“Veni, a goodbye”: il canto antico avvolge il Teatro degli Angeli di Milano

Musica polifonica e teatro, insieme, in una forma intima e profonda. La musica è il suono della voce e poche note strumentali, il teatro è la presenza, lo sguardo rivolto verso un punto indefinito.
“Veni, a goodbye”, in scena al Teatro degli Angeli di Milano dal 5 all’8 febbraio, è esattamente questo: attori / cantanti che creano un percorso emozionale attraverso canti antichi in lingua latina.
Dapprima un grande silenzio, spesso, forte, carico di energia, e da esso tutti i performer, gradualmente, si mettono in fila alla ribalta, prima abbassando la testa e poi guardando avanti. Rimangono perfettamente immobili, e il loro canto inizia spontaneo, senza guardarsi l’un l’altro, ma semplicemente sentendosi. E il risultato conquista. La staticità è solo apparente, perché le voci creano un flusso dinamico molto sinuoso, esaltato dalla proiezione sul retro di una trama scritta e disegnata in tempo reale con un iPad da Maddalena Borghesi. Così si muove e si sviluppa l’idea, tra visione e ascolto.
“Vieni, anima,
Rispondi.”
Il collettivo ALOT, questo il nome della compagnia, si è creato nel 2022 e ha debuttato con “Veni, a goodbye” dopo aver girato due anni, dal 2022 al 2024, tra Sardegna, Corsica e Sicilia alla ricerca di canti tramandati oralmente. L’idea, la drammaturgia musicale e la cura dei cori è il risultato del l’ottimo lavoro di Nicola Fadda: il suono globale è corposo e arriva diretto, ben amalgamato. In scena, per le repliche milanesi, i performer, di solito dodici, sono stati undici: Sebastiano Amidani, Cecilia Braga, Rachele Bonini, Maddalena Borghesi, Margherita Caviezel, Diego Finazzi, Luca Rella, Matilda Morosini, Giorgia Paolillo, Cecilia Uberti Foppa, Giulia Villa. I costumi di Ludovica Tagariello, neri, ma tutti diversi, hanno esaltato l’unità del gruppo nella diversità dei singoli componenti.
Gli spettatori sono diventati testimoni di un rito, di una preghiera che avvolge completamente, che chiede una risposta alle proprie invocazioni.
“Veni, a goodbye”, ha esordito lo scorso settembre in prima assoluta nel 78° Ciclo Classici – Vicenza sotto la direzione artistica di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, e promette un percorso sonoro e teatrale radioso.
Non sono tante le occasioni in cui si possono gustare spettacoli di questo tipo ma, quando succede, è bene approfittarne per esserci, per partecipare e venire a conoscere delle sfumature antiche della cultura del nostro Paese e lasciarsi avvolgere da un suono puro e semplice, senza bisogno di altro per arrivare al cuore.
Roberta Usardi







