Festival PerformAzioni 2026: “Made in Ilva 7.1” degli Instabili Vaganti in una potente nuova versione site-specific

“Beauty in diversity”, questo è il concept della quindicesima edizione del Festival PerformAzioni, la cui seconda parte si è conclusa domenica 13 settembre a Bologna.
La bellezza sta davvero nella diversità in senso globale: come indicato nel concept del festival, non riguarda solo nazionalità e culture diverse, ma anche stili e corpi, e molto altro, e in questa edizione tale bellezza è emersa in modo preponderante.
Gli Instabili Vaganti, ovvero Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola, che ogni anno organizzano il festival, hanno festeggiato “20+1+1” anni di attività, culminati con la costruzione dello spazio eco-digitale The Globe Performing Space, finalista ai New European Bauhaus Prizes 2026.
Nei giorni in cui sono stata ospite a PerformAzioni mi sono immersa in questa splendida diversità, e non poteva mancare, all’interno del programma, una prima nazionale site-specific di uno spettacolo conosciutissimo e pluripremiato, uno dei lavori più emblematici degli Instabili Vaganti. Lo scorso 11 settembre, all’interno della suggestiva cornice dell’oratorio San Filippo Neri, “Made in Ilva 7.1” indossa una nuova veste, con spazializzazione sonora 7.1 e video mapping.
Nel 2023 avevo visto “Made in Ilva” a Milano (qui la recensione), ma come ben si sa, uno stesso spettacolo a ogni replica non è mai uguale, ogni volta cambia il modo con cui lo si fa o lo si guarda. E questa volta non fa eccezione.
Un inizio armonioso, soave, con immagini di una realtà apparentemente felice, di una cittadina che produce nuvole colorate e abitata da tanti bravi lavoratori. Ma ben presto si scopre che la maschera di giovialità nasconde ben altro: ritmi incessanti di lavoro, che non perdonano e non lasciano scampo, perché “la produzione non si può fermare”. E questo loop interminabile logora la mente, che di notte si fa irrequieta e non trova pace, anzi, chiede spudoratamente “ma davvero voi siete felici?”. E così ogni giorno che passa, scandito dal suono della sveglia alle sei.
“Io sono l’inizio di tutti i giorni.”
La sfida non è forse la resistenza a un lavoro che non permette soste, ma quella di rimanere umani, di sentirsi tali, laddove la produzione e il lavoro sembra trasformare le persone in automi, brutalizzandole mentre perdono la loro identità.
“Chi spera guarda in cielo, chi non spera guarda per terra.”
“Made in Ilva 7.1” con la sua nuova veste sonora colpisce a fondo: la regia di Anna Dora Dorno conduce lo spettatore nella realtà oltre l’apparenza, che con canto e narrazione compie la sua missione. Le musiche di Riccardo Nanni accompagnano la storia scandendo bene i ritmi, dalla soavità iniziale fino ad arrivare a un beat impazzito. La fisicità e l’interpretazione di Nicola Pianzola catturano l’attenzione dal primo istante fino alla fine.
“Made in Ilva 7.1” è uno spettacolo forte e necessario, che scava dietro le apparenze senza temere il buio torbido della cruda realtà, perché essa va divulgata, per non dimenticare che esseri umani lo siamo sempre, che la morte sul lavoro non è una banalità, che la produzione non può avere la meglio sulla vita.
“Made in Ilva 7.1” è uno spettacolo da vedere, un manifesto che veste l’uomo con i suoi colori più scuri, ma non per questo condannato a indossarli per sempre.
Roberta Usardi








