“TRE SORELLE. Nevica Che senso ha?”: Liv Ferracchiati mette in scena il capolavoro di Čechov all’Elfo Puccini di Milano

“A Mosca! A Mosca! A Mosca!”
Anton Čechov – Tre sorelle
Ci sono registi che mettono in scena i classici; e poi ci sono artisti che li attraversano, li riscrivono, li abitano fino a renderli materia personale: Liv Ferracchiati appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il suo “Tre sorelle”, visto il 12 maggio al Teatro Elfo Puccini, non è una semplice rilettura di Čechov ma una vera e propria “sovrascrittura”, come lui stesso la definisce. E il termine è preciso: perché il testo originale rimane visibile sotto la superficie, ma continuamente attraversato da innesti contemporanei, deviazioni, fratture, confessioni. Ferracchiati riesce ancora una volta a imprimere una cifra personale, assolutamente riconoscibile, al materiale che maneggia. Non tanto per volontà di stupire, quanto per quella necessità, ormai rara, di interrogare davvero il classico senza trattarlo come un monumento da restaurare.
Il risultato è uno spettacolo immerso in un’atmosfera di movimentata immobilità, dove il tempo sembra bloccato in una sospensione disperata. I personaggi parlano, si agitano, desiderano partire, cambiare vita, andare altrove. Ma tutto resta fermo. O forse marcisce lentamente. E proprio questa sensazione di stallo è uno dei “cuori emotivi” dello spettacolo. Le sorelle di Čechov — e insieme quelle di Ferracchiati — sembrano vivere in un eterno “non ancora”, incapaci di lasciare davvero il luogo fisico e mentale in cui sono intrappolate. L’impressione è che il futuro venga evocato come si evocano certe formule magiche: più per sopravvivere al presente, che per reale fiducia nella possibilità di un cambiamento.
La regia lavora bene, e in maniera raffinata, su questa tensione. Anche quando inserisce elementi contemporanei, Ferracchiati non cerca mai la scorciatoia dell’attualizzazione facile. Piuttosto, costruisce cortocircuiti: tra linguaggi, epoche, posture emotive. Alcuni momenti sembrano dirci che Čechov parlava già di noi, altri che siamo noi a essere rimasti prigionieri delle stesse domande. Non a caso il sottotitolo, tratto dal testo originale (“Nevica. Che senso ha?”) termina con un punto interrogativo che rimanda a un quesito universale, eterno, irrisolto e irrisolvibile.
Non tutte le scelte, magari, convincono allo stesso modo. L’utilizzo dello spazio fuori dal palco, con alcune scene recitate tra il pubblico, porta con sé pregi e difetti potendo risultare, a seconda di dove si è seduti, particolarmente immersivo o penalizzante. Nel mio caso ho potuto apprezzare da vicino, vicinissimo, alcune scene davvero intense ed emotivamente coinvolgenti, mentre altre (per esempio una scena importante come quella del duello) non mi sono state visibili.
Non c’è dubbio che questa scelta registica sia coerente con l’idea di frammentazione e dispersione che attraversa lo spettacolo, e con altrettanta sicurezza sono convinto che in futuro Ferracchiati avrà la capacità di gestirla al meglio, valorizzandone l’effetto di coinvolgimento e allo stesso tempo assicurando la piena visione di tutte le scene da parte degli spettatori.
In generale ciò che maggiormente impressiona, insieme al ritmo e alla complessità drammaturgica di questo spettacolo, è il lavoro sul cast da parte del Liv Ferracchiati regista: gli attori (bravissimi) sono palesemente diretti con una precisione e una sensibilità straordinarie, tanto che ogni personaggio sembra abitare il proprio dolore in modo diverso e proprio per questo profondamente umano e credibile. Ferracchiati conferma ancora una volta di avere un rapporto raro con gli interpreti: li lascia respirare, valorizzandoli all’interno di un disegno rigorosissimo. Volendo usare una metafora sportiva, Ferracchiati è un grande Coach capace di “tirare fuori il meglio” dai giocatori che allena, sia individualmente sia nel loro dialogo con i compagni e nel loro inserimento nei meccanismi della squadra.
Quella che “Tre sorelle” mette in scena è una condizione esistenziale: il tormento interiore di chi continua a desiderare una vita diversa senza trovare davvero la forza (o forse il tempo, in un mondo che ripetutamente “rompe l’orologio”) per raggiungerla. E allora Mosca smette di essere un luogo. Diventa un’idea. Una promessa.
O semplicemente una scusa per andare avanti.
O per rimanere dove già siamo.
A.B.
Fotografia di Luigi De Palma
12 -1 7 maggio 2026 – Teatro Elfo Puccini – Milano
TRE SORELLE.
Nevica. Che senso ha?
Testo e Regia di Liv Ferracchiati
Dramaturg Piera Mungiguerra
con (in ordine alfabetico) Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Riccardo Martone, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi, Irene Villa








