“Danscirque” della compagnia blucinque: cosa significa oggi essere sé stessi?

Sabato 12 e domenica 13 settembre, nell’ambito del Festival PerformAzioni a Bologna, organizzato dalla compagnia Instabili Vaganti con la direzione artistica di Anna Dora Dorno, è andato in scena presso lo spazio Ateliersi, lo spettacolo “Danscirque” della compagnia blucinQue, con la regia di Caterina Mochi Sismondi.
Narrazione, corpo, acrobatica, musica, elementi che negli spettacoli di questa compagnia si amalgamano armoniosamente a formare una partitura che avvolge e affascina. “Danscirque” si apre con il canto: le note di “Maybe this time”, dal musical Cabaret danno il benvenuto attraverso la voce e l’interpretazione di Bea Zanin; del brano rimangono particolarmente impressi i versi del ritornello: “everybody loves a winner, so nobody loved me, Lady Peaceful, Lady Happy that’s what I long to be” (“tutti amano un vincitore, quindi nessuno mi ha amato, la signora Pace, la signora Felicità è ciò che desidero essere”). Al termine dell’esibizione è una voce maschile a rompere il momento di silenzio: Ivan Ieri, seduto a un tavolino in un angolo della scena, si presenta come speaker di Radio Danscirque e fornisce i titoli di testa e l’introduzione ai numeri a cui il pubblico sta per assistere. Parla di tre movimenti, legati da una domanda comune, preparata già dalla canzone appena ascoltata:
“Cosa significa oggi essere sé stessi?”
E mentre lo strascico di questa domanda impregna l’atmosfera, entra in scena Jonathan Lemos con il suo “Why Solo”, presentato come un numero da clown, tratto dallo spettacolo “Heroes” e incentrato sul concetto di maschera, quella che tutti prima o poi indossiamo. È poi la volta di “Coppelia”, con Elisa Mutto e Michelangelo Merlanti: eleganza e flessuosità contraddistingue questa coreografia, in cui Elisa Mutto è vestita di bianco e tiene in mano una parrucca bionda, con cui a tratti si fonde, in una sua versione di Marilyn Monroe. Leggiadra, ma anche decisa a scardinare l’idea della donna bambola / oggetto. A concludere, “Solo Due” con le note di Bea Zanin al violoncello e Alexandre Duarte a riempire la scena, in una graduale e potente trasformazione, da una femminilità spiccata a una virilità prepotente: un unico corpo porta in sé molteplici sfaccettature. Interpreti magnifici, da cui non si riesce a staccare gli occhi: ogni loro sguardo, movimento, figura parla al pubblico di identità, di ricerca, tentando di dare una propria personale risposta alla domanda iniziale. Alla fine non esiste una risposta uguale per tutti e l’essere sé stessi è un concetto in continuo divenire.
“Danscirque” rappresenta una parte di questo processo di evoluzione e le parole dello speaker fanno da guida al pubblico, che si trova davanti molteplici strade, tutte diverse, e tutte bellissime. “Danscirque” è uno stimolo a cercare la propria, di strada, e rappresenta pienamente il concept di PerformAzioni, la bellezza nella diversità: Beauty in Diversity.
Roberta Usardi








