“Chicken Impossible” di Anne C. Voorhoeve: quattro galline come testimoni di un omicidio

Nella cittadina di Spandau, non molto distante da Berlino, viene commesso un omicidio. Lo riporta il Berliner Morgenpost, ma il giornale dice anche un’altra cosa: le uniche testimoni della tragedia sono quattro galline. Sembra surreale, eppure è così. Solamente loro, le quattro galline, hanno assistito in prima persona agli eventi che hanno coinvolto Hilde e Helene, due sorelle anziane che condividevano nella stessa casa, seppure in due appartamenti separati.
Questa è la curiosa premessa di “Chicken Impossible” (Emons, 2026, pp. 320, euro 15,50, traduzione di Claudia Crivellaro) di Anne C. Voorhoeve, un giallo lontano dai soliti schemi, originale e gustosamente bizzarro, che parallelamente alla storia che coinvolge le due sorelle, delinea in modo esilarante ciò che (presumibilmente) avverrebbe in un pollaio, formato da galline già perfettamente istruite dalla propria mamma chioccia, e per questo pronte ad affrontare la propria strada.
“Lo sapeva che le galline discendono dai dinosauri? Siamo noi le ultime eredi di quegli esseri colossali che dominavano la Terra molto prima dell’uomo. Come siamo finite a dipendere così tanto dagli esseri umani resta un mistero. Se al mattino qualcuno non ci apre la porta del pollaio, siamo spacciate.”
La narrazione in terza persona viene utilizzata per raccontare la vita, presente e passata, delle due sorelle: il loro rapporto, la loro famiglia di provenienza e alcuni momenti cruciali che le hanno segnate indelebilmente. Hilde, la maggiore, si porta dentro lo scontento, alimentato fin da bambina, nel vedersi malvoluta agli occhi della madre, che, alla nascita di Helene, non le riserva più le dovute attenzioni. Questo fatto porterà Hilde a non trovare mai la felicità, cosa che invece, accade ad Helene, pur affrontando una vita tutt’altro che priva di ostacoli, l’ultimo dei quali l’accudimento della madre malata. Il rapporto tra Hilde e Helene non è mai stato armonioso, e continua a non esserlo anche dopo la morte della madre. Dopo aver stabilito di condividere la stessa casa, Helene decide di acquistare delle galline per avere un po’ di conforto e sana compagnia, oltre alla comodità di avere uova fresche. L’arrivo di Amy e Rocky (razza Amrock), e Susi e Heidi (razza Sundheimer), sarà un evento fondamentale: le quattro pennute coglieranno ogni minimo dettaglio e faranno di tutto per farsi capire e, alla bisogna, rendersi utili.
“persino alla schiera di galline più attenta risulta difficile filtrare, nella moltitudine di emozioni che un essere umano emana, quelle che non sono oneste. Nessuna di noi era stata avvertita che un essere umano poteva simulare dei sentimenti, nemmeno le Sundheimer, che avevano ricevuto lezioni supplementari dalla loro chioccia prima di mettersi in cammino.”
In aggiunta alla narrazione in terza persona, già menzionata sopra, si aggiunge un punto di vista diverso e peculiare, quello, narrato in prima persona, di Rocky, una delle quattro galline, colei che diventerà la “prima gallina” del pollaio, la leader che ha il compito di appianare contrasti e favorire la collaborazione. Il lettore avrà a disposizione ogni voce in capitolo, ma rimarrà allo scuro fino all’ultimo sul vero svolgimento dei fatti. L’incipit del romanzo riporta l’evento già compiuto, senza però specificare le dinamiche, né chi sia la vittima o il carnefice. Da lì partirà il flashback fino a pochi mesi prima, al momento dell’arrivo delle quattro galline alla loro nuova destinazione.
Anne C. Voorvose ha ingegnosamente stilato un giallo fuori dal comune, che a poco a poco viene portato alla luce nei minimi dettagli, perlustrando in primis i legami familiari e affettivi, i traumi, il non detto e le azioni irreparabili causate dalla mancanza di comunicazione diretta e sincera, prima con se stessi e poi con gli altri. La parte dedicata alle galline invece offre un’ipotesi di società parallela, non privo di difficoltà, ma con un innato istinto che vale più delle elucubrazioni mentali umane. Anche se non sapremo mai cosa si nasconde davvero nel cervello di una gallina, l’autrice offre, con questo romanzo, una godibilissima e interessante prospettiva.
Roberta Usardi










