“Sii il supereroe di te stesso!”: al Teatro Filodrammatici di Milano va in scena “De-sidera”

“De-sidera”, etimologia latina con il significato di “distanza dalle stelle” (o “mancanza di stelle”), si può interpretare anche come un allontanamento dai propri sogni o come l’assenza di una guida. Eppure sono propri i sogni, i desideri a muovere ogni passo dell’essere umano, anche se spesso è più l’atto stesso di desiderare che prevale sulla realizzazione.
“De-sidera” è anche il titolo dello spettacolo in scena al Teatro Filodrammatici di Milano in prima nazionale dall’11 al 15 febbraio 2026, in cui viene espresso il concetto di cui sopra in modo pratico nella dura società di oggi.
Il testo di Giulia Di Sacco, anche attrice in scena, e regista con Lapo Sintoni, racconta di Alice, Emilia, Francesco e Caterina, quattro giovani con sogni da realizzare, ma privi del coraggio sufficiente per riuscire a farlo. Alice vuole emergere come scrittrice, ma non riesce a ottenere quel riconoscimento che vorrebbe, e non trova pace. Emilia, la sua compagna, ha smesso di fare l’architetto da diverso tempo e, per tirare avanti, fa la barista in un locale, senza soddisfazione, ma rassegnata al fatto che le basta avere i soldi per pagare l’affitto. Francesco è un musicista e trova in Caterina la donna perfetta per lui; tuttavia, nella loro vita di coppia non sarà tutto semplice e lineare.
“La paura è vecchia come il mondo, forse più del mondo…”
Due storie e quattro personaggi con un punto in comune: volere essere felici, anche se la felicità che cercano si trova al di là delle loro paure. Sono tentati di provare a fare passi avanti, di osare, di cambiare una routine oramai superata, ma la loro volontà non è abbastanza forte. Tutti loro cercano di farsi convincere dalle parole di un motivatore, che decreta la paura come principale nemico di ogni sogno irrealizzato e che sostiene che siamo noi la primaria ragione dei nostri insuccessi.
“Sii il supereroe di te stesso!”
Tutti e quattro i personaggi hanno un forte desiderio di emergere, ma nessuno di loro riesce a spiccare il volo, e forse proprio questa mancanza di climax lascia un po’ l’amaro in bocca, anche se rispecchia molto bene la società odierna, in cui è sempre più difficile crearsi uno spazio e l’obiettivo primario di sopravvivenza è legato al denaro; i desideri rimangono mera utopia o un hobby senza pretese alimentando l’auto convinzione che non potrebbe essere altrimenti.
Giulia Di Sacco, Diana Bettoja, Francesca Macci e Lapo Sintoni hanno fatto un buon lavoro di squadra, che sicuramente si evolverà ancora di più con le repliche successive. Molto efficaci le scene di Sara Arrigotti: sul palco spicca una parete / lavagna a quadretti che imprime le parole salienti attorno alle quali si svolge tutta la storia.
“De-sidera” è uno spettacolo piacevole e che lascia scoperti i baratri in cui l’uomo periodicamente cade: la paura di non farcela, di fallire, di cambiare, di poter davvero realizzare i propri sogni. Anche se la figura del motivatore è solo un sottofondo, egli sentenzia una verità palese, nonostante non attecchisca e sembri solo l’ennesima voce che infonde ottimismo. In ottanta minuti, i quattro giovani scelgono ciò che fa loro più comodo, con un ritmo che verso la fine rallenta. Perché è bello guardare le stelle? Forse perché sono lontane e irraggiungibili, forse perché, anche se non si realizzano, a loro rimangono attaccati i nostri sogni.
Roberta Usardi








