“Magnetico, romantico, visionario” – Intervista al cantautore urban pop Marcio sul nuovo singolo “Ribes”

Dopo tre anni di silenzio discografico, il cantautore urban pop Marcio, all’anagrafe Pasquale Chiavaro, torna con un nuovo singolo, “Ribes”, uscito lo scorso 26 giugno. L’artista ha dichiarato che “Ribes” parla di quegli incontri che arrivano all’improvviso e che, per qualche motivo, sembrano destinati a entrare nella nostra vita.“ La canzone è accompagnata da un videoclip girato in Sicilia, diretto da Giulio Cocco.
“Ribes” parla di incontri che sembrano scritti dal destino. Quanto c’è di autobiografico in questa canzone?
Non sempre nei miei testi racconto esperienze vissute direttamente. A volte mi lascio ispirare da un libro, da una storia che ascolto o da qualcosa che osservo, e cerco di farla mia attraverso la scrittura. Tuttavia, Ribes è un brano che mi appartiene molto. Nel corso della mia vita ho avuto modo di incontrare persone che ho percepito come profondamente significative, incontri che non sembravano affatto casuali. Questo mi ha portato a riflettere molto sul significato dei legami e su ciò che alcune persone vengono a insegnarci o a risvegliare dentro di noi. È un tema che sento particolarmente vicino e che, probabilmente, continuerà ad essere presente anche nei miei lavori futuri. Sono una persona che difficilmente si ferma alla superficie delle cose. Anche quando una relazione diventa complessa o dolorosa, cerco sempre di comprendere quale sia il suo significato più profondo. Questo non significa che ogni rapporto debba necessariamente essere mantenuto: a volte allontanarsi è la scelta più sana. Credo però che sia importante chiedersi cosa quella relazione abbia voluto comunicarci, perché sia entrata nella nostra vita e cosa ci abbia lasciato. L’aspetto più autobiografico di Ribes è proprio questa ricerca. Attraverso immagini semplici ma molto evocative, il brano prova a raccontare il significato che può nascondersi dietro alcuni incontri e alcune connessioni umane. Non mi piace pensare al destino come a qualcosa di completamente predeterminato. Credo nel libero arbitrio e nella possibilità di scegliere ogni giorno chi essere e quale direzione dare alla propria vita. Allo stesso tempo, penso che alcune persone arrivino per una ragione e che ogni incontro porti con sé un insegnamento, anche quando ci mette di fronte alle nostre fragilità o alle nostre ombre. Per questo cerco sempre di accogliere ciò che una relazione mi lascia, nel bene e nel male. Non sono una persona che fugge dal dolore: preferisco attraversarlo e cercare di comprenderne il significato, perché spesso è proprio lì che si nascondono le opportunità più grandi di crescita.
Nel brano racconti relazioni che lasciano cicatrici ma anche crescita. Qual è stata la sfida più grande nel trasformare queste emozioni in musica?
Credo che la sfida più grande nel trasformare le emozioni in musica sia riuscire a tradurre qualcosa di profondamente personale in un linguaggio che possa parlare anche agli altri. È un processo che richiede una grande sensibilità e una forte capacità empatica: bisogna riuscire a trasformare un’emozione in parole e poi trovare il modo di incastonare quelle parole all’interno della musica, quasi come fossero piccole pietre preziose che trovano il loro posto nell’armonia del brano. È un lavoro molto delicato, quasi chirurgico, perché ogni parola ha un peso e ogni sfumatura emotiva deve essere raccontata nel modo più autentico possibile. Mi considero fortunato ad avere questa inclinazione. Fin da bambino, quando ascoltavo una canzone, mi veniva naturale inventare nuove melodie o nuove parole sopra la musica che sentivo. In qualche modo la scrittura e la composizione sono sempre state parte di me.
Per questo trasformare le emozioni in musica è una sfida continua, ma anche una delle cose che amo di più. Ogni esperienza, ogni incontro e ogni momento della vita quotidiana possono diventare una fonte di ispirazione. Credo che chi vive l’arte non smetta mai davvero di osservare, immaginare e creare. Nel caso di Ribes, questo processo è stato particolarmente intenso e quasi catartico. È un brano a cui sono molto legato, perché credo rappresenti bene la mia capacità di unire parole e musica per raccontare emozioni complesse in modo semplice e autentico. Per questo occupa un posto speciale nel mio percorso artistico.
