“Tutta casa, letto e chiesa” al Teatro Out Off di Milano: la tempra della donna in tutta la sua potenza

Era il 1977, in pieno periodo femminista, quando venne pubblicato il testo di “Tutta casa, letto e chiesa”, spettacolo teatrale scritto da Dario Fo e Franca Rame, che comprende tre monologhi in cui la protagonista è una donna alle prese con gli ostacoli che il maschilismo e la società le mette davanti.
Il Teatro Out Off di Milano ripropone questo spettacolo come finale di stagione, fino al 31 maggio, con protagonista la strepitosa Monica Bonomi, e la regia di Lorenzo Loris. Tre donne diverse che hanno in sé una grandissima forza, e che nonostante le difficoltà, prendono coscienza di se stesse e del proprio valore, che, giustamente, desiderano sia riconosciuto.
Ascoltando un’intervista a Franca Rame, si apprende che il testo è stato scritto dopo un periodo di sciopero dalle faccende domestiche dell’artista, che non riusciva più a stare dietro a famiglia, gestione della compagnia e lavoro attoriale. Così ha deciso di ribellarsi e di indire uno sciopero casalingo. “Tutta casa, letto e chiesa” rappresenta ciò che il femminile ha combattuto e ancora combatte: la donna va rispettata, non sfruttata, rinchiusa, monopolizzata a proprio piacimento. Attraverso la risata, e non solo, il messaggio arriva in tutta la sua potenza.
Nel primo monologo, “Una donna sola”, Monica Bonomi indossa una vestaglia leopardata, è una casalinga dedita alle faccende domestiche, rigorosamente mentre ascolta musica a tutto volume. D’un tratto, vede affacciarsi alla finestra una nuova vicina e inizia a parlarle, diventando la sua valvola di sfogo in una vita di falsa felicità, in cui è prigioniera delle quattro mura, dopo che il marito l’ha scoperta a letto con un altro. La donna, pur non amando la sua condizione di clausura, non vuole rivolgersi alla polizia, né accoglie l’opportunità di seguire l’amante che tanto la desidera. In più, si trova anche a dover badare a un cognato palpeggiatore e un figlio piccolo. Circondata da uomini, non ne sceglie nessuno, perché nessuno le dà ciò che vuole davvero: essere rispettata, ascoltata, amata davvero.
Nel secondo monologo, la donna protagonista è impegnata in uno scambio intimo senza trasporto. Quando scopre che aspetta un bambino, prima vuole abortire, ma poi ci ripensa. Darà alla luce una figlia, che sarà assistita nella vita da una bambola parlante, il suo alter ego, giungendo alla conclusione che, “alla fine abbiamo la stessa storia da raccontare.” Sentirsi donna non significa essere dominate dall’uomo, non significa sottomettersi o abbassare la testa, eppure, è difficile uscire da questi cliché.
Nell’ultimo monologo, “Medea”, l’atmosfera diventa più struggente e tesa: nella piazza di Corinto, Medea è la donna che viene ripudiata dall’uomo che ama, Giasone, e che, adirata, decide di compiere un gesto estremo, come presa di coscienza verso una società che punta alla donna come strumento da sfruttare a proprio comodo.
La regia di Lorenzo Loris esalta pienamente i tre monologhi e la grande bravura della Bonomi, abilissima a cambiare registri velocemente e precisamente; il suo sguardo e il suo sorriso sono come una presa dalla quale non ci si può staccare se non è lei a deciderlo. Il pubblico si diverte, e si sente, viene catturato nei primi due monologhi per poi passare a un ascolto assorto e profondo quando, con “Medea”, la lingua e il tono cambiano forma.
“Tutta casa, letto e chiesa” è uno spettacolo da vedere, che a 49 anni di distanza dalla sua nascita, è un punto saldo non solo a livello teatrale, ma anche a livello culturale.
Roberta Usardi








