: la ricerca di libertà e autenticità, la scoperta di sé attraverso l’istinto e l’improvvisazione, e la trasformazione come esperienza quotidiana. Ogni pezzo esplora una sfumatura diversa di questi temi, dall’equilibrio tra disciplina e libertà in “My Rules”, alla parte più selvaggia e intuitiva di “Wolf”, fino alla percezione del tempo e della mente in “State of Mind”, e alla dimensione visionaria e simbolica di “Moonlight”. Ho registrato tutto in home recording, una scelta predominante supportata da Flavio Ferri come produttore artistico, per preservare intimità, respiro e spontaneità. Il remix di Urania Kid apre invece una prospettiva alternativa sullo stesso materiale, illuminando sfumature nuove e sottolineando la natura trasformativa della trilogia.
Cosa puoi dirci dei prossimi due capitoli, che verranno pubblicati nelle prossime settimane, e che già sappiamo saranno una sorta di rivisitazione di questa parte iniziale?
I prossimi due capitoli sono come due prospettive diverse di uno stesso corpo. Cambiano i colori, la temperatura, le intenzioni. Ogni capitolo porta un cambio di pelle, come se i brani stessi decidessero di raccontarsi in un’altra lingua, mantenendo la stessa anima ma con un respiro differente.
Chi sono le persone che ti stanno accompagnando in questo percorso? E come hai affrontato con il loro aiuto l’idea, anche complessa di questi tempi, di una trilogia?
Mi accompagnano persone che hanno scelto di ascoltare prima ancora di produrre: musicisti profondi, e il team di I Low You Records nelle persone di: Emiliano Ruggiero e Aldo Axha che hanno riconosciuto subito la direzione di “Soulmetry” senza chiedermi di adattarla.
Affrontare una trilogia oggi può sembrare un rischio, ma con loro è diventato un cammino naturale. Non abbiamo mai ragionato in termini di “quantità” o “strategia”, ma di fedeltà all’intuizione. È così che il progetto si è aperto: per fiducia. La loro filosofia è “music for music lovers” ed è un credo prezioso.
Ci saranno dei live per promuovere il lavoro? Se sì, come tradurrai dal vivo il concept di “Soulmetry”?
Sì, ci saranno live, ci stiamo lavorando proprio ora. Non voglio riprodurre l’Ep in modo identico, ma portare il pubblico dentro l’origine del progetto: voce, pianoforte, qualche intervento elettronico sottile con la presenza di tutti i musicisti che hanno preso parte alle registrazioni: un’atmosfera che permetta di ascoltare anche il non detto. Dal vivo “Soulmetry” sarà più corporeo, più istintivo: qualcosa che cambia ogni sera, come se il progetto rinascesse davanti alle persone.
Ti ringraziamo per essere stata con noi e ti chiediamo di concludere con un tuo pensiero sullo stato attuale della musica, italiana e non.
La musica oggi vive una doppia vita: da un lato la fretta, la saturazione, l’algoritmo; dall’altro una sete crescente di autenticità, di profondità, di verità. Credo che stiamo attraversando un momento fragile ma fertile: chi ha un messaggio sincero, trova sempre la sua strada, anche se più lenta. È il tempo di difendere la qualità, di non avere paura della complessità e di restare fedeli alla propria voce. La musica non ha mai smesso di trasformarsi, ma continua a essere uno dei pochi luoghi dove possiamo ancora sentirci integri.
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