L’intelligenza artificiale nella sua ambiguità: i Pagoda Universe raccontano il nuovo singolo “Hal”

Lo scorso 15 maggio è uscito “Hal”, il nuovo singolo dei Pagoda Universe, per la prima volta sotto l’etichetta discografica Mendaki Publishing. Il videoclip, diretto da Nicholas Baldini, è un misto di riprese reali , elaborazioni in CGI e intelligenza artificiale; la band si muove all’interno di un universo generato da suggestioni, e che trasforma il brano in un viaggio visivo tra realtà, simulazione e immaginario digitale.
“HAL” affronta il tema dell’intelligenza artificiale senza prendere una posizione netta: cosa vi interessava raccontare davvero di questo rapporto così ambiguo tra uomo e tecnologia?
Ci interessa far sentire il nostro punto di vista: il rapporto non deve essere ambiguo, l’ambiguità genera incomprensioni e di conseguenza problemi. Il rapporto dovrebbe essere di tipo utilitaristico, l’I.A. è uno strumento, un algoritmo, che dobbiamo usare con cognizione di causa. Pensarlo come un escamotage per bypassare problemi o, peggio, come un oracolo diventa il vero problema. Si rischia di diventarne in qualche modo dipendenti, tipo “ho perso le chiavi di casa, sai dirmi dove sono?”
Nel brano c’è una tensione continua tra fascinazione e paura: secondo voi oggi prevale più l’entusiasmo o il timore nei confronti dell’AI?
Oggi prevale la retorica attorno a questo tema. Manca l’informazione, si parla per frasi fatte cercando di incutere un timore che possa essere misura preventiva. Bisogna prendere atto del fatto che si tratta di strumenti ormai alla portata di tutti e in costante evoluzione esponenziale: bisogna fornire a tutti mezzi per utilizzarli nella maniera migliore.
Il titolo richiama inevitabilmente l’immaginario cinematografico di ”HAL 9000”: quanto il cinema e la cultura pop hanno influenzato la scrittura del singolo?
Tanto. Tantissimo. Il cinema, le canzoni, i videogiochi, i libri: siamo tutti discretamente nerd e tutto questo, volente o nolente, risuona nei nostri brani, in questo e anche negli altri. Ci aiuta nelle citazioni e, soprattutto, nei punti di vista.
Musicalmente “HAL” mantiene il vostro approccio synth-pop ma con atmosfere più inquiete: come avete lavorato sul suono per tradurre questo senso di instabilità?
Riusciamo a lavorare abbastanza “di pancia” senza troppi preconcetti: il sound è la conseguenza di ciò che intendiamo trasmettere coi brani. Quello che perseguiamo è l’idea di fondo, l’idea di condividere col pubblico dei concetti, delle idee rimanendo fedeli a noi stessi e a quello che ci piace: la leggerezza e il sound synth-pop o alt-pop o come lo si voglia chiamare.
Il videoclip mescola riprese reali, CGI e intelligenza artificiale: quanto era importante che anche la componente visiva riflettesse il concetto del brano?
Fondamentale! Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con un regista come Nicholas (Baldini) che ci ha dato consigli preziosissimi e ci ha fatto vedere quanto lavoro ci sia dietro un contenuto del genere. Lui è riuscito a tradurre meravigliosamente in immagini quella che era l’idea del brano e questo era quello che volevamo quando abbiamo iniziato a pensare a un videoclip da accompagnare al brano.
Dopo l’esperienza a X Factor, cosa sentite sia cambiato nel vostro modo di vivere la musica e il progetto Pagoda Universe?
Senza dubbio è cambiata la consapevolezza. X Factor è stato uno step all’interno di un percorso molto lungo, ma è stato uno step importantissimo: ci ha resi consapevoli del fatto che evidentemente su quei palchi ci possiamo stare, che il nostro lavoro viene apprezzato; in questo senso il più grande attestato di stima è stata la chiamata da parte di una delle talent scout più importanti d’Italia (Rita Perrotta) per la partecipazione al programma, è stata lei a scovarci e questo ci ha riempito di orgoglio .
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