Il Giardino delle Esperidi Festival: la musica popolare con Camilla Barbarito e la performance di Motus (Parte Prima)

La XXI edizione de Il Giardino delle Esperidi Festival si è svolta dal 3 al 13 luglio e anche quest’anno ha riservato un programma ricco di spettacoli, performance, e di cammino in natura.
Ho deciso di suddividere in quattro parti il resoconto della mia esperienza al Festival: in questa parte, la prima, mi focalizzerò sul concerto di Camilla Barbarito e la performance di Motus di venerdì 11 luglio, nella seconda parte racconterò della performance di Francis Sosta e dello spettacolo di Kronoteatro e Francesca Sarteanesi di sabato 12 luglio, nella terza parte scenderò nel dettaglio dello spettacolo “Barbablù” di Sofia Bolognini, con la regia di Michele Losi, andato in scena l’11 luglio, e nella quarta e ultima parte mi dedicherò all’esperienza legata al cammino in natura (“Just Walking” e “Errando per le antiche vie”), che quest’anno è stata particolarmente significativa.
Venerdì 11 luglio si è svolto, verso l’ora del tramonto, nella cornice pittoresca di Campsirago residenza, il concerto “Cargo Sentimento Popolare d’Assalto” con Camilla Barbarito alla voce, Fabio Marconi e Alberto Turra alla chitarra e Stefano Grasso alla batteria. L’appuntamento musicale con Camilla è una costante presenza molto gradita al festival, e anche questa volta non è stata da meno, diventando voce e portavoce della musica popolare, con brani da ogni parte del mondo: dall’Albania all’Iran, per poi arrivare in Puglia con le parole di Enzo Del Re, con ritmi coinvolgenti che hanno ammaliato gli ascoltatori, tanto da indurli a lasciarsi andare liberamente al ballo, con un grande senso di comunità. Toccanti le note e l’interpretazione del brano “Lamento per la morte di Pasolini” di Giovanna Marini, per poi tornare al ritmo con un canto contro il patronato seguito dalla canzone di malavita francese “Le rififi”, passando poi a un brano portoghese e ai canti di carovana… un concerto coloratissimo nei suoni e nelle atmosfere, con un ensemble davvero straordinario.
A seguire, lo spettacolo “Barbablù” con la regia di Michele Losi, di cui parleremo separatamente in un altro articolo, e infine, a conclusione della serata, la performance “Daemon” di Motus, ispirato al classico di Mary Shelley “Frankenstein”, con Enrico Casagrande e Alexia Sarantopoulou, con la regia di e drammaturgia di Daniela Nicolò e Enrico Casagrande. Una performance site-specific, condotta da una donna in un costume d’altri tempi e una torcia frontale, accecante. Il pubblico ha atteso il suo arrivo per poter prendere posto. Mano a mano che la performance entra nel vivo, si evince che la donna è in realtà la scrittrice Mary Shelley, autrice del capolavoro della letteratura “Frankenstein”. Rimane sempre in silenzio, ma a farle da controparte ci pensa lui, l’essere mostruoso creato dal dottor Victor Frankenstein. Dalle sue parole emerge la bramosia di comunicare, di poter fare parte della società, di essere amato e accolto… ma a poco a poco le belle parole si trasformano, fino a tramutarsi in un odio profondo, frutto dello scontro con la realtà, del rifiuto ricevuto da parte dell’umanità. L’unica che può confortarlo è solo colei che ha dato vita alla storia che l’ha creato, è Mary Shelley.
“Daemon”, terzo lavoro ispirato al romanzo dell’autrice inglese, dopo “Frankenstein (a love story)” e “Frankenstein_diptych (love story + history of hate)”, ha messo in luce i concetti di accoglienza-rifiuto, che anche oggi, in modalità più ampia, caratterizza la società, e i conseguenti conflitti: laddove esiste un conflitto è presente un’incomprensione, un rifiuto, un’intolleranza.“But how is it going to end? Burning down the house”. (Ma come andrà a finire? Bruciando la casa.)
Roberta Usardi
Foto di copertina di Laila Pozzo









