“I turni”: il manuale famigliare che sappiamo applicare benissimo

In scena al teatro Mercadante di Napoli dal 4 al 9 marzo, “I turni” di Cristina Comencini parte da una situazione che molti riconosceranno subito: una madre malata, tre figli adulti, e la domanda più pratica e più scomoda di tutte. Chi se ne occupa? Chi fa i turni?
La famiglia che emerge sulla scena è quella che conosciamo bene, una struttura quasi archetipica, ove i ruoli sono già scritti prima ancora che i personaggi parlino. La sorella maggiore è quella “giusta”, quella che tiene tutto insieme, organizza, si sacrifica, ed è anche la più stanca e la più irritata. La sorella minore invece, come il suo opposto, è frivola, leggera, quasi sciocca nei modi. Il fratello occupa il posto più prevedibile del maschio tanto desiderato, che arriva, fa una visita breve e poi sparisce.
I dialoghi dispiegano questo sistema familiare, un dispositivo simbolico che richiama lo psicodramma: ogni personaggio è prigioniero della funzione che la famiglia gli ha assegnato, è impegnato a eseguire il copione.
Bravissimi attrici e attore (Licia Maglietta, Iaia Forte, Andrea Renzi) nello sceneggiare momenti di crudele “verità”, dove le accuse feroci svelano i malumori ma poi tutto viene riassorbito, rassicurandoci nella formula precostituita dell’“amore fraterno”. Comencini insiste su una violenza verbale che non rompe il legame, e alla fine non mette in discussione l’idea di famiglia. Così la famiglia patriarcale continua a riprodursi anche quando viene contestata.
Un salotto borghese, divani, velluti, diventa un contenitore psicologico dove i conflitti si accumulano senza detonare. La scenografia nitida, fredda, dai contorni definiti, di Paola Comencini, è uno spazio domestico fermo nel tempo, rafforza l’impressione di immobilità. “I turni” richiama i drammi familiari dell’Ottocento, quelli della piccola borghesia, in una stanza, con pochi personaggi, le relazioni strette che diventano inevitabilmente oppressive.
Allo stesso tempo, lo spettacolo dialoga con una lunga tradizione del cinema italiano che ha raccontato la famiglia media come luogo di nevrosi e ipocrisia, come le feroci storie sentimentali di Gabriele Muccino. I personaggi si criticano e si accusano a vicenda, denunciano ingiustizie e favoritismi. Ma nulla cambia. I ruoli restano gli stessi, le aspettative pure.
Alla fine, i turni non sono quelli per assistere la madre. Sono i turni di un sistema familiare che si ripete, identico, da una generazione all’altra.
Brigida Orria







