Trasformazione personale e artistica convergono in “Cenere”, il nuovo singolo di deric.

Lo scorso 13 marzo è uscito “Cenere”, il nuovo singolo del cantante siciliano deric., all’anagrafe Federico Bonanno, che anticipa un disco che vedrà la luce nei prossimi mesi. “Cenere” apre anche una nuova fase creativa per l’artista e gli abbiamo fatto qualche domanda per saperne di più.
“Cenere” apre un nuovo capitolo del tuo percorso artistico. In che modo questo brano rappresenta l’inizio di una nuova fase per deric.?
In un certo senso “Cenere” rappresenta davvero l’inizio di una nuova fase del mio progetto artistico, a seguito di un momento di trasformazione personale e artistica. “Cenere” rappresenta anche questo: ciò che resta dopo che qualcosa è andato bruciato, ma anche un momento da cui può nascere qualcosa di nuovo.
Nel pezzo si percepisce un forte contrasto tra momenti più controllati e improvvise esplosioni sonore. Come hai lavorato sugli arrangiamenti per tradurre musicalmente l’idea di assenza e instabilità?
Lavoro agli arrangiamenti dei miei brani sempre allo stesso modo. Con il mio background da musicista elettronico mi viene molto spontaneo fare tutto su un software tipo Live. La cosa più importante, comunque, è essere totalmente immersi nel flusso e senza distrazioni, per cogliere ciò che la stessa musica ci sta dicendo. Il brano apre con un bicordo di chitarra con delay, e questo da questa sensazione di sospensione. L’instabilità invece arriva al termine della prima strofa, quando un veloce climax porta all’esplosione del ritornello con l’ overdrive di chitarra.
Il tuo sound si muove tra alternative rock, suggestioni post-punk e una certa ricerca timbrica. Quali ascolti o riferimenti hanno influenzato la scrittura di “Cenere”?
Non è facile definire i miei ascolti. Ti posso parlare per mezz’ora dei Carmina Burana come dell’ultimo disco di Amon Tobin. Ho gusti un po’ difficili, e me li tengo. Quando scrivo non mi lascio influenzare da altra musica, anche se è chiaro che questa fluisce e scorre attraverso l’artista, riversandosi filtrata nella sua opera. Quando ascolto “Cenere” penso ai The Murder Capital oppure ai Verdena.
Nel brano compare anche una seconda chitarra che introduce un’atmosfera più obliqua e notturna. Quanto è importante per te lavorare sugli spazi sonori e sulle stratificazioni degli strumenti?
Direi che è fondamentale, la musica è tempo, ma anche spazio. Anzi la musica crea degli spazi interiori ed esteriori, è una forma di progettazione dello spazio direbbe Brian Eno. Il basso è la colonna portante che pone le basi dell’armonia, la chitarra ritmica chiarisce la qualità e l’identità del pezzo, tutto quello che viene dopo contribuisce a raggiungere il sound finale che desidero.
“Cenere” anticipa il tuo primo album. Che tipo di universo emotivo e musicale troveremo nel disco in arrivo?
Nei brani dell’album si parla di relazioni, di persone, presenze inquiete e placide assenze, di percorsi di vita. Musicalmente è abbastanza vario, ma coerente. Ci sono due brani per chitarra ed elettronica in apertura e chiusura del disco, “Canzone perduta” che è la mia ballad, e qualche altra sorpresa. Rispetto a “Cenere” i cambiamenti non mancano, ma non voglio spoilerare troppo, non mancherà occasione di parlarne.
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