“Che gran casino diventare grandi” di Helga Dentale

Il libro “Che gran casino diventare grandi” (Lindau, 2026, Collana Grandi avventure seguendo una stella, pp. 112, euro 13) di Helga Dentale – docente per la formazione e ideatrice del Metodo Teatro in Gioco® – è uno di quei libri che non ti parlano dall’alto, ma si mettono proprio accanto a te e lo fanno con una voce speciale, una voce che sembra davvero quella di una bambina. Non in senso ingenuo o superficiale, ma in quel modo autentico, diretto, senza filtri, che riesce ad arrivare dritto dove serve. Qui è Alice a parlare, ma insieme a lei a parlare siamo un po’ tutti noi.
La cosa che colpisce di più è proprio il linguaggio, semplice, essenziale, quasi disarmante, ma dentro quella semplicità c’è tantissimo. È come se fosse il nostro io bambino a parlare, quello che spesso mettiamo a tacere e a riportarci indietro nel tempo, facendoci ricordare emozioni, sensazioni, piccole esperienze che abbiamo vissuto tutti nel percorso, spesso complicato, per diventare adulti. È un libro che fa in modo che riaffiorino le domande che ci facevamo da piccoli, quelle senza risposta chiara, quelle un po’ scomode: “Perché succedono certe cose?”, “Perché gli adulti sono così?”, “Cosa vuol dire crescere davvero?”
Il libro non dà risposte definitive, ma le accoglie, le lascia esistere. E questo lo rende profondamente umano. Dentale tocca temi universali, come il rapporto con i genitori, con i nonni, l’amicizia, i primi sentimenti, la curiosità, i valori. Ma lo fa senza mai appesantire e sempre in un confronto continuo con il mondo degli adulti. Questi temi, infatti, non restano mai solo “dalla parte dei bambini”, ma vengono messi costantemente in dialogo con i pensieri, le reazioni e i modi di vedere di un adulto di riferimento. Tutto è raccontato con una leggerezza che non è superficialità, ma delicatezza. È come se ogni cosa venisse spiegata con parole piccole, ma capaci di contenere significati grandi. Leggendolo, si ha davvero la sensazione di fare un passo indietro nel tempo, non in modo nostalgico fine a sé stesso, ma come un ritorno a qualcosa di essenziale, che forse abbiamo dimenticato: la capacità di sentire in modo puro, di stupirsi, di fare domande senza vergogna.
“Che gran casino diventare grandi” non è un libro che vuole insegnarti come diventare grande. Piuttosto ti ricorda cosa hai provato mentre lo stavi diventando e in questo “casino”, che poi è la vita, ti fa sentire meno solo e più vicino al modo di pensare dei più giovani. È un libro semplice, sì. Ma di quella semplicità rara che arriva in profondità. Non è un libro “perfetto”, ma è vero. E a volte, quando si parla di crescita, la verità conta molto più della perfezione.
Giulia Di Nallo








