“Il mio nome è Maria Stuarda”: il sentito monologo di Marina Rocco al Teatro Franco Parenti di Milano

Una platea piena, sul palco uno sgabello e un microfono; quando si spengono le luci cala un silenzio carico di attesa. Per una manciata di secondi non accade nulla, poi, da una porta laterale, in sala, emerge una giovane donna, che lentamente si fa strada e raggiunge la sua postazione. É guardinga, forse un po’ tesa e in soggezione, e tiene in mano degli articoli di giornale.
“Sono qui per dirvi come è andata.”
La giovane donna si rivolge al pubblico e si presenta come Maria Stuarda, ricordando che il padre ha voluto darle appositamente il nome di una regina come buon augurio. La sua vita, in una famiglia povera, è stata modesta e non priva di difficoltà. Tuttavia, grazie al suo bell’aspetto, perché “chi ha una bella faccia, ha un buon potere” si è sposata con un uomo gentile, anche se tutt’altro che bello, e si ritiene fortunata. Quando lui viene chiamato in guerra – siamo verso la fine della Seconda Guerra Mondiale – e rimane disperso in Russia lei rimane sola, e per poter sopravvivere si mette alla ricerca di un lavoro, senza successo, fino al giorno in cui in paese viene trovato il corpo di una donna caduta da un palazzo, un’operaia del calzaturificio di zona; Maria Stuarda pensa subito, non senza sensi di colpa, al suo posto ora vacante e corre subito a proporsi di prendere il suo posto, e il datore di lavoro glielo concede.
“È il caso che sceglie chi vive e chi muore.”
“Il mio nome è Maria Stuarda”, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 24 febbraio all’8 marzo, è la storia di una donna come tante, che continua a guardare il mondo con umiltà e ingenuità mentre viene travolta dalla natura violenta e crudele di uomini corrotti da vizi e gelosie. Il suo bell’aspetto suscita invidia nelle donne e attrazione negli uomini, e lei, che non ha colpa di questo, fatica a difendersi, anzi, non smette mai di sentirsi grata verso ciò che ha, anche se le provoca dolore.
Il testo di Nicoletta Verna attraversa in modo delicato e profondo la vita di una donna, la cui unica colpa, se così si può chiamare, è quella di volersi proteggere da chi vuole approfittarsi di lei, e Marina Rocco è perfetta per il ruolo, riesce a donare a Maria Stuarda una spontaneità commovente, con un tocco di sottile e amabile ironia, creando fin da subito empatia in chi la ascolta. Un’interpretazione sentita e viscerale, accompagnata da una costante umiltà, senza alcuna pretesa né cenni di malizia. La regia di Andrea Piazza si muove in totale allineamento con il testo, esaltando i momenti più toccanti.
La colonna sonora dal vivo, grazie al sassofono di Marina Notaro aggiunge il giusto pathos al fluire della narrazione, così come i bellissimi costumi di Simona Dondoni e il disegno luci di Massimo Mennuni.
“Il mio nome è Maria Stuarda” è una testimonianza sincera che arriva diretta al cuore degli spettatori. Scroscio di applausi meritatissimi.
Roberta Usardi
Fotografia di Alessandro Villa








