“Un uomo in Argentina” di Roberto Maggiani: il passato non si può dimenticare

La Storia serve a ricordare il passato per permettere di procedere in modo più consapevole nel presente e poter costruire un futuro migliore, imparando dagli errori. Tuttavia, certi errori sono irreparabili e certi eventi indimenticabili, come, ad esempio, il genocidio degli ebrei voluto da Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale. Prima dell’ascesa di Hitler però, alcune famiglie di ebrei residenti in Germania sono riuscite a scappare altrove, e una delle destinazioni è stata l’Argentina. Qui si ambienta la storia di un romanzo intenso e potente, “Un uomo in Argentina” (Il ramo e la foglia edizioni, 2026, pp. 320, Euro 19,00) di Roberto Maggiani.
1975. In una tranquilla cittadina dell’Argentina, San José, vive Adrian Schneider, un uomo anziano, vedovo. A prendersi cura di lui ci pensa la cognata Loida con il marito Alejandro e il figlio Ruben, e una badante, Ania. Anche se sono passati vent’anni dalla fine della guerra, rimangono indelebili nella memoria gli orrori subiti dalla popolazione ebrea per mano di Adolf Hitler. Ania, di origini tedesche, si è trasferita con i genitori in Argentina prima che il partito nazista si insediasse completamente, ma le sue zie e i nonni hanno scelto di restare in Germania, e vennero deportati e uccisi ai campi di concentramento. Anche il signor Schneider ha origini tedesche, e al suo arrivo in Argentina, già in età matura, ha trovato in Dalma, la sorella di Loida, la propria compagna di vita. Una mattina, sul giornale esce una notizia sconvolgente: l’uomo che Adrian aveva presentato come suo procugino, viene identificato come ex nazista. Sia la famiglia di Adrian sia Ania, che porta dentro di sé il dolore per la parte di famiglia morta nei lager, non riescono a crederci. Adrian invece non si sbilancia, anche se viene più volte messo alle strette da diversi componenti della famiglia, che desiderano conoscere la verità. Gli equilibri sono compromessi, i dubbi si infittiscono e una domanda perseguita ognuno di loro: chi è veramente Adrian?
“La persistenza e il valore dei ricordi sono mutevoli, ce ne sono alcuni che restano nel cervello e dei quali non si parlerà mai con nessuno, nessun altro li ha, né li avrà, appartengono soltanto a chi possiede quel cervello, possono essere belli, brutti o neutri.”
Roberto Maggiani ha creato una storia che colpisce e penetra nelle ossa. Il personaggio di Adrian, così austero e quasi sempre impassibile, entra in contrasto con gli altri, che danno libero sfogo alle proprie emozioni, a volte anche agendo sopra le righe. La narrazione in terza persona offre una visuale dall’alto completa: il lettore entra in confidenza con i personaggi a poco a poco, scoprendo non solo il loro presente, ma anche il loro passato, la loro storia personale, le loro scelte e le motivazioni che li spingono ad agire. L’autore ha messo insieme con grande abilità dati e personaggi storici reali a nomi di fantasia, che vengono evidenziati nelle Note al Testo in fondo al libro.
“Un uomo in Argentina” è un libro magnetico, in cui si viene lentamente risucchiati, e da cui emerge prorompente la complessità, e a tratti la spietatezza, dell’animo umano. Per non dimenticare.
Roberta Usardi








