“THE BOOK OF MORMON” – Il Musical più premiato, irriverente, scorretto e dissacrante di tutti i tempi in scena al Teatro Arcimboldi di Milano

“Hasa Diga Eebowai!”
dal Musical “The Book of Mormon
Abbiate fede: è proprio questa (hasa diga eebowai!) la vera la frase-chiave di questo musical, quella che più ricorderete e che qualche volta vi verrà voglia di pronunciare per allontanare la malasorte, magari cantandola come fanno nello spettacolo gli abitanti del villaggio dell’Uganda dove i protagonisti, due missionari mormoni inviati laggiù per convertirli, si ritrovano a condividere insieme a loro un’inaspettata e difficile situazione dove fame, malattia, guerra e morte la fanno da padroni.
Arriva finalmente in Italia, per la prima volta e grazie a Show Bees, “The Book of Mormon”, il pluripremiato musical firmato da Trey Parker e Matt Stone (creatori di South Park) insieme a Robert Lopez (Frozen e Coco, capolavori Disney), al suo debutto qui al Teatro Arcimboldi di Milano fino al 21 dicembre.
Lo spettacolo, talmente “di culto” da rappresentare ormai un classico del musical contemporaneo, stravolge attraverso i temi trattati tutte le convenzioni, e riesce a unire all’intrattenimento puro una satira pungente, spiazzante e sorprendentemente lucida. All’umorismo dissacrante si accompagnano infatti riflessioni profonde, all’insegna del “lecito dubbio” sulla fede, sull’identità e più in generale sull’umanità: molto più di quanto ci si aspetta da un musical.
La storia, come anticipato, vede protagonisti due giovani missionari mormoni, Elder Price ed Elder Cunningham, che si ritrovano in Uganda con l’idea, ingenua e magari un po’ colonialista, di salvarne gli abitanti attraverso la rivelazione della vera fede. I due si scontrano però con una realtà più complessa e contraddittoria delle attese, che diventa il motore di una narrazione che gioca senza remore sul politicamente scorretto per smontare tutte le certezze, i dogmi e le convenzioni; non solo quelle dei protagonisti, anche le nostre…
Il linguaggio è diretto, sfacciato, volutamente sopra le righe. Nulla è sacro, tutto può essere materia di gioco: religione, cooperazione internazionale, stereotipi culturali, perfino il musical stesso, spesso e volentieri parodiato con intelligenza. Eppure, sotto questa scorza ironica e irriverente, “The Book of Mormon” non è mai cinico in modo fastidioso: la risata è piuttosto uno strumento per parlare di speranza, del bisogno di credere in qualcosa, una ricerca dei motivi profondi per cui vale la pena di vivere.
Tutto lo spettacolo è una festa continua fatta di brani trascinanti, “tormentoni” che si imprimono nella memoria (hello!) e divertentissime coreografie che omaggiano e allo stesso tempo prendono in giro la tradizione del grande musical. Il cast è di livello assoluto: energico, preciso, capace di sostenere un ritmo serratissimo senza mai perdere ritmo ed efficacia comica. Il risultato è un caos organizzato esilarante e trascinante per un pubblico che risponde con entusiasmo e applausi a scena aperta.
Non si può considerare uno spettacolo “per tutti”, e ciò per vari motivi: non è un musical convenzionale, tocca temi che potrebbero far storcere il naso ad alcuni, e non ultimo esiste teoricamente il problema della lingua (i dialoghi, in inglese, sono “fitti” e ricchi di battute); e tuttavia la sua “magia” risiede nell’essere godibile, come testimoniano le continue risate, per un pubblico vasto, che va anche oltre i devoti del genere musical e sa apprezzare un teatro che osa, che provoca senza paura di essere scomodo, che diverte senza scadere nella battuta scontata, e che anche se di fatto offende (quasi) tutti riesce a farci riflettere su quanto siano fragili e necessarie la nostra voglia di credere in qualcosa e la capacità, così umana, che abbiamo di non prendere sempre tutto (troppo) sul serio.
Ah, dimenticavo… cosa significa “hasa diga eebowai”? Non posso dirvelo, ma state certi che chi andrà a vedere lo spettacolo lo scoprirà e subito dopo non potrà che ridere fino alle lacrime. Abbiate fede.
A.B.
The Book of Mormon
Libretto, musica e testi: Trey Parker, Robert Lopez e Matt Stone
Regia: Casey Nicholaw e Trey Parker
Coreografie: Casey Nicholaw
Scenografie: Scott Pask
Costumi: il premio Oscar Ann Roth
Light Design: Brian MacDevitt
Sound Design: Brian Ronan
Orchestrazioni: Larry Hochman e Stephen Oremus
Supervisione musicale e arrangiamenti vocali: Stephen Oremus
Con (protagonisti):
Adam Bailey – Elder Price
Sam Glen – Elder Cunningham
Nyah Nish – Nabulungi
Tom Bales – Elder Mckinley/Moroni








