L’equazione dell’imprevedibile: quando il caos si fa scena

Anni ’80 e ’90 in un borgo di pescatori dimenticato dal tempo, in un habitat arcaico, stretto tra un lago piatto e una palude minacciosa dove riflessi nel fango si stagliano i misteri delle tre donne Lori, Betti e Iris che intrecciano le loro storie ad un’indagine poetica e surreale sull’impossibilità di calcolare l’imprevedibile, trasformando la tragedia in una profonda metafora dell’esistenza umana.
Il 20 e 21 dicembre 2025, presso il Teatro Kismet di Bari è andata in scena una delle produzioni più originali della stagione “Misurare il salto delle rane di Carrozzeria Orfeo. Lo spettacolo vede protagoniste tre donne Lori, Betti e Iris interpretate dalle talentuose attrici Elsa Bossi, Marina Occhionero, Chiara Stoppa il cui lavoro è stato coadiuvato dai registi Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e si presenta come un’opera dove il rigore scientifico e il delirio onirico si fondono perfettamente. La narrazione non segue un binario lineare, ma procede per balzi, proprio come le rane del titolo, guidando lo spettatore in un labirinto di riflessioni sul tempo e sul caso. Le attrici riescono a passare dalla precisione millimetrica del gesto alla libertà dell’improvvisazione, rendendo palpabile la tensione verso l’ignoto.
Il comparto tecnico è fondamentale per la riuscita dell’atmosfera. I costumi di Elisabetta Zanelli sono curati con attenzione e sembrano tirati fuori da un armadio di fine secolo rivisitati n chiave pop, definendo le identità frammentate dei personaggi. Le musiche di Massimiliano Setti si rivelano essere una partitura elettronica che mescola suoni ambientali a ritmi incalzanti, agiscono come un metronomo emotivo che detta il passo dell’azione scenica.
“Misurare il salto delle rane” è uno spettacolo che non cerca di dare risposte, ma si gode lo spettacolo della domanda. Una messa in scena coraggiosa che conferma la vitalità del teatro contemporaneo capace di parlare al presente con un linguaggio astratto ma profondamente umano. La drammaturgia di Gabriele Di Luca si fa affilata come un bisturi, indagando le nevrosi di chi cerca una logica nel caos. È un teatro che non concede sconti, che sporca le mani e scuote le coscienze, ricordandoci che, anche quando il salto fallisce e si cade nel fango, c’è ancora spazio per una disperata, bellissima dignità.
Lucia Amoruso








