“Welcome to Sicily”: il nuovo singolo di Cassandra Raffaele che unisce club e cantautorato

La cantautrice e produttrice siciliana Cassandra Raffaele torna con un nuovo, magnetico, capitolo discografico: “Welcome to Sicily” (261 Records/The Groove Merchants – MGM), disponibile in radio e digitale a partire da venerdì 8 maggio. Il brano è stato scritto, arrangiato, prodotto e interpretato dalla stessa artista, con il tocco al mix di Riccardo Piparo. Trascinati da questo brano, abbiamo incontrato Cassandra per saperne di più.
In “Welcome to Sicily” la Sicilia diventa quasi un personaggio visionario: quando hai capito che volevi raccontarla in questa forma così surreale e notturna?
La cosa paradossale è che non avevo alcuna intenzione di raccontarla; è stata ‘lei’ a pretendere di essere raccontata. Nei miei tre dischi precedenti non avevo mai toccato la Sicilia, se non in una canzone per Peppino Impastato, e non lo avrei mai fatto consapevolmente. In questo pezzo c’è puro istinto: mi sono ritrovata tra le mani un taccuino pieno di cose che mi mancavano visceralmente in un momento particolare della mia vita. Il resto è venuto da sé, affidando quella nostalgia ai synth e alla drum machine.
“Una donna DJ vestita Dolce & Gabbana che suona alla processione del Santo Patrono”: quanto c’è di ironico e quanto invece di profondamente reale in questa immagine?
È la Sicilia che vorrei, audace, che osa e che si fa bandiera di un cambiamento sociale importante dove le donne possono fare la differenza. Libere di dare fastidio e di essere sé stesse per quello che sono, fuori da tutti i cliché’ di femmine per bene e “riguardate”.
Il brano sembra muoversi continuamente tra sacro e club culture, memoria e rave emotivo: era un contrasto cercato fin dall’inizio?
Lo è diventato nella produzione che non ha fatto altro che seguire il flusso emotivo che stavo vivendo. Si è creata in studio una strana alchimia tra ciò che sentivo e ciò che prendeva forma sulle tracce.
Nei tuoi lavori c’è spesso una Sicilia lontana dagli stereotipi folkloristici: che rapporto hai oggi con l’idea di appartenenza?
La radice è la nostra essenza: è ciò che ci permette di fiorire ovunque, pur restando legati alla terra che ci ha visti spuntare. Puoi nascere a Vittoria e crescere a Londra, Milano o Catania, ma ogni luogo non farà altro che aggiungere un sapore nuovo al tuo frutto. Per me, ‘appartenere’ significa essere colmi di gratitudine verso chi ti ha visto germogliare, lasciandoti però la libertà di esprimerti nel mondo.
“Welcome to Sicily” ha qualcosa di cinematografico e allucinato: ci sono immagini, luoghi o ricordi precisi che hanno acceso la scrittura?
Parecchi. I luoghi dove sono nata, cresciuta, dove ho fatto l’università e i miei primi passi di cantante ma anche i primi dischi. Catania soprattutto, fonte d’ispirazione continua con le sue mille contraddizioni.
Questa canzone sembra raccontare una terra che può essere insieme ferita, magnetica e spirituale: secondo te la Sicilia oggi è ancora un luogo che “produce visioni”?
Fortemente, sì. Di recente sono stata a Palermo, in via Maqueda, l’ho percorsa tutta fino alla stazione ed è stato come leggere un compendio sulla Sicilia. Questa strada ne è il riassunto perfetto: un contrasto continuo tra splendore e disagio, integrazione e difficoltà quotidiane. È un luogo dove la nobiltà incontra la miseria in una contaminazione costante dove convivono bellezza e degrado, contaminazione e isolamento. C’è la fatica di chi tira a campare che sbatte contro lo snobismo più aristocratico. E credo che chiunque riesca a leggere tra le righe di questa strada possa comprendere una parte di umanità che non appartiene solo all’isola, ma che riflette, in scala maggiore, l’essenza stessa del nostro Paese.
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