“I taccuini del coccodrillo”: un romanzo queer sull’identità e la solitudine

“I taccuini del coccodrillo” (add editore, 2026, pp. 280, euro 20,00, traduzione dal cinese di Silvia Pozzi) è un insieme di stati d’animo e pensieri. È uno scrigno dove Qiu Miaojin racchiude annotazioni, lettere, appunti, apparentemente disconnessi tra loro ma che insieme ricostruiscono l’anima della protagonista e dell’autrice, suicida a ventisei anni nel 1995. Proprio per questo, lo scritto diventa ancora più prezioso, più intimo, intenso e straziante al tempo stesso. Ogni frase disorienta e trasporta con sé un dolore non elaborato, un’angoscia esistenziale, un’emozione, amore e morte insieme.
La voce narrante è estremamente sincera, a tratti persino spietata. Lazi, la protagonista, vive relazioni amorose intense e spesso dolorose, segnate da dipendenza emotiva, incomprensioni e solitudine. Il romanzo esplora in profondità cosa significhi costruire la propria identità, soprattutto quando questa identità – che sia queer, come in questo caso, o meno – non trova spazio o accettazione nella società. Accanto alla dimensione personale, il romanzo offre anche uno sguardo sulla Taipei degli anni ’80, in cui si respira aria di cambiamento e libertà, ma ancora caratterizzata da forti tabù.
Ma chi è il coccodrillo? Il rettile compare sin dalla sua copertina – illustrata da Lucrezia Viperina – in colori vivi ed eccentrici, ma basta guardarlo attentamente per vederne le lacrime. È una metafora che qui rappresenta quelle persone che vivono nascondendo la propria vera natura e costrette a mimetizzarsi per essere accettate, sono individui che sembrano integrati agli occhi degli altri, ma che in realtà si sentono profondamente diversi e isolati. Un immagine insolita e potente perché rappresenta un animale fuori posto, quasi inquietante, che diventa il simbolo perfetto dell’alienazione e della necessità di adattarsi.
“I taccuini del coccodrillo” non è una lettura semplice per la sua struttura frammentaria dal tono malinconico e profondo, che non offre soluzioni e né consolazioni ma lascia piuttosto una sensazione di inquietudine, come se molte cose restassero volutamente irrisolte. Un libro prezioso, un’esperienza emotiva intensa, capace di turbare e far riflettere allo stesso tempo. Non sono scritti rassicuranti perché spiattellano la realtà per quella che è realmente, ma , proprio per questo, lasciano un segno profondo e a rendono il libro un qualcosa da tenere stretto, proprio vicino al cuore.
Marianna Zito








