“Acque dolci” di Andrée A. Michaud

L’atmosfera iniziale di “Acque dolci” (La Nuova Frontiera, 2026, Collana La Frontiera Selvaggia, pp. 256, euro 19.00, traduzione di Camilla Diez), il thriller psicologico di Andrée A. Michaud, è rassicurante e vede il quadro di una famiglia felice e spensierata in vacanza. Una vacanza serena al lago, immersa nei colori accoglienti della natura e in una quiete sospesa. Ma, a volte, basta veramente poco per rovinare tutto, ed è proprio questo ciò che accadrà prima, a seguito di un rimprovero e poi a seguito di atteggiamenti poco consoni nei confronti di una bambina. Da questi episodi pian piano inizia lo sgretolamento di una famiglia, quella di Max, Laurence e della loro piccola Charlie. Episodi che Max non saprà perdonare e che lo porteranno a fare scelte che condurranno tutti e tre al buio, soli e in pericolo: i colori tiepidi del lago si trasformeranno immediatamente in una notte nera, spezzata dalla pioggia e dal colore del sangue, che non sarà solo il loro.
Cosa si innesca in noi, quando la rabbia ci acceca e non distinguiamo più i pericoli, tanto da mettere a repentaglio non solo le nostre vite ma anche quelle dei nostri cari? A volte basta riuscire a mantenere la lucidità, semplicemente per non rischiare di sbagliare strada, di notte, così come succede a Max. Infatti, quando tutto crolla, la stabilità emotiva lascia spazio alla rabbia, alla paura e a un senso di smarrimento che si riflette in una serie di reazioni a catena e di eventi terribili e pericolosi, che porteranno presto a una distruzione permanente. La sfortuna poi è quando le nostre sciagure si mescolano a quelle degli altri. Ed ecco qui la grande abilità della scrittrice nell’intrecciare trame e creare coincidenze che incideranno in modo prorompente all’evolversi della storia, che a un certo punto sembra virare finalmente verso un lieto fine. Infatti, ritroviamo i personaggi dopo quattro anni dal tragico evento narrato. Di nuovo tutto sembra aver raggiunto una serenità stabile, finché non ritorneranno a bussare i fantasmi del passato. Fantasmi che offuscheranno la vista e faranno sì che si perda nuovamente il lume della ragione.
Andrée A. Michaud intreccia magistralmente più destini che, man mano, condurranno verso la centralità della storia. I personaggi si incontrano e si allontanano per poi ritrovarsi diversi, quasi irriconoscibili da chi erano prima di compiere determinate azioni. La narrazione è incalzante e trascina il lettore in un vortice di tensione, dove non esiste più un posto sicuro, perché sotto la superficie della normalità di ogni personaggio si nascondono crepe profonde che faranno perdere la lucidità, incalzando quella follia che offusca la vista e fa precipitare tutto nella tragedia.
Marianna Zito








