“Merci” non racconta soltanto l’amore per una persona, ma esprime una gratitudine più ampia verso la vita: intervista agli Elisir

Gli Elisir stanno tornando con un nuovo brano, in francese, dal titolo “Merci”, accompagnato da un videoclip diretto da Luca Parrini. Un ritorno desiderato e preparato nel tempo, con la formazione originale; “Merci”, composto da Paolo Sportelli (musica) e Paola Donzella (testo), nasce dal voler ringraziare la vita, per ogni momento, sia gioioso, sia doloroso. La scelta del francese sta nel voler tornare alle radici artistiche del gruppo. Sono stati però gli Elisir stessi a raccontarci per bene la loro reunion e il nuovo brano, che uscirà il prossimo 18 settembre.
Come è nata la decisione di riunire la formazione originale degli Elisir?
Da tempo avevamo deciso di tornare a scrivere dei brani insieme. Essendo una collaborazione artistica molto equilibrata, inizialmente ci siamo chiesti se pubblicarli come progetto solista di Paola Donzella oppure presentarli come un lavoro comune. A quel punto è stato naturale tornare a pensare agli Elisir: quel nome rappresentava già la nostra storia e il linguaggio musicale nato dall’incontro tra noi. Una volta deciso di pubblicare i nuovi brani come Elisir, è venuto spontaneo coinvolgere anche i musicisti che ci avevano accompagnato nella fase precedente del progetto: Daniele Gregolin, Walter Calloni e Daniele Petrosillo. È nato così questo nuovo percorso, ritrovando collaborazioni importanti del passato ma partendo, allo stesso tempo, da musica nuova.
Che cosa avete provato quando siete tornati a suonare insieme dopo tanto tempo?
Ritrovare persone con le quali si è condiviso un percorso artistico è sempre bello ed emozionante, perché non si tratta soltanto di una collaborazione professionale. Quando entra in gioco l’arte, si mette inevitabilmente in comune anche una parte più profonda di sé: per questo creare musica insieme genera legami diversi da quelli che possono nascere in altri ambiti lavorativi. La precedente fase degli Elisir, inoltre, non si era conclusa in modo traumatico né a causa di contrasti. Era stata una separazione consensuale, dovuta soprattutto ai diversi impegni e percorsi intrapresi da Paolo e Paola. Ritrovarci ha significato quindi riscoprire con grande naturalezza la nostra intesa artistica e, insieme, il piacere di collaborare nuovamente con i musicisti che avevano condiviso con noi quella storia.
Perché avete scelto proprio “Merci” per inaugurare questo nuovo percorso?
Perché Merci è prima di tutto un ringraziamento: a ciò che siamo oggi e a tutte le esperienze che abbiamo vissuto, belle e brutte. Ognuna di esse ha contribuito a renderci le persone e gli artisti che siamo diventati. È anche un grazie alle strade intraprese nelle nostre vite professionali durante questi anni. Per Paola, l’insegnamento del francese nelle scuole superiori e il rapporto quotidiano con i ragazzi; per Paolo, la nascita e lo sviluppo del Borgo della Musica. Sono percorsi diversi, ma entrambi profondamente legati alla nostra dimensione artistica: insegnare, trasmettere e contribuire alla formazione di giovani persone significa mettere in gioco la propria sensibilità, la propria esperienza e il proprio modo di guardare il mondo. Ci è sembrato quindi naturale iniziare questa nuova fase con un brano che dicesse grazie alla vita e al percorso compiuto fino a qui. Merci guarda al passato con gratitudine, ma proprio per questo rappresenta anche un nuovo punto di partenza: riconoscere ciò che abbiamo vissuto ci permette di andare avanti con una consapevolezza diversa.
Quanto siete cambiati artisticamente e personalmente rispetto alla prima fase del gruppo?
Siamo sicuramente più maturi rispetto alla prima esperienza degli Elisir. All’epoca Paolo aveva appena concluso gli studi in conservatorio e possedeva un approccio più rigoroso, ancora poco incline a esplorare sonorità lontane dalla propria formazione. Paola, invece, attraversava una fase nella quale la sua scrittura era concentrata soprattutto sull’amore e sui sentimenti. Il tempo e le esperienze vissute hanno ampliato entrambi questi linguaggi. Dal punto di vista del testo, “Merci” non racconta soltanto l’amore per una persona, ma esprime una gratitudine più ampia verso la vita. Musicalmente, accanto agli elementi riconoscibili degli Elisir, sono entrati suoni più contemporanei, come i synth. Anche il lavoro sulle chitarre, realizzato da Paolo insieme a Daniele Gregolin, ha assunto un carattere più elettrico e meno acustico rispetto alla prima fase del progetto. La maturità, per noi, significa proprio questo: conservare la nostra identità lasciandola però dialogare con tutto ciò che abbiamo scoperto nel frattempo.
Come avete conservato l’identità degli Elisir rendendola, allo stesso tempo, contemporanea?
Abbiamo conservato innanzitutto l’architettura musicale che caratterizzava la prima produzione degli Elisir. Anche in “Merci” il nucleo fondamentale è formato dalla chitarra manouche, dal contrabbasso e dalla batteria, ai quali si aggiungono gli interventi più coloristici del clarinetto e del pianoforte. Su questa struttura abbiamo innestato alcuni elementi nuovi, in particolare le chitarre elettriche e i synth, che hanno reso il linguaggio più attuale. Questi suoni, però, non diventano mai strutturali: arricchiscono e modernizzano il brano senza sostituire gli elementi che definiscono la nostra identità. È proprio in questo equilibrio tra continuità ed evoluzione che riconosciamo il suono degli Elisir di oggi.
Questo ritorno rappresenta l’inizio di un progetto stabile?
Sicuramente sì. “Merci” è il primo di una serie di nuovi brani che produrremo e pubblicheremo nel tempo. Il nucleo stabile del progetto restiamo noi, Paolo e Paola, e continueremo a guidare insieme la scrittura e la produzione musicale degli Elisir. A noi si affiancheranno, di volta in volta, i musicisti più adatti a interpretare l’identità e le esigenze di ciascun brano. Naturalmente, per quanto riguarda chitarra, batteria e contrabbasso, il primo riferimento rimangono i nostri attuali collaboratori Daniele Gregolin, Walter Calloni e Daniele Petrosillo, con i quali esiste già un’intesa artistica consolidata.
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