“Andrea Pazienza. Non sempre si muore” al MAXXI di Roma

Sfuggire al tempo, forse era questo l’obiettivo di Paz. Questo tempo ora troppo veloce, ora troppo breve, che riempiva con la grazia di quella timidezza che usciva irriverente da una matita che, invece, raccontava proprio tutto. Una linea nervosa, mobile, istintiva, capace di violenza e tenerezza, che non solo rappresenta il mondo, ma lo mette continuamente in discussione. Era Andrea Pazienza, nato nel 1956 a San Benedetto del Tronto, ma figlio della Bologna creativa e controcorrente degli anni Settanta e Ottanta, che raccontava il mondo con il fumetto, la satira, la musica e la cultura underground.
E proprio nel settantesimo anniversario della sua nascita – dopo la grande mostra al MAXXI L’Aquila – il MAXXI di Roma presenta il secondo capitolo del progetto dedicato all’artista, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti: la mostra “Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, prorogata fino a domenica 18 ottobre 2026. Troviamo qui quel lascito di Paz che continua a tenerlo in vita, amaramente se pensiamo a tutto ciò che avrebbe potuto ancora darci. Ma che “non sempre si muore” ce lo dice proprio lui, nell’intervista che rilascia a Clive Griffiths nel 1988, pochi mesi prima della sua morte. In quella conversazione, realizzata per Videomusic, il discorso si sposta sugli artisti e sulla possibilità che la loro opera sopravviva alla loro esistenza. E Paz risponde così, “non sempre si muore”, con una frase che, dopo il 16 giugno 1988, ascoltiamo con una consapevolezza che allora non poteva esserci. C’è differenza allora tra morire e scomparire?
Si può morire sì, ma senza scomparire dal senso che continuiamo a dare agli altri, dal posto che possiamo occupare nelle loro vite. Questo accade con Andrea Pazienza. Questo significa continuare a farlo vivere nel presente. Il nostro.
L’eposizione segue cronologicamente gli anni della formazione fino alle ultime opere. Quindi tavole di fumetti, bozzetti, studi, poesie, appunti, lettere, fotografie e registrazioni video e audio, e addirittura c’è – presentato qui per la prima volta – il grande murale improvvisato e realizzato dal vivo durante la Fiera del Fumetto di Napoli nel 1987. I suoi personaggi ci circondano durante tutto il percorso: Pentothal, Zanardi, Pertini e Pompeo si raccontano e ci raccontano la loro epoca, oltrepassandola fino a noi, e narrandoci il disagio, il desiderio, la rabbia, l’ironia, l’autodistruzione, la politica, la giovinezza e l’inquietudine di chi non sopporta la realtà e quindi sente la necessità di attraversarla, deformarla ma anche contaminarla. Tutto questo è accompagnato dalla musica, ovvero la playlist curata da Gino Castaldo, a rappresentare la cultura dentro cui l’artista è cresciuto e si è formato: Lucio Dalla, Pino Daniele, Rino Gaetano, De André, Claudio Lolli, Battisti, De Gregori e Fossati si incontrano con Talking Heads, Clash, Sex Pistols, Bowie, U2, Skiantos e i Gaznevada. Disegno e musica insieme, per raccontare un contesto, un tempo e una generazione.
Non sempre si muore, perché continuano sempre a venir fuori materiali inediti e nuovi disegni. Non sempre si muore, perché continuiamo a leggere i suoi fumetti, a studiare e amare i suoi personaggi. Non sempre si muore. Perchè, quasi quarant’anni dopo, Paz è ancora qui.
Marianna Zito








