“Gramsci Gay” al Teatro Filodrammatici di Milano: quanto è cambiata la società dal 1920 a oggi?

“Ma come è stato possibile?”
“Dove abbiamo sbagliato?”
“Perché?”
Sono queste le domande che pone immediatamente, senza perdere tempo in convenevoli, l’uomo elegante che entra improvvisamente in scena, mentre il sottofondo di voci parlottanti si quieta. Le luci si affievoliscono appena, perché non esiste la quarta parete, siamo tutti parte di un unico insieme, come in una riunione, per confrontarsi apertamente e senza timore. E sembrava proprio che le domande poste si riferissero al momento presente, perché calzavano a pennello, eppure non è così. Quelle domande invece riportano indietro nel tempo, al 1920, a Torino, quando la classe operaia ha scioperato per oltre dieci giorni, fallendo miseramente. Il loro obiettivo? La creazione un nuovo ordine sociale, non più basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
A parlare di questo fallimento e a porsi domande è Antonio Gramsci, che con la sua grinta e il suo spirito guarda bene in faccia tutti i presenti, aperto all’ascolto e al ragionamento, e il suo intento è capire se le persone siano soddisfatte della società, oppure no. E se la risposta è “no”, cosa impedisce loro di cambiarla?Attraverso una spiegazione semplice e chiara Antonio Gramsci condivide il suo pensiero, paragonando la società al corpo umano, e affermando che niente può fermare l’impatto forte di un’idea, e Gramsci credeva fermamente nella rivoluzione.
Dopo un fallimento, la cosa migliore da fare sarebbe imparare da esso per non ricadere nello stesso errore., eppure, anni e anni dopo, nel 2019, siamo ancora nello stesso punto, se non ancora più in basso, in una società congestionata, pervasa dalla difficoltà di trovare lavoro e una rabbia crescente tra le persone. Tutto ciò trova espressione nel gesto di un certo Nino (Antonio) Russo, che ha scritto “gay” sulla fronte di un murales raffigurante Antonio Gramsci. La cosa sconcertante, che emerge dall’interrogatorio a Nino in commissariato, è che il movente non aveva radici politiche, né si trattava di un atto di ribellione giovanile, pertanto il ragazzo non riesce a comprendere il motivo del suo arresto. Tuttavia, emerge in lui una parte aggressiva e frustrata, colma di rabbia e risentimento verso la sua famiglia e verso una società che non aiuta, che tenta di sfruttare ogni minima informazione sul suo gesto per fare notizia, senza interessarsi dell’altro. E anche questo è un fallimento.
Dal 20 al 25 gennaio 2026 al Teatro Filodrammatici di Milano è in scena “Gramsci Gay”, con lo splendido testo di Iacopo Gardelli che, come già accennato sopra, alimenta riflessioni importanti sulla società, tanto che viene spontaneo chiedersi se mai la rivoluzione voluta da Gramsci, quel cambio nella società qualcuno riuscirà mai a compierlo, nonostante il dominio del capitalismo e tutte le altre barriere interne ed esterne all’uomo. Magnifico e travolgente Mauro Lamantia, che conquista subito con l’ardore del suo sguardo, sia quando interpreta Gramsci, sia quando si trasforma in Nino, con l’ottima guida di Matteo Gatta alla regia.
“Gramsci Gay” è uno spettacolo che lascia il segno: il carisma di Gramsci è trascinante, ma non è stato sufficiente a creare il cambiamento. Tuttavia, non c’è rassegnazione, perché ciò che è successo (e succede) può fare da ispirazione, può essere la scintilla che fa divampare il fuoco dei cuori ribelli che guideranno le masse.
Roberta Usardi
Fotografia di Luca Luperto – Gloria Martelli








