Disponibile dal 27 febbraio su tutte le piattaforme digitali “Armonia”, l’album dello storico gruppo sardo Prendas

Un lavoro prezioso, che si pone al crocevia di differenti processi e tendenze, a cavallo tra continuità della tradizione e innovazione/contaminazione in chiave world
Disponibile dal 27 febbraio su tutte le maggiori piattaforme digitali l’album Armonia dello storico gruppo sardo Prendas.
L’album è stato anticipato da due singoli, la title-track Armonia e il brano Anninnia. Il singolo Armonia si pone in stretta continuità con i lavori Sole Ruju, Prendas live in Sardinia e Hiknusa, che al mantenimento di alcuni tratti tipici della musicalità sarda (su connottu) affiancano ampliamenti di quel linguaggio, in una progressiva ricerca stilistica che pone particolare riguardo all’intreccio fra tradizione isolana e spagnola(canto in re a chitarra).
Anninnia dei Prendas unisce l’antichissima tradizione delle pastorali (uno dei momenti fondamentali del repertorio musicale e popolare, profondamente connesso al tempo natalizio, che cuce insieme frammenti di differenti melodie riprese da danze popolari, canti sacri e singole composizioni), i canti natalizi sardi (celebri, a questo proposito, le Cantones de Nadale di Pietro Casu, composte nel dicembre del 1927) e il canto monodico delle ninne nanne e canti di culla, che vengono denominati principalmente proprio anninnia, dal modulo stereotipo ricorrente “anninnia anninnia”. Normalmente eseguita, in origine, da una voce sola femminile ma sovente reincisa da voce maschile, l’anninnia, cantata a boghe sola, è tra le forme musicali sarde più arcaiche.
Ispera de s’anima, S’intrada e Amistade sono canti a sa repentina, un’espressione poetica estemporanea tipica del Campidano centro-occidentale, che si differenzia dalla altre tradizioni poetiche in virtù del marcato incedere ritmico della voce; l’organizzazione dei versi è costruita su una pulsazione ben identificabile.
A ballare pizzinnu e Abbas pretziadas, riconducibili all’alveo del ballo sardo, fanno parte delle danze monostrutturate, di origine più antica, con un andamento ritmico e di movimento omogeneo, e sono eseguibili il primo come su passu ‘e trese (letteralmente “il passo a tre”) e il secondo come su ballu seriu (letteralmente “il ballo posato”).
Anche Ballittu in cunsorza è riportabile alle danze folkloristiche tipiche dell’isola di Sardegna, in particolare a quella maggiormente diffusa, corrispondente al nome di Ballu Tundu (“danza circolare”), che si caratterizza anche per un impiego della voce privo di asperità.
A Durusedhu è un Duru Duru (o Durusia), un antico canto tradizionale sardo, spesso inteso come ninna nanna o canto-gioco, che ripropone il ritmo del ballo e normalmente si caratterizza per un marcato ed affascinante pindarismo, con passaggi repentini dal verosimile al fantastico.
In una direzione sperimentale va Kara Ele, contaminazione di sonorità mediorientali, flamenche e montenegrine.
Poppoi Tamba, eseguita con un ritmo ternario, prosegue, vivificandola, la tradizione sarda delle filastrocche (o “imbalapipius”).
Deus ti salvet Maria, che appartiene alla tradizione dei gosos (o gòccius, nel sud Sardegna), canti devozionali e paraliturgici, di provenienza iberica, diffusi in Sardegna e composti in lingua sarda, è riproposto in una suggestiva versione per archi e fiati.
L’album è impreziosito dal suono arcaico delle launeddas del Maestro Stefano Pinna.
Le launeddas sono uno strumento polifonico ad ancia battente tipico della Sardegna. Il ritrovamento di un bronzetto nuragico datato VIII, IX secolo a.C. lo colloca come strumento più antico di tutta l’area del Mediterraneo- spiega Stefano Pinna.
I Prendas– nome omen– confezionano un lavoro prezioso, che si pone al crocevia di differenti processi e tendenze, a cavallo tra continuità della tradizione (nelle tematiche bucoliche, pastorali e rurali, nella persistenza di alcune modalità di interazione collettiva e di alcuni valori condivisi, nella dialettica canto/discanto e più in generale nelle pratiche vocali, nel rigore filologico, nella estemporaneità compositiva, quel cantare a bolu, al volo, sul palco, in un contrasto poetico tra cantadores – ufficialmente consacrato dalla prima gara istituzionale nel 1896 a Ozieri- e avvertito universalmente come poesia per antonomasia) e innovazione/contaminazione in chiave world.
