“L’urlo di Miles” di Reno Brandoni: dal silenzio forzato alla nuova voce

Miles Davis (1926 – 1991) è stato uno dei trombettisti più importanti nella storia del jazz. Tuttavia, al di là dello straordinario talento artistico, Miles aveva un carattere cupo e ombroso, tanto da essere soprannominato “Principe delle Tenebre”. Non proprio una personalità semplice, quindi, neanche quando, accusando un abbassamento di voce sempre più evidente, dovette farsi operare alle corde vocali per togliere un polipo. Dopo l’intervento era necessario mantenere il silenzio assoluto per dieci giorni, per garantire la guarigione completa, ma dopo solo due giorni Miles… urlò. E quell’urlo mandò in frantumi il suo recupero vocale, e la sua voce restò rauca per sempre.
Reno Brandoni, chitarrista, compositore e scrittore, ha scelto questo episodio della vita di Miles Davis per raccontare, a suo modo, il percorso che va dalle tenebre mute alla scoperta di una nuova voce. “L’urlo di Miles” (Effedot Edizioni, Le Ruzzole, 2026, pp. 60, euro 12,00) racchiude una storia intensa, una caduta che sembra non dare alcuna possibilità di rialzarsi, fino a quando un giorno, qualcosa cambia davvero, dentro, e a poco a poco avviene la risalita e la ripresa di tutto ciò che sembrava perduto.
Cosa succede quando la voce, che per un musicista (anche non cantante) è fondamentale, viene meno? Le comunicazioni si fanno più difficoltose, si perde quel punto di riferimento fisso che viene dato per scontato. Quando la voce non c’è, cambia radicalmente il modo di vedere le cose, di affrontarle, si diventa isole in mezzo al mare, e ci si chiude, tentando di trovare conforto altrove, ma senza successo. Fino a quando non si scopre che la musica è sempre rimasta dov’era, e così la propria passione, il proprio bisogno di esprimersi attraverso di essa.
“L’urlo di Miles”, con la prefazione di Paolo Fresu, tiene incollati dalla prima all’ultima pagina, e rivela la parte più delicata e fragile di una personalità complessa, in un percorso catartico verso la rinascita. L’autore ha raccontato attraverso Miles anche il proprio ritrovamento della voce, dopo aver subito un intervento simile. Brevi capitoli, intensi, sentiti, in cui il lettore viene guidato armoniosamente, con uno stile semplice ed efficace.
Ogni capitolo è impreziosito dai disegni di Luca Francioso, che riassumono in pochi ed essenziali tratti ogni tappa del cammino di Miles e dell’autore stesso.
“L’urlo di Miles” è un racconto breve, ma che lascia il segno, e la testimonianza che, per quanto terribili, le tenebre prima o poi se ne vanno.
Roberta Usardi








