“Potresti essere tu”, il ragionevole dubbio al Teatro Arcimboldi di Milano

Nella splendida cornice del Teatro Arcimboldi di Milano è andato in scena, giovedì 4 giugno 2026, “Potresti essere tu – Il caso Garlasco”. Su un palcoscenico essenziale, privo di inutili artifici scenici, Giuseppe Brindisi dà vita a un intenso monologo che, per oltre due ore e mezza, ha incarnato il ragionevole dubbio. Prendendo spunto da uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana, Brindisi coinvolge il pubblico non solo sul piano emotivo, ma anche su quello critico e razionale, invitandolo a riflettere sul funzionamento della giustizia e sul processo attraverso cui si formano le convinzioni collettive.

La serata si apre con un audio di Alberto Stasi, efficace introduzione a un percorso che ripercorre i sette indizi alla base della sua condanna per l’omicidio di Chiara Poggi. Tra fatti, testimonianze, passaggi processuali e questioni ancora aperte, emerge una domanda tanto semplice quanto cruciale: è preferibile un colpevole libero o un innocente in carcere? Da qui si sviluppa il filo conduttore dello spettacolo: la necessità di fare luce, perché nell’oscurità si può sbagliare.
I sette elementi che hanno portato alla condanna vengono proiettati su un maxi schermo e diventano lo spunto per approfondire il delicato rapporto tra giustizia, informazione e opinione pubblica. Fino ad arrivare a una delle immagini più efficaci della serata: sette zeri, sommati tra loro, non possono trasformarsi in un uno e quindi non possono costituire una prova. Il monologo è ulteriormente arricchito dal dibattito con l’avvocato Antonio De Rensis, Alessandro De Giuseppe de Le Iene e Umberto Brindani di Gente, osservatori privilegiati di una vicenda che continua a far discutere.
De Rensis, in particolare, è stato accolto da una vera e propria ovazione. Il pubblico lo ha acclamato come un rocker, tributandogli applausi continui e calorosi. Al termine dell’incontro si è concesso per oltre un’ora a fotografie e selfie, senza negare a nessuno un sorriso, una stretta di mano o una parola gentile. Proprio gli applausi, a tratti eccessivi e particolarmente rumorosi, hanno talvolta spezzato il ritmo degli interventi. Un segno evidente del forte coinvolgimento della platea, ma anche un elemento che in alcuni momenti ha reso meno fluido il dibattito.
“Potresti essere tu – Il caso Garlasco” si conferma così uno spettacolo intenso e attuale, consigliato non solo agli appassionati di cronaca giudiziaria, ma anche a chi desidera riflettere sui temi della verità e della responsabilità del giudizio pubblico.
Una sola osservazione riguarda il titolo: si sarebbe potuto evitare il sottotitolo “Il caso Garlasco”. Discutibile che il nome di una comunità venga associato in modo così diretto e permanente a un delitto tanto efferato, con il rischio di identificarla per sempre con una delle pagine più dolorose della sua storia.
Luigi Barbetta








