“Cost of living” al Teatro Franco Parenti di Milano: due storie tra solitudine e necessità

Qual è il “costo della vita”? E fino a che punto possiamo arrivare per sostenerlo? Una possibile risposta viene offerta da “Cost of living”, il testo di Martyna Majok vincitore del Premio Pulitzer 2018 per la Drammaturgia, che tratta il delicato argomento della disabilità attraverso due storie, quelle di Eddie e Ani e di John e Jess.
In scena al Teatro Franco Parenti di Milano, fino al 28 novembre in prima nazionale con la splendida regia di Raphael Tobia Vogel, precisa e profonda, “Cost of Living” offre una duplice visione dei rapporti umani, quando tra i sentimenti e i desideri si frappone la disabilità e l’impotenza. A rompere il ghiaccio è Eddie, camionista disoccupato di cinquantacinque anni, che prova a trovare conforto nel bere, rivolgendosi al pubblico con il suo monologo sentito e carico di dolore e rimpianto, tentando di non affogare nella tristezza tramite l’ironia, mentre torna con la mente agli ultimi mesi.
“La merda che ti succede non è fatta per essere capita.”
Tre mesi prima Eddie era faticosamente riuscito a ricucire un rapporto con la ex-moglie Ani, che dopo un incidente, è rimasta tetraplegica. Nonostante Eddie avesse già un’altra donna al suo fianco, non è riuscito ad abbandonare la ex-moglie dopo quello che le è successo. Lei, di rimando, cova rabbia e dolore, e non riesce ad accettare che l’ex-marito sia così presente dopo l’evento che le ha cambiato totalmente la vita. Il loro matrimonio è finito dopo vent’anni, un incidente può davvero far cambiare le cose? Pietro Micci e Sara Bertelà, con la loro meravigliosa interpretazione, dimostrano quanto sia difficile tornare a fidarsi e ad affidarsi l’uno all’altra, superando l’orgoglio e accettando il proprio lato più debole. Eddie ha un modo di fare teneramente impacciato, forse non sa comprende subito cosa vuole davvero, ma lo scopre grazie al confronto con Ani; dall’altra parte Ani, nonostante non possa muoversi, non si piange addosso, e tenta di cavarsela come può, arresa al suo nuovo stato. Quello che alla fine emerge dalla loro relazione è una forma d’amore sempre viva e profondamente intima, che va oltre i limiti fisici.
Parallelamente si svolge anche la vicenda di Jess, venticinquenne laureata a Princeton, che si presenta per un colloquio a casa di John, ricco studente obbligato sulla sedia rotelle per una paralisi cerebrale. John la assume come assistente dopo che lei ammette con sincerità di avere bisogno di soldi.
“Quanta vita hai vissuto?”
Jess fatica ad arrivare a fine mese e oltre ad assistere John lavora come barista, tuttavia non basta ad acquietare il suo animo. John invece, nonostante abbia bisogno di qualcuno per espletare le esigenze quotidiane, possiede una spiccata intelligenza e rispetto a Jess, risulta molto più forte d’animo. Il rapporto tra i due subirà una svolta e ad un certo punto Jess dovrà fare i conti con le proprie paure. Filippo Lai e Martina Sammarco sono magnifici nei loro ruoli, e nel mostrare una visione insolita della situazione in cui si trovano: pur essendo John ad avere bisogno di assistenza, alla fine è Jess che, più di lui, ha bisogno di aggrapparsi a qualcuno per paura di affondare.
La regia di Raphael Tobia Vogel unisce su un unico piano i due spazi in cui le due storie si sviluppano (lode alle scene di Margherita Palli), in quadri alternati, che a poco a poco trovano un punto di congiunzione. Le figure di Ani e John risultano quelle più centrate e determinate, mentre Eddie e Jess vacillano, e per questo trovano nel loro incontro un appoggio importante. Un cast straordinario diretto egregiamente. Un plauso anche alle musiche originali di Andrea Cotroneo.
“Cost of living” è uno spettacolo che va visto: ha una delicatezza poetica nel raccontare la solitudine, i propri bisogni e come ognuno si rapporta con essi.
Roberta Usardi










