Imparare a convivere con ciò che abbiamo dentro: intervista ad Alessandra Ponente sul primo disco “Riavuli”

La cantautrice palermitana Alessandra Ponente ha da pochi giorni pubblicato il nuovo disco, “Riavuli”, in lingua siciliana, tra new folk, world music e canzone d’autore. Questo disco arriva dopo l’EP omonimo del 2022 e i successivi singoli “Occhi” e “Ammucciati”.
A preannunciare l’uscita d “Riavuli”è stato il singolo “Nuvoli bianchi”, semifinalista a Musicultura e finalista al Premio Pierangelo Bertoli.
Inoltre, il 29 ottobre “Riavuli” verrà presentato con uno speciale evento di teatro-canzone, a ingresso libero, presso il Teatro Officine Bellotti di Palermo. Inizio alle ore 21. Lo spettacolo sarà diretto da Carlos Navarrete Patiño, direttore creativo di Balich Wonder Studio, con cui Alessandra Ponente ha collaborato in occasione del 400° Festino di Santa Rosalia.
Pubblicare il primo album significa anche esporsi. Quale aspetto di questo passaggio ti emoziona di più?
È un mix di emozioni incredibili, perché è come mettersi a nudo davanti agli altri, mostrando la propria essenza, la propria anima. Quello che scrivi sei tu senza filtri. C’è tanta paura nel mostrarsi così, ma allo stesso tempo c’è una voglia immensa di farsi ascoltare, di condividere.
Hai raccontato che il progetto nasce anche dalla sospensione della pandemia. Come è cambiato, da allora, il tuo bisogno di fare musica?
La mia voglia di fare musica e il bisogno di esprimermi attraverso di essa sono cresciute sempre di più nel tempo. Sicuramente è maturata una maggiore consapevolezza di ciò che voglio raccontare e come farlo.
Quale canzone ti ha chiesto più coraggio per essere condivisa?
Forse un po’ tutte, perché ognuna racconta di me e ci vuole coraggio a esporsi, soprattutto quando si mettono in musica emozioni, fragilità e pensieri intimi.
Ti è già capitato che qualcuno riconoscesse in un tuo brano una storia molto diversa da quella da cui eri partita?
In realtà penso sia naturale che ognuno possa riconoscere in una canzone una storia diversa da quella da cui sono partita, perché tutti ascoltiamo e interpretiamo la musica attraverso le nostre esperienze e la nostra sensibilità. Ed è proprio questa una delle cose che trovo più belle del fare musica, ossia il fatto che una canzone, pur nascendo da un vissuto personale, possa assumere significati diversi per chi ascolta.
Che atmosfera vorresti creare alla presentazione del 29 ottobre, per far entrare il pubblico nel mondo di RIAVULI?
L’atmosfera sarà più teatrale rispetto ad un classico live, qualcosa di più emozionale ed espressivo, dove musica, teatro e danza si intrecceranno, ma la musica sarà sicuramente la protagonista.
Quale domanda ti piacerebbe che questo disco lasciasse a chi lo ascolta?
Mi piacerebbe che chi, come me, convive con questi “Riavuli” potesse riconoscersi in quello che racconto, e magari arrivare a chiedersi “chissà, forse posso imparare anch’io a ballare con i miei demoni, a conviverci invece di combatterli continuamente”. Il messaggio in fondo è proprio questo, non sempre dobbiamo sconfiggere ciò che abbiamo dentro, a volte possiamo imparare a conviverci.
Fotografia di Marta Passalacqua








