Fastidio Festival: uno spazio dove musica, arte e cultura underground si riuniscono

A Palermo parte l’edizione zero del Fastidio Festival, e l’appuntamento è fissato per il 17 luglio allo Spazio Open dei Cantieri Culturali alla Zisa. Musica, suoni sporchi, idee libere, creatività e sottoculture underground. La line-up è formata da dodici progetti provenienti da Palermo, Catania, Firenze, Pisa e Trieste offrendo un’ampia panoramica del mondo underground italiano.
Come nasce l’idea di Fastidio Festival e perché avete scelto proprio questo nome?
Fastidio Festival nasce dall’incontro tra diverse realtà che da anni operano all’interno della scena musicale indipendente. Nel tempo ci siamo resi conto che esiste una scena estremamente viva, composta da artisti, organizzatori, promoter, spazi culturali e pubblico, che continua a produrre valore culturale nonostante riceva spesso un’attenzione inferiore rispetto alla sua reale vitalità. Il nome “Fastidio” nasce proprio dalla volontà di interrompere una certa inerzia che percepiamo all’interno del panorama musicale contemporaneo. Non volevamo un nome rassicurante. Volevamo qualcosa che suggerisse una presa di posizione. Fastidio è una provocazione, una spallata simbolica a dinamiche che troppo spesso portano a guardare sempre negli stessi luoghi, agli stessi nomi e agli stessi circuiti. È un invito a spostare lo sguardo e a riscoprire una scena che esiste già, ma che raramente viene raccontata con la stessa attenzione che meriterebbe.
Qual era il bisogno che vi ha spinto a creare questo progetto?
Più che creare un nuovo festival, sentivamo il bisogno di creare un punto di incontro per una scena che esiste già. Troppo spesso artisti, organizzatori, collettivi, spazi culturali e pubblico si muovono all’interno dello stesso ecosistema senza avere occasioni sufficienti per riconoscersi come parte di una comunità più ampia. Fastidio Festival nasce dalla convinzione che una scena cresca quando riesce a creare connessioni tra i soggetti che la compongono. L’obiettivo non era aggiungere semplicemente una data al calendario degli eventi, ma costruire un’occasione in cui persone, idee, progetti e sensibilità differenti possano incontrarsi e rafforzarsi reciprocamente.
Perché partire con un’edizione zero invece che con un festival tradizionale?
Perché crediamo che un festival venga costruito dalle persone che lo attraversano tanto quanto da chi lo organizza. Gli artisti, gli organizzatori e il pubblico sono tutti parte dello stesso processo. L’edizione zero nasce proprio da questa idea. Volevamo creare uno spazio di confronto reale e capire quali fossero le esigenze, le aspettative e i desideri di una nuova generazione di pubblico che spesso non trova proposte culturali pensate per coinvolgerla davvero. Allo stesso tempo volevamo provare a riaccendere una partecipazione che in alcuni contesti sembra essersi affievolita, riportando al centro la curiosità, la scoperta e il senso di appartenenza a una scena. Più che presentare un prodotto finito, abbiamo preferito costruire un punto di partenza condiviso.
Quando avete capito che era il momento giusto per trasformare l’idea in realtà?
Probabilmente quando ci siamo resi conto che molte delle condizioni necessarie esistevano già. Esistevano gli artisti, esistevano le realtà organizzative, esistevano gli spazi e soprattutto esistevano le relazioni costruite negli anni tra persone che condividono una visione simile. A un certo punto è diventato naturale provare a mettere insieme queste energie all’interno di un progetto comune. Fastidio Festival nasce proprio da questa convergenza.
Quali sono stati gli ostacoli principali nell’organizzazione di questa prima edizione?
Uno degli ostacoli principali riguarda il modo in cui vengono percepiti e sostenuti determinati progetti culturali. Quando si lavora con produzioni che non appartengono ai circuiti mainstream, spesso diventa più difficile intercettare risorse economiche e partnership, perché l’attenzione tende a concentrarsi prevalentemente sui numeri immediati piuttosto che sul valore culturale generato. Noi crediamo invece che la qualità di una piattaforma culturale non possa essere misurata esclusivamente attraverso metriche quantitative. Esistono progetti che hanno un impatto importante sulle comunità, sugli artisti e sui territori pur non muovendo grandi numeri. Costruire un festival come Fastidio significa anche confrontarsi con questa realtà e provare a dimostrare che investire nella cultura indipendente può avere un valore che va ben oltre il semplice ritorno statistico.
Qual è l’obiettivo che vi siete posti per il futuro del festival?
L’obiettivo principale è consolidare uno spazio capace di rafforzare la scena e le relazioni che la attraversano. Ci interessa costruire continuità, creare nuove connessioni e offrire opportunità concrete a chi ogni giorno contribuisce a mantenere viva la cultura indipendente. Non misureremo il successo del festival soltanto in termini di crescita numerica. Ci interesserà capire quante collaborazioni nasceranno, quanti rapporti si consolideranno e quanto riusciremo a contribuire allo sviluppo di una scena che crediamo abbia ancora enormi potenzialità da esprimere.
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