Crediti
Giovanni Marongiu- Voce, Cori, Bouzouki
Salvatore Papotto- Basso
Matteo Sechi- Flauto
Piero Uleri- Clarinetto
Mirco Doro- Chitarra acustica
Eduardo Braito Testa- Primo Violino
Alessia Pittau- Secondo Violino
Riccardo Cherchi- Viola
Alessia Sassu- Violoncello
Arturo Pischedda: percussioni
Stefano Pinna- Launeddas
Missaggio e mastering: Salvatore Papotto
Etichetta: La Stanza nascosta Records
Press: Verbatim Ufficio Stampa
Tracklist
Armonia
Ispera de s’anima
A ballare pizzinnu
S’intrada
Anninnia
A Durusedhu
Amistade
Kara Ele
Ballittu in cunsorza
Abbas pretziadas
Poppoi tamba
Deus ti salvet Maria
BIOGRAFIA
Il gruppo musicale Prendas (in italiano oggetti preziosi, gioielli) viene fondato nel 1987 da Giovanni Marongiu, diplomato al Conservatorio Luigi Canepa, già armonizzatore di canti popolari per voci virili e voci miste a Berchidda, Silanus, Bultei e Anela, armonizzatore del Coro Sant’Alene di Tula, insegnante di vocalità nella scuola civica di Tula e maestro di canto a cappella della parrocchia di San Sebastiano e di Santa Lucia in Berchidda.
L’attuale line-up dei Prendas comprende lo storico fondatore del gruppo, Giovanni Marongiu (compositore e arrangiatore, basso acustico chitarra battente, liuto cantabile e voce), Matteo Sechi (flauto traverso, ottavino, traverso Irlandese, sulittu) e Mirco Doro (chitarre dodici corde barocca, Kiterra Battente mediterranea e voce).
Tra le esperienze più significative di Matteo Sechi la partecipazione come flautista alla colonna sonora del film “I Giganti” (2021) del regista sardo Bonifacio Angius; la collaborazione, nel 2017, con il Conservatorio di Asnières sur Seine di Parigi, con il concerto finale nella Eglise Notre-Dame du Perpétuel Secours e i tre concerti tedeschi con la Dresdner Bläserphilharmonie.
Mirco Doro frequenta il Triennio di Chitarra jazz al Conservatorio di Sassari e suona con diverse formazioni, spaziando dal jazz al rock (con i Fama ha partecipato a Sanremo Rock a Ferrara) fino ad influenze fusion e latin (con il gruppo Krasa).
L’attitudine alla sperimentazione, alimentata anche dall’avvicendarsi nel gruppo di oltre 26 musicisti di diversa estrazione, ha condotto, nel tempo, all’ibridazione con sonorità greche, balcaniche, montenegrine e arabe.
All’utilizzo degli strumenti tradizionali (launeddas, sulittos, benas e pippajolos) i Prendas hanno, nel corso degli anni, affiancato i più recenti violini, viole, flauto traverso, chitarrone, basso acustico e percussioni etniche pesanti.
All’album di debutto,“Prendas” (Tecno Record) fanno seguito, tra i lavori più significativi, “Umbras” (Frorias, 2002) e “Auroras” ( Frorias, 2006), che vedono la partecipazione del jazzista Paolo Fresu, “Sole ruju”(Alfamusic Studio, 2010), “Prendas Sardinia (Live”, Edizioni Musicali Bagutti, 2013) e Hiknusa (Ezio Paloschi, Out Recording Studio, 2016).
Alla produzione discografica i Prendas affiancano una intensa attività live, esibendosi- nel contesto di festival folk, rassegne di musica colta e manifestazioni di carattere socio culturale- in Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio) e al di fuori dei confini nazionali, in Slovenia, Spagna, Svizzera,Francia e Spagna, dove ottengono un particolare riscontro di pubblico e critica.
Giovanni Marongiu e i Prendas, in collaborazione con l’Associazione culturale “Kuncordia” ed il gruppo spagnolo Dulzaineros del Bajo Aragón di Zaragoza, stanno lavorando al progetto “Incontro di Voci e suoni del Mediterraneo”, che ai concerti in Sardegna e in Spagna affianca una mostra di strumenti musicali dell’intero Bacino del Mediterraneo, tra i quali le lire Bizantine, ad arco e pizzico, chitarre battenti a 10 corde, chitarre barocche sarde a 12 corde, aulos, Dulzainas, kurail, Sulittos, Pippajolos e Launeddas, Benas cun corru.









