Il Teatro Nō giapponese celebra Leonardo Da Vinci con uno spettacolo in prima assoluta al Teatro Menotti di Milano

Giovedì 23 settembre ha avuto luogo presso il Teatro Menotti di Milano, un appuntamento importante che ha voluto celebrare il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, con la presenza in sala del Console Generale Aggiunto del Giappone a Milano Mitsuhiro Wada. Per questa ricorrenza lo Yamamato Noh Theater con Sachiko Nakajima & Kurage Band hanno ideato e creato un nuovo progetto di teatro Nō giapponese incentrandolo su uno dei più grandi artisti italiani mai esistiti: Leonardo Da Vinci. Un grande onore e omaggio all’Italia da parte di una tradizione artistica che è stato riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
Per chi non conoscesse il Teatro Nō l’esperienza di assistere a uno spettacolo di questo genere potrebbe risultare alquanto insolita, perché porta in scena un modo di fare teatro indubbiamente splendido e antichissimo, ma molto lontano da quello a cui noi occidentali siamo abituati. Il Teatro Nō giapponese è ricco di suoni, e viene accompagnato da un’orchestra che annovera 4 strumenti musicali: il nōkan (脳幹), una specie di flauto dolce, e tre strumenti a percussione: il kotsuzumi, l’otsukumi, definito lo strumento più doloroso da suonare per la durezza del materiale da percuotere, e infine il taiko. L’insieme di questi strumenti crea un insieme sonoro molto particolare, a cui si unisce anche la kakegoe (掛け声) ovvero dei richiami vocali, che fanno da incitamento alle divinità, affinché si manifestino.
Il primo dramma portato in scena è un dramma dal titolo “Shōjō” (猩猩), famoso in Giappone, ambientato in Cina, che parla dell’incontro tra un uomo di nome Kōfū e lo Shōjō del titolo, ovvero un personaggio mitologico, uno spirito dell’acqua dai lunghi capelli rossi amante del saké.
La performance vede entrare prima la formazione musicale e poi, in uno splendido costume, l’attore che interpreta Kōfū, che inizia a cantare la sua storia, con voce gutturale e melodia monotona, che il pubblico può seguire grazie ai sovratitoli sullo sfondo. Quando entra il protagonista, Shōjō, con un costume sfarzoso, una maschera sul volto e lunghi capelli rossi, si è già entrati in una dimensione di teatro peculiare, con molta staticità e concentrazione sul testo, molto evocativo. La danza che Shōjō esegue ha movimenti molto precisi e semplici, a volte accompagnati dal ventaglio che porta in mano.
Tra la fine di quest’opera e l’inizio di “Leonardo Da Vinci” si sente suonare la Kurage Band, che fa da introduzione al nuovo dramma su uno stile decisamente moderno, con musica jazz. Tuttavia è solo un intermezzo, perché anche per il nuovo spettacolo è l’orchestra di teatro Nō a costruire la colonna sonora. Il personaggio di Leonardo Da Vinci + il protagonista e con il suo canto racconta chi è e la difficoltà di trovare gli strumenti adatti per la sua arte, fino a quando non viene raggiunto, in un momento di solitudine, da uno spirito divino, definito come “padre del talento” con abiti bellissimi e una maschera sul viso: sarà lui a donare a Leonardo un pennello e un recipiente vuoto, a simboleggiare la strada dell’essere e quella del non essere. A testimonianza della grande arte di Leonardo farà la sua entrata una figura femminile, dai lunghi capelli neri e anch’essa con la maschera, a rappresentare “La Gioconda”, una delle opere più famose dell’artista italiano.
Una vera emozione poter vedere la storia di un artista italiano con gli occhi di una tradizione antica come quella giapponese; un vero successo di pubblico, nonostante la differenza tra le culture.
Ci auguriamo che il legame con il Giappone duri non solo per altri 160 anni, ma per sempre, e che non manchino mai occasioni di incontro come questo, che avvicina l’arte e i cuori di due Paesi lontani, ma in sintonia.
Roberta Usardi








