Itadakimasu: a Milano la mostra che unisce il cibo giapponese al mondo dell’animazione

Ha aperto a Milano lo scorso 15 novembre in zona Certosa la mostra “Itadakimasu”, a tema cibo e animazione giapponese. La mostra, che resterà fino al 6 aprile 2026, è curata da Sam di @pranzoakonoha e Silvia Casini.
Essendo una grande amante della cultura giapponese e degli anime, non potevo perdermi l’occasione di visitare questa mostra. Lo spazio Varesina 204 è facile da raggiungere con il passante ferroviario, che è proprio lì vicino. All’entrata, presso il banco di accoglienza visitatori viene dato, insieme al biglietto, un mini ricettario, che include anche un gioco, per grandi e piccini: in sei delle nove stanze sono nascosti degli adesivi, e chi riuscirà a trovarli tutti, avrà, al termine, un piccolo omaggio. Quindi, che inizi anche la caccia al tesoro!

Itadakimasu_La sala di Hanami_©Natascia Mercurio
La mostra, nonostante gli spazi non siano molto ampi, sfrutta bene tutto l’ambiente, e dà modo sia agli adulti, sia ai bambini, di divertirsi e approfondire molti aspetti della cultura giapponese, e di conseguenza di comprendere di più film o cartoni animati storici. La cultura giapponese è immensa e ricca di folklore: spiriti, dei, animali sacri, di cui troviamo subito un esempio nella prima sala, Il Santuario di Inari, che dà un forte senso di sacralità al primo impatto visivo. Un tempio, due volpi guardiane, un altare da un lato, e dall’altro del cibo, simbolico, come offerta. Per capire meglio il contesto in cui ci si trova immersi parte al momento giusto, in sottofondo, una voce, che narra la storia di Inari, la divinità associata al raccolto e alla prosperità. A lei vanno portate le offerte presenti, varcando la soglia del tempio e superando le due volpi (狐 kitsune) poste a guardia. Quindi al visitatore viene chiesto di partecipare a questo rito, cosa che rende la visita alla mostra ancora più interessante. La storia di Inari e dei cibi presenti nelle offerte viene ben spiegata da appositi pannelli, modalità presente anche in ogni altra sala, che permetta una completa immersione nel contesto, così come il riferimento a film d’animazione o cartoni animati.
Allo stesso modo sono sempre presenti locandine di film o cartoni animati che rimandano . Tra di essi, immancabile Hayao Miyazaki, con i manifesti dei suoi indimenticabili film lungo tutto il percorso della mostra, a partire da “La principessa Mononoke” (1997), “Il mio vicino Totoro” (1988), “La città incantata” (2001), “Ponyo sulla scogliera” (2018), ecc.; oltre al grande Maestro dello Studio Ghibli si trovano anche altre famose animazioni come “Your Name” (2016) di Makoto Shinkai, “Voglio mangiare il tuo pancreas” (2018) scritto da Yoru Sumino e diretto da Shin’ichirô Ushijima, “Quando c’era Marnie” (2014), diretto da Hiromasa Yonebayashi, tratto dal romanzo di Joan G. Robinson.
Il cibo è legato anche alla natura, e una delle sue più grandi manifestazioni in Giappone riguarda la fioritura dei ciliegi (桜 sakura), che avviene tra marzo e aprile: la seconda sala della mostra omaggia la tradizione di sedersi sotto ai ciliegi a fare un picnic ammirando questa meraviglia di petali rosa (花見 hanami); poi, solo nel periodo di fioritura dei ciliegi è possibile gustare, tra gli altri, i sanshoku dango (三色団子), degli spiedini dolci tricolori, formati da una pallina rosa, una bianca e una verde.
Passando oltre, entriamo nella sala del bento (弁当), ovvero del cibo da asporto, che in Giappone si può trovare ovunque. Appositi contenitori contengono in modo ordinato (e con il giusto equilibrio tra i nutrienti!) riso, verdure, pesce, dolci, e chi più ne ha, più ne metta! E la sfida è: preparare il proprio bento con gli ingredienti campione presenti, e di postarne la foto.
Quando si parla di cibo simbolo negli anime, a me viene da pensare subito a Naruto e al suo amore per il ramen. Una delle sale è stata allestita proprio celebrando questo piatto, con tanto di ambientazione ad hoc e, naturalmente, un video esplicativo di come si prepara questo piatto sostanzioso, guardandolo anche da vicino, grazie ai campioni presenti (alquanto appetitosi!).
Mi è capitato spesso di vedere negli anime i famosi festival estivi, dove ci si veste in abiti tradizionali e si gira tra le bancarelle a prendere del cibo da gustare mentre si passeggia. Ed eccomi arrivata alla sala del matsuri (祭り), dedicata in particolare al Tanabata (七夕), la festa delle stelle e dei desideri, che si celebra il settimo giorno del settimo mese, in onore del ricongiungimento delle divinità Orihime e Hikoboshi che secondo la leggenda, possono incontrarsi solo in questo giorno. La sala dedicata a questo evento vede una serie di bancarelle che si susseguono, ognuna con un tipo diverso di cibo, di cui viene spiegata l’origine. Come da tradizione giapponese, anche in fondo alla sala della mostra ogni visitatore scrive un proprio desiderio su un foglietto di carta colorato (短冊 tanzaku) e lo appende ai rami di bambù, la pianta purificatrice che allontana ogni male.

Itadakimasu_Il cafè con karaoke_©Natascia Mercurio
E come non pensare all’’incantevole Creamy quando si pensa al cibo, o meglio, alle crêpe? Per l’appunto, il passo successivo fa addentrare in un maid café, una caffetteria a tema particolare, nata in Giappone agli inizio del XXI secolo. Un ambiente tutto colorato di rosa, con tavolini, sedie eleganti, un bel bancone con dolcetti sfiziosi in vista, e anche una zona palco con tanto di microfono e video, che offre la possibilità, per chi lo desidera, di cantare le proprie sigle preferite.
Il percorso non è finito qui, ma penso sia bene lasciare un po’ di suspance e non raccontare oltre… perché è molto meglio vivere le esperienze, che raccontarle!

Itadakimasu_La sala dei bentō_©Natascia Mercurio
Prima di concludere però, vorrei ricordare che la mostra Itadakimasu ospita periodicamente degli eventi a tema, assolutamente da non perdere! Qui potete scoprire i prossimi.
Mi sono divertita a visitare Itadakimasu, e ho apprezzato molto gli stimoli interattivi in aggiunta agli approfondimenti. Tuttavia, sarebbe stato magnifico avere un luogo, al termine della mostra, che potesse davvero servire del cibo vero da assaggiare. Ho riscontrato che tanti sono stati gli stimoli visivi, ma quando si parla di cibo risulta spontaneo pensare agli odori e ai sapori, che, se non durante alcuni eventi appositi, durante una normale visita non vengono attivati. Peccato sì, ma l’acquolina in bocca rimane!
Trovo sia un bene che esistano mostre come questa, perché offrono un assaggio della cultura giapponese attraverso un canale divertente e appassionante come quello degli anime. E chi, almeno da bambino, non ha visto i cartoni animati? Chi non ha sognato di addentare un onigiri?
ごちそうさまでした! (gochisousamadeshita – grazie per il buon pasto!)
Roberta Usardi
Foto in copertina “Itadakimasu I grandi Matsuri” ©Natascia Mercurio








