“Vento fine” di Silvia Ganzitti: un romanzo di guerra e d’amore

Amore e guerra, ma anche forza, adattamento, legami profondi. Nel 1943, a pochi anni dalla fine della guerra, il militare neozelandese Dwight viene catturato come prigioniero e portato, con altri connazionali, in Carnia, nella parte nord-occidentale del Friuli, per fare da manodopera alla costruzione della diga sul torrente Lumiel. In quel posto sperduto, in mezzo ai monti, incontrerà per caso Ida. Tra i due nasce subito qualcosa di profondo e Dwight quasi ogni sera se la svigna dal campo di lavoro per stare con lei.
“Vent fin, vent du matin, vent qui souffles au bout des sapins, vent qui chantes, vent qui danses, vent, vent fin.” (qui la canzone tradizionale)
“Vento fine” (Mursia, 2026, pp. 296, euro 17,00) di Silvia Ganzitti, è un romanzo forte e intenso, che porta in risalto un territorio difficile e bellissimo, isolato, ma pieno di vita, la Carnia. Si sente un forte legame tra l’autrice e questa terra e viene totalmente trasmessa a chi legge, sentendosi, seppur “foresto”, parte di un circolo intimo e privato.
La narrazione, divisa in cinque parti, inizia vent’anni dopo la fine della guerra, nel 1965, quando Dwight torna nel luogo del suo grande amore, con la speranza di ritrovarlo. Si mette a cercare Ida, ma trova la sorella, Nene, che stranamente lo accoglie in casa, ogni giorno, anche se non fornisce subito informazioni su Ida, che sembra essere un argomento delicato. A poco a poco, Nene instaurerà con Dwight un legame importante, il suo primo vero amico. E la verità su Ida, e su quel tempo oramai passato, ma non dimenticato, verrà finalmente a galla.
Ida, la più giovane di quattro sorelle, aveva i capelli color del rame e un naso “da regina” come quello di sua madre, oltre a una curiosità e determinazione molto marcate, rispetto alle sue sorelle. È stata anche scelta, insieme a Lucia e Marta, per una missione di cui viene tenuta inizialmente all’oscuro, ma di fondamentale importanza per quel tempo di guerra.
“Tutti hanno diritto alla loro libertà” aveva detto una volta a Lucia e Marta. L’avevano guardata sorprese. “Cosa intendi dire? Che anche i tedeschi ne hanno diritto?”
Si era fermata solo un istante a pensare. “Sì, e non sono sicura che siano tutti d’accordo di portarci via la nostra.”
L’incontro con Dwight dona a Ida la possibilità di esplorare un’intimità intensa, nonostante la forte barriera linguistica tra i due (Dwight non parla italiano e Ida non parla inglese), ma per i sentimenti le parole non servono , possono bastare i gesti. Dwight capisce che desidera costruirsi una vita con Ida, ma gli eventi lo metteranno a dura prova e lo costringeranno a una scelta difficile. Il suo cuore, tuttavia, non ha mai dimenticato i giorni passati con Ida e, anche se in ritardo di vent’anni, desidera, in qualche modo, mantenere la sua promessa.
“Vento fine” è un romanzo bellissimo, pieno di forza e di umanità, denso di emozioni all’interno di una vita semplice e riservata. La scrittura di Silvia Garzitti immerge totalmente nel verde della Carnia, nel significato del titolo, nelle stagioni che si alternano, e negli eventi che gradualmente vanno a comporre il puzzle di una storia d’amore che negli anni si evolve. I legami veri trovano, in un modo o nell’altro, la propria misteriosa strada che li riunisce.
Silva Ganzitti, friulana, vive a Buja, in provincia di Udine. Editor freelance, è direttore artistico di «Incontri a Nordest», festival culturale a cura dell’associazione gemonese Valentino Ostermann. Ama camminare per boschi e colline e il turismo lento. Scrive per riviste cartacee e online e i suoi lavori hanno ricevuto premi e riconoscimenti a livello nazionale. “Vento fine” è stato fra i finalisti del Premio Neri Pozza 2023
Roberta Usardi








