“Via Ignis”, il cammino di fuoco per liberarsi dalle identificazioni – Intervista a Emidio De Berardinis

Oggi, 5 dicembre, esce il primo disco solista di Emidio De Berardinis, “Via Ignis”, un lavoro pieno di colori, con una sonorità luminosa e allo stesso tempo introspettiva; la voce è accompagnata solamente da pianoforte e archi, con testi profondi e densi di significato. Un disco davvero speciale, a nostro parere, e ne abbiamo voluto parlare direttamente con l’Artista in questione, per poter entrare ancora più in sintonia con la sua musica e con la sua arte in generale.
Ciao Emidio, è un grande piacere poterti fare qualche domanda a pochi giorni dall’uscita di “Via Ignis”. Innanzitutto, perché questo titolo e qual è stato il processo creativo legato a questo disco?
Grazie di cuore per questa opportunità! Sono molto felice di rispondere alle tue domande … “Via Ignis” rappresenta il cammino di fuoco che la coscienza umana deve compiere per liberarsi dalle identificazioni e dai programmi appresi nel corso dell’esistenza. È la narrazione in versi e musica della mia trasformazione interiore che confido di riuscire a trasferire al pubblico attraverso il potere del fuoco alchemico trasmutativo che mi ha forgiato, ispirando tutte le mie creazioni artistiche.
Per questo disco hai scelto l’elemento del fuoco, in forma di cammino. Che tipo di cammino è ed è stato per te?
Bruciante, illuminante, liberatorio … a tratti angosciante, ma assolutamente straordinario nella sua unicità! In realtà, non ho scelto l’elemento fuoco, ma lui ha scelto me: attrito dopo attrito ho vissuto una spogliazione ritmata, lenta e inesorabile che mi ha forgiato e trasformato con incredibile efficacia. Se oggi mi fermo ad osservare il mio passato e le mie vecchie identità fatico a credere di essere la stessa persona: con questo cammino interiore ho finalmente scoperto la vera natura dell’essere umano di cui mi sento, finalmente, degno rappresentante!
Via Ignis arriva dopo l’esperienza con gli Hoka Hey e si tratta del “frutto di un cammino interiore profondo, innescato dall’archetipo dell’Appeso”. Un riferimento ai tarocchi, e alla simbologia di cui “Via Ignis” è pregna. A quale carta o simbolo esoterico lo abbineresti adesso che è terminato?
“Via Ignis” è stata ispirata soprattutto dall’Agni Yoga e dall’alchimia delle origini: due correnti esoteriche che si intrecciano splendidamente nei delicati processi interiori che permettono alla coscienza umana di ripristinare il contatto con la dimensione spirituale e la Verità oltre il velo delle apparenti forme. Se dovessi associarla ad un altro arcano maggiore, forse l’abbinerei al XXI archetipo “Le monde” perché rappresenta simbolicamente la prima timida, delicata ma vibrante espressione della mia Anima che, seppur intrappolata ancora da vecchi automatismi (credo che il cammino non finisca mai!) ha comunque iniziato a far sentire la sua Voce.
Secondo te, come si può attingere al “vero ascolto” che è il fine di questo tuo disco?
In un’epoca dominata dal fare e dal dire delle singole individualità, costantemente indaffarate e in lotta per dimostrare il proprio valore al mondo, sembra assurdo se non addirittura impossibile, auspicare ad un possibile vero ascolto. Questa meravigliosa arte sacra, purtroppo dimenticata dai più, implica l’accoglienza e il contenimento di una grande forza interiore in grado di “rimanere in apertura senza filtri” ricevendo suoni e parole non da associare mentalmente a programmi noti, ma da lasciar decantare nel profondo, bypassando abilmente il passato. Non è per niente facile perché ormai siamo tutti abituati a “interpretare” piuttosto che ascoltare, ma i brani di questo album non sono di facile interpretazione, quindi, si prestano bene ad essere recepiti in termini vibrazionali più che a livello intellettuale. Per imparare ad ascoltare occorrerebbe, prima di tutto, riuscire a riconoscere umilmente che non si è più in grado di farlo, ma anche questa consapevolezza nasce solo in chi è pronto. Vediamo se “Via Ignis” riesce a scardinare qualche struttura stimolando nel pubblico l’ascolto vero … è una grandissima sfida quella che l’opera mette in campo!
