“Ago”, un brano strumentale in ricordo di un caro amico scomparso – Intervista al compositore Salvo Ferrara

Lo scorso 18 settembre è uscito “Ago”, il nuovo singolo del compositore Salvo Ferrara, un brano strumentale tra memoria, amicizia e silenzi condivisi, nato dal ricordo di un caro amico scomparso. Pianoforte e violoncello sono i protagonisti di un dialogo essenziale e sincero. Il videoclip vede la collaborazione di Ester Cardella, che ha contribuito alla costruzione di un immaginario sospeso tra dimensione antica, mito e storia dell’arte. Per saperne di più su questo brano, abbiamo fatto qualche domanda all’artista.
“Ago” nasce dal ricordo di un amico scomparso: quando hai sentito che quel legame poteva trasformarsi in musica?
Con “Ago” ho condiviso tanti anni di attività musicale fatta di concerti, luoghi, esperienze e progetti. Scrivere un brano in sua memoria non è stato un pensiero immediato, ma una decisione maturata consapevolmente, a mente fredda, per lasciare una traccia tangibile del nostro rapporto personale ed artistico.
Quanto è stato difficile tradurre un’esperienza così personale senza ricorrere alle parole?
Quando, al pianoforte, è nata la prima cellula del brano, non avevo in mente di comporre un brano dedicato ad una persona fisica né, tanto meno, al mio amico scomparso. Pian piano, quando la scrittura ha cominciato a fluire, ho percepito che erano quelle erano le note migliori per esprimere il mio sentimento. E quelle note dicevano tutto, senza bisogno di parole.
Nel brano l’assenza sembra diventare una forma diversa di presenza. Che cosa significa per te continuare un dialogo attraverso la musica?
La musica ha il potere di perpetuare nel tempo l’intero spettro degli stati d’animo. In questo caso posso affermare che il brano ha una doppia valenza: sottolinea la continuità del rapporto oltre la presenza fisica e, parimenti, cerca di rafforzare il concetto di comunanza universale. In questo senso i suoni hanno forza evocativa, ci inducono a riannodare i pensieri ed a rielaborare le nostre emozioni.
Il titolo “Ago” rimanda direttamente alla persona alla quale è dedicato oppure possiede anche un significato simbolico?
“Ago” è l’abbreviativo di Agostino, quindi è direttamente collegato alla persona. Ma è anche, con una diversa e personale accezione, un indicatore di intensità del rapporto emotivo che nel tempo si è consolidato.
C’è un ricordo preciso del vostro percorso umano e artistico che ha guidato la composizione?
Dal punto di vista professionale, i momenti che mi tornano con più frequenza in mente sono legati alle sessioni di registrazione in studio. In quei luoghi, asettici, ovattati, dove spesso si respirano tensioni sotterranee, fra noi due si stabiliva una connessione particolare, spesso fatta di soli sguardi. In lui, la ricerca di un segno di approvazione da parte mia, di una parola, di una indicazione precisa in merito all’esecuzione della partitura; in me l’attesa di una performance intrisa di talento, la gioia di ascoltare il succedersi delle note, l’entusiasmo per l’obiettivo spesso raggiunto quasi istantaneamente ma, a volte, conquistato dopo lunghe sessioni.
Che cosa vorresti arrivasse a chi ascolta il brano senza conoscere la storia da cui nasce?
Come già accennato, al di là della vicenda personale, mi auguro che “Ago” trasmetta un concetto condivisibile. Dal punto di vista strettamente strutturale il brano esprime un approccio espressivo minimale, essenziale ma profondo che, metaforicamente, traduce il personale bisogno di vivere tentando di eludere le sovrastrutture che spesso ci ingabbiano. La complessità, tipica del nostro tempo, tende inesorabilmente a disumanizzare i rapporti interpersonali, ad azzerare i margini di autonomia; per tale motivo ritengo sia importante tornare ai fondamentali, il che non significa regredire e farsi trovare impreparati al cospetto del futuro, ma essere maggiormente consapevoli del potenziale che ognuno di noi porta dentro.
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