World Press Photo: il giro del mondo in fotografia

Fino al 29 giugno 2026, Palazzo Esposizioni Roma ospita, come ogni anno, la mostra del World Press Photo, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, ideata da World Press Photo Foundation e organizzata con la collaborazione di 10b Photography.
Dal 1995, il Concorso annuale del World Press Photo celebra gli esempi di fotogiornalismo e narrazione visiva più interessanti, informativi e stimolanti provenienti da tutto il mondo. Questa mostra presenta le migliori foto candidate al Concorso 2026, selezionate tra 57.376 fotografie scattate da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi. Una giuria indipendente ha premiato lavori che raccontano con profondità e complessità alcune delle questioni più urgenti che il mondo affronta oggi: conflitti, abusi di potere, crisi climatica, emancipazione delle donne, uguaglianza sociale.
Chantal Pinzi immortala cavallerizze donne nel Marocco che finalmente hanno avuto accesso alla Tbourida, tradizione equestre del paese.
Kiana Hayeri porta lo sguardo sulle donne keniane che emigrano in Arabia saudita per svolgere lavori domestici, subendo abusi di vario tipo e rischiando l’arrestano se, da non sposate, partoriscono.
Luis Tato ci racconta le proteste degli studenti del Madagascar contro servizi pubblici inefficienti, corruzione e difficoltà economiche.
Diego Ibarra Sanchez mette in luce il mancato diritto all’istruzione a causa di guerre, sfollamenti, scuole distrutte. L’ONU stima che 85 dei 234 milioni di bambini in età scolare coinvolti nei conflitti in tutto il mondo non abbiano alcun accesso all’istruzione.
E ancora, testimonianze da Gaza, dalle province remote afghane, da Los Angeles con gli incendi del 2025, dalle proteste pro Palestina alla Columbia University, dal Messico afflitto dai cambiamenti climatici, dall’Argentina che nel 1996 ha liberalizzato l’uso delle agrotossine, aumentando il rischio di tumori e malformazioni per 14 milioni di persone.
Ma c’è anche molta bellezza da immortalare: quella della comunità africana Juntas che vive nella foresta pluviale della Colombia e tiene in vita riti secolari; la liberazione dai propri aguzzini; il ritorno a una nuova vita per chi ha perso un figlio; un matrimonio che si celebra nonostante tutto.
La Photo of the Year 2026 è Separati dall’ICE di Carol Guzy (ZUMA Press, iWitness per il Miami Herald). L’immagine, scattata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, documenta il momento in cui un uomo viene fermato dagli agenti dell’immigrazione dopo un’udienza, separandolo dalla sua famiglia. La fotografia è stata premiata per la sua capacità di rendere visibile, in modo diretto e umano, l’impatto delle politiche migratorie: non un caso isolato, ma una condizione sistemica che colpisce persone che si presentano alle istituzioni in buona fede.
Non è solo una mostra, è uno sguardo sul presente, vicino e lontano, è spesso un’anticipazione del futuro prossimo. È uno strumento per interrogarci sul ruolo dell’immagine nella costruzione della memoria collettiva e nella comprensione delle tensioni contemporanee. È una domanda, spesso inascoltata, su qual è la Storia che i nostri governi, i politici, noi tutti stiamo scrivendo, vivendola, subendola.
Laura Franchi
Immagine di copertina: “Separati dall’ICE” di Carol Guzy