I brani di Via Ignis sono 12: come le dodici fatiche di Ercole?
Sì, per certi versi è proprio così! “Via Ignis” descrive un viaggio iniziatico compiuto a tutto tondo e senza sconti, che ha permesso alla mia coscienza di liberarsi dall’illusione su cui è fondata l’esistenza umana, oggi, in questo piano di realtà. Velo dopo velo, programma dopo programma, ferita dopo ferita … sono riuscito a far cadere qualche maschera per avvicinarmi un po’ di più alla Verità dell’Essere che, seppur presente, avevo completamente snaturato … come tutti, del resto! Ma per intraprendere questo viaggio, occorre veramente una grande dose di coraggio e abnegazione di sé (che si traduce nella capacità di mettersi in discussione) … e non è per niente facile rinunciare al comodo ruolo della vittima per incarnare, a volontà, quello dell’eroe! E ora posso testimoniare personalmente che si tratta di una scelta che merita sempre di essere compiuta perché libera e rende la vita un’esperienza incredibilmente straordinaria!
Hai disegnato la copertina di Via Ignis: è magnifica, con colori accesi e abbaglianti; come l’hai creata?
Desideravo offrire ai brani di “Via Ignis” il giusto “abito” con cui presentarsi al pubblico, quindi, ho voluto curare con meticolosa cura e attenzione ogni dettaglio: la copertina, il testo del booklet che accompagna il cd, le rappresentazioni pittoriche di ogni canzone e i relativi glifi energetici. Credo che la creazione sia opera esclusiva del Fuoco che mi ha abitato in questi anni e che per sua natura illumina, colora, scalda e si esprime con forme sempre nuove. Come l’ho creata? Nel silenzio e nell’ascolto adamantino che ormai mi contraddistingue: lo spazio-tempo dove trovo sempre ispirazioni di straordinaria Bellezza. In un’epoca di simulacri artificiali ho sentito la necessità di rendere l’Arte un veicolo artigianale a tutto tondo permettendo così al pubblico di beneficiare delle vibrazioni creative che stimolano il contatto con la propria Verità interiore. E a proposito di Arcani Maggiori, qualcuno mi ha già detto che vede nella copertina qualcosa di “indefinibile” a parole che rimanda alla Lama XX, il Giudizio, o come preferisco chiamarla io “Il Risveglio” confermando l’efficacia delle risonanze!
Il singolo che anticipa il disco è “Gli occhi di mio padre”, un brano molto delicato e intenso: come mai hai scelto proprio questa canzone come primo singolo?
Ho scelto questo brano per stimolare l’interesse del pubblico su un tema che l’intera umanità condivide, nel bene come nel male, e su differenti piani di realtà: la figura del “padre” può essere associata a molti archetipi interessanti che coinvolgono sia la dimensione terrena che quella spirituale, quindi, chiunque può sentire il richiamo di quell’energia. Inoltre, la melodia di questa canzone credo sia fortemente “toccante” e raggiunge facilmente il cuore di chi ascolta, attivando delicati processi di consapevolizzazione, più che mai urgenti per l’uomo moderno, perso negli automatismi e nella vita frenetica che lo sfinisce, tenendolo fuori e lontano da Sé!
Hai in mente di portare “Via Ignis” dal vivo? Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Chissà! Resto aperto e in ascolto di ciò che sento importante fare, step by step, senza mentalizzare eccessivamente i programmi musicali, professionali, familiari ecc. Amo lasciarmi sorprendere dalla vita che crea ogni giorno occasioni perfette per mettermi all’opera su ciò va fatto, quindi, preferisco non eccedere con la programmazione. Se ci sarà la possibilità di farlo, mi piacerebbe realizzare qualche concerto nei piccoli teatri, e nuove creazioni artistiche attendono già di essere portate a termine e offerte al pubblico. Per ora mantengo lo sguardo su “Via Ignis” che ha mosso solo i suoi primi passi nel mondo e necessita ancora del mio sostegno e della mia presenza costante.