Perché hai scelto proprio il ribes come immagine simbolica del brano?
La scelta del ribes come immagine simbolica del brano non è stata casuale. È un elemento a cui sono legato anche a livello personale, perché mi riporta all’infanzia: è un frutto che ho sempre amato e che quindi porto con me anche sul piano emotivo. C’è poi l’aspetto visivo e simbolico del colore, che per me è centrale. Il rosso del ribes non è un rosso “semplice” o immediato: è un rosso intenso, profondo, che tende quasi al violaceo. È un colore che, secondo me, riesce a rappresentare meglio l’idea di amore che sta alla base del brano, cioè un amore che non è mai superficiale, ma che ha profondità, complessità e sfumature. In questo senso, le gocce di ribes diventano quasi una metafora delle lacrime: piccole gocce di un rosso intenso che sfiorano il volto e che racchiudono emozioni diverse. Perché non tutte le lacrime sono uguali: si può piangere di gioia, di tristezza o di rabbia, e ognuna di queste emozioni ha un significato completamente diverso. Mi interessava proprio questo: utilizzare l’immagine del ribes per raccontare che dietro ogni lacrima c’è sempre una profondità specifica, qualcosa che va oltre la superficie. È un dettaglio simbolico che, secondo me, riesce a racchiudere bene il cuore emotivo del brano.
Nel testo emerge il tema delle coincidenze. Sei una persona che crede nel destino o nelle scelte?
È una bella domanda. Io non credo che esista un destino già scritto per ciascuno di noi. Penso piuttosto che siano le nostre scelte a costruire, giorno dopo giorno, quello che possiamo definire il nostro “destino”. In questo senso, il libero arbitrio è fondamentale, perché ci permette di cambiare direzione, di trasformare la nostra vita e anche il nostro modo di pensare. Allo stesso tempo, però, la parola “destino” mi ha sempre affascinato. Non credo nel caso inteso in modo assoluto, e sono molto vicino al concetto di sincronicità, come la definiva Jung. Nella vita possono accadere incontri, eventi o situazioni che sembrano tutt’altro che casuali, come se avessero un significato più profondo, legato alla nostra evoluzione personale. Può trattarsi di una persona, di un evento che ci sconvolge o anche di un’esperienza lavorativa: a volte ci si trova a pensare che non sia possibile che tutto questo sia solo una coincidenza. In questi casi mi piace pensare più a connessioni significative che a semplici casualità. Detto questo, credo comunque molto nelle scelte. Anche quando qualcosa o qualcuno entra nella nostra vita in modo importante, siamo sempre noi a decidere se accoglierlo, se dargli spazio o meno. È lì che entra in gioco la nostra responsabilità personale. In generale, mi piace mantenere un atteggiamento curioso verso la vita e cercare di andare sempre più a fondo nelle relazioni e nelle esperienze, per capire cosa abbiano da insegnarci e perché siano arrivate in un determinato momento del nostro percorso.
Quale messaggio speri arrivi a chi ascolterà “Ribes” per la prima volta?
Sono consapevole che Ribes abbia un sound molto estivo, ma allo stesso tempo credo che il suo significato sia piuttosto profondo. È stata anche una scelta un po’ “furba”, nel senso positivo del termine, perché in estate le persone hanno voglia di leggerezza, ma è importante ricordare che la leggerezza non è superficialità: si può essere leggeri anche veicolando contenuti profondi. Il messaggio che spero arrivi al primo ascolto è soprattutto quello di non avere paura di lasciare andare una relazione, non solo sentimentale ma anche di amicizia, quando ha ormai esaurito il suo significato e la sua funzione nella nostra vita. Allo stesso tempo, però, credo sia fondamentale conservare ciò che quella relazione ci ha lasciato: il punto di crescita, la consapevolezza, ciò che ci ha fatto evolvere. Penso che sia un brano che possa smuovere qualcosa in chi sta vivendo una relazione complessa o la fine di un rapporto. Mi piacerebbe che arrivasse soprattutto come un messaggio di fiducia: a volte lasciare andare non è una perdita, ma un passaggio necessario per ritrovare leggerezza e andare avanti.
Se dovessi descrivere il singolo con tre parole, quali sceglieresti?
Se dovessi descrivere Ribes in tre parole direi: magnetico, romantico, visionario.